L’automazione del farmaco ai tempi del Pnrr

Pubblicato il: 17 Giugno 2022|

La Missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) rende disponibili fondi anche per la digitalizzazione e l’automazione della filiera del farmaco. In primis, sono coinvolti ospedali e istituti di eccellenza, come l’Istituto Fondazione Ircss Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Spiega Vito Ladisa, Direttore della Struttura complessa Farmacia: “Da molto tempo cerco di ottenere un’automazione negli ospedali in cui lavoro. Il problema è sempre stata l’assenza di fondi ed era impossibile andare avanti. Se ne parla da anni ma poche realtà hanno realizzato qualcosa di concreto. L’automazione è trainante, porta vantaggi in diverse macro-aree: economia, gestione del farmaco, funzioni di stoccaggio e delivery”.

L’aspetto economico e di crescita culturale

“Sull’aspetto puramente economico, si tratta di ottenere un miglior utilizzo della risorsa umana, in termini di tempo e qualificazione. Con l’attività automatizzata, rispetto alla manuale, si possono recuperare ore di lavoro nel full-time. Quelle recuperate possono essere destinate a formare e migliorare la qualità delle persone, coltivare professionisti in farmacia con un bagaglio culturale sempre più importante e idoneo all’organizzazione ospedaliera”.

Migliore gestione del farmaco

Con l’automazione, spiega ancora il dirigente dell’Int di Milano “si va a ridurre l’attività sui processi ‘umanizzati’, con i conseguenti rischi di bias ed errore. In verità, non escludiamo completamente tale rischio ma lo abbattiamo notevolmente. Inoltre, riduciamo le scorte perché il processo di rotazione è implementato e più mirato se ben costruito. Ad esempio, l’indice di rotazione tradizionale comporta circa 16 passaggi nel cambio, mentre con un processo automatizzato si riducono tra i 4 e 12. Migliora la gestione della rotazione delle scorte e, sicuramente, raggiungendo una media accettabile, si va a migliorare i processi di stoccaggio, si abbassa il valore del magazzino con una ricaduta positiva anche sull’aspetto finanziario”.

Tracciabilità, stoccaggio e delivery

L’ultimo aspetto riguarda la ricezione, lo stoccaggio e ristoccaggio, il delivery nelle unità operative per la somministrazione al paziente. “Tutte queste funzioni devono essere monitorate attraverso passaggi informatici, oltre che dall’uomo. Ciò può comportare la riduzione del rischio di errore e il contenimento del rischio clinico abbattendo ad esempio le possibilità di interazione farmacologica (con una ricaduta anche sulla farmacovigilanza, n.d.r). Un altro aspetto importante è che l’automazione consente di dare il farmaco giusto, al paziente giusto e al momento giusto. La catena non va vista solo come una catena logistica pura, ma anche clinica, e il farmacista su questo aspetto gioca un ruolo importantissimo. Sia chiaro che la logistica, intesa come automazione, non sostituisce il farmacista ma lo affianca”.

Gli investimenti ritornano

Ci sarà un vantaggio clinico, in primis per il paziente, per l’intero sistema e anche economico: tutte le strutture di medie dimensioni recuperano l’investimento nell’arco di cinque anni. “Bisogna capire che un euro investito in un sistema di automazione corrisponde a cinque euro guadagnati in seguito. Anzi, al quarto anno si comincia a guadagnare. Parliamo di “spinta automazione”, perché può essere vista, in realtà, anche di emergenza/urgenza con un sistema di robotica. È il cosiddetto ‘Bancomat del farmaco’: il medico si identifica e recupera immediatamente il farmaco essenziale, in sicurezza”, spiega ancora Vito Ladisa.

La risorsa umana resta al centro

Nel Pnrr si preme di istituire strutture fondamentali per il territorio come la Case di comunità, ma per realizzarle davvero c’è bisogno di persone preparate o anche persone presenti. Conclude Ladisa: “Il problema è che non ci sono. La difficoltà nel portare i sistemi di automazione è fare capire ai nostri interlocutori i vantaggi che ne derivano: a volte la nostra richiesta viene presa più come un capriccio piuttosto che come una reale opportunità per il sistema”.

Tag: becton dickinson / Istituto Nazionale Tumori / vito ladisa /

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