Lo scout di tecnologie? Uno scienziato con buone competenze di business

scout di tecnologie
Pubblicato il: 26 Marzo 2018|

Il professionista che si occupa di brevetti è chiamato più di frequente anche a fare scouting di prodotti che possono arricchire l’offerta di un’azienda pharma. Ma quando una compagnia deve andare in cerca di molecole e di tecnologie in grado di consolidare le proprie aree terapeutiche di punta, di solito preferisce rivolgersi a uno specialista. La pensano così anche in Zambon, dove a setacciare le innovazioni presenti sul mercato c’è una figura ad hoc (a breve saranno due).

Melloni (Zambon): “Capiscono di brevetti ma per approfondire si appoggiano agli esperti di proprietà intellettuale”

“La persona che fa scouting tecnologico all’esterno, deve sì essere in grado di capire se c’è una copertura brevettuale sufficiente dell’opportunità che ci viene presentata, ma poi, per approfondire le questioni di proprietà intellettuale si appoggia all’esperto di brevetti interno all’azienda”, spiega Elsa Melloni, head of pipeline development and preclinical science di Zambon.

“Gli scout di tecnologie operano attraverso ricerche online e partecipazioni a eventi”

Melloni è la manager che, all’interno della funzione Open R&D della compagnia italiana, ha la responsabilità, tra le altre, di implementare la pipeline coordinando la ricerca di progetti di innovazione early stage, cioè in fase iniziale, sviluppati da università, centri di ricerca e altre imprese. Gli scout tecnologici sono quindi a suo diretto riporto. “Il lavoro di scouting, in un’ottica di open innovation, viene svolto sia attraverso ricerche online, sia partecipando a eventi in cui le varie realtà innovative presentano le proprie iniziative”, dice Melloni. “Ma spesso sono gli innovatori stessi che ci cercano. Veniamo contattati su Linkedin da piccole aziende che ci vogliono sottoporre proprie tecnologie e prodotti da sviluppare”.

Le competenze di un “cacciatore di invenzioni”

Il profilo del perfetto “cacciatore di invenzioni” include una competenza scientifica molto forte. “È necessaria per capire se ciò che viene presentato ha un valore scientifico robusto e se i risultati che ci propongono sono solidi e credibili”. Ma l’expertise di laboratorio non basta. In più, sono necessarie skill in ambito di business. “Non si tratta più di portare avanti molecole fino alla clinica lasciando le questioni di business ad altre funzioni aziendali. Nelle fasi iniziali, tocca a chi fa scouting fare una prima valutazione sui medical need che le tecnologie proposte andrebbero a soddisfare, sui tempi e i costi di sviluppo connessi a queste opportunità, sulle potenzialità di mercato. L’obiettivo è fare un primo screening. E fornire un ‘semilavorato’ ai colleghi del business development e del marketing, che poi approfondiranno nel dettaglio tutti gli aspetti di loro competenza”.

Il ruolo dello scout di tecnologie nel contesto dell’open innovation

Lo scouting di molecole e di tecnologie innovative diventa tanto più strategico quanto più il mondo del pharma si rivolge all’esterno per trovare soluzioni. “Le interazioni con ciò che si muove al di fuori dell’azienda sono sempre di più”, conclude Melloni. “Il dialogo non è più solo tra ricercatori. Chi va a caccia di nuovi prodotti parla con ceo e business development di altre aziende, reparti di trasferimento tecnologico di università e altri soggetti che possono portare, dall’esterno, valore per l’azienda”.

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Tag: brevetti / innovazione digitale / lavoro / Nuove professioni healthcare / Zambon /

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