Sanità integrativa, serve una visione a lungo termine per avvicinare pubblico e privato

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Pubblicato il: 12 Ottobre 2016|

“Se non sappiamo che sistema sanitario vogliamo nel nostro Paese tra dieci anni, faremo fatica a crearne uno nuovo”. Lo ha detto oggi Mario Del Vecchio di SDA Bocconi, School of Management, in occasione della presentazione a Milano di una ricerca condotta dall’Osservatorio Consumi Privati in Sanità (OCPS) sull’innovazione nell’assicurazione salute. “I servizi pubblici – ha continuato del Vecchio – si concentrano sulle aree a maggiore costo/efficacia. Ma si aprono le aree delle prestazioni e servizi potenzialmente utili, dove il Ssn non arriva. È una tendenza strutturale. Nei servizi come il nostro in teoria il Ssn offre tutto, ciò che non è offerto per definizione è meno importante. Questo impedisce la graduazione tra i sistemi di responsabilità collettiva e quelli di responsabilità individuale”. Si chiede una politica lungimirante che prepari il terreno per un sistema di assicurazione integrativa, oggi prerogativa di alcune categorie di professionisti come giornalisti o dirigenti aziendali. In Francia, secondo la ricerca dell’OCPS, il cosiddetto secondo pilastro è più istituzionalizzato rispetto all’Italia. Tra i primi attori del mondo della sanità integrativa ci sono i fondi aziendali a livello di singola impresa, i fondi di alcuni comparti della pubblica amministrazione, quelli gestiti da enti previdenziali privati e quelli sanitari territoriali. Si uniscono poi le compagnie assicurative che vendono sia polizze individuali sia polizze collettive. Gli Italiani prediligono i fondi sanitari integrativi assicurati con polizze collettive 42%, il 43% i fondi sanitari integrativi autoassicurati, il 20% polizze individuali o collettiva ad adesione individuale e il 4% le società di mutuo soccorso.

L’ombrello della sanità pubblica non sembra bastare più per coprire le esigenze di tutti e non è un segreto che l’Ssn sia in affanno e che la prospettiva di una “seconda gamba” di sostegno, come l’ha definita Marco Vecchietti Consigliere delegato Rbm, non sia un’utopia. I numeri parlano chiaro: 34 miliardi la spesa privata registrata nel 2015 contro i 32 del 2014 e i 30 del 2013 e sono ben undici i milioni di italiani che hanno rinunciato alle prestazioni sanitarie pubbliche per motivi di budget. Per alcuni (18%) la sanità privata rimane l’unica soluzione per far fronte a un aumento sempre maggiore del costo del ticket, l’acquisto di prestazioni a tariffa intera e liste d’attesa sempre più lunghe.

La creazione di un sistema ibrido, in sede di convegno, è risultata essere la soluzione migliore per dare fiato al sistema. Ci sono i pro e i contro. Sempre secondo Del Vecchio innanzi tutto ci sarebbe un più facile accesso alle cure da parte dei pazienti e un dimezzamento delle liste d’attesa e una minore spesa per il Ssn. Tra gli svantaggi c’è il rischio di una delegittimazione del pubblico agli occhi del cittadino in favore del privato. La tendenza principale è quella di includere quante più persone possibile e offrire servizi personalizzati attraverso visite in centri convenzionati o strumentazioni digitali capaci di aiutare nella diagnosi o nel monitoraggio dei propri valori sanitari.

“Non abbiamo trovato una linea di tendenza così netta ed evidente – ha dichiarato Valeria Rappini, coautrice della ricerca – però abbiamo trovato, analogamente ad altri casi, un’attenzione nel cercare di far diventare la copertura assicurativa qualcosa di più popolare. Non solo più prodotto di nicchia ed elitario”.

 

Tag: assicurazioni / Rbm / sanità integrativa / ssn /

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