Sanità digitale: crescono la spesa e i cittadini connessi, ma preoccupano le competenze

La digitalizzazione della sanità in Italia procede a piccoli passi. A fronte di una spesa sanitaria “digitale” crescente, si evidenzia una mancanza di risorse (economiche e umane) e quindi di competenze in grado di rispondere alle sfide in capo al Servizio sanitario nazionale.
Per questo motivo, oggi più che in passato, serve mettere il cittadino al centro di un processo che punta verso una sanità sempre più connessa. È questa, in estrema sintesi, la conclusione a cui giunge la ricerca dell’Osservatorio innovazione digitale in sanità, presentata a Milano il 21 maggio durante il convegno dal titolo “Connected care: il cittadino al centro dell’esperienza digitale”.
Sanità digitale, le prossime sfide
La vera sfida che dovrà affrontare il Servizio sanitario nazionale nei prossimi anni è soprattutto di tipo demografico. Secondo quanto riportano le ultime rilevazioni dell’Istat, l’Italia è il Paese europeo con il più elevato indice di vecchiaia (che tocca quota 168,9, dietro di noi la Germania con un valore pari a 158,5 e il Portogallo a 150,9). E inoltre siamo fanalino di coda, insieme alla Spagna, per quanto riguarda il tasso di fecondità, che si attesta su una media di 1,332 figli per donna. Si tratta di un valore sensibilmente al di sotto della cosiddetta “soglia di rimpiazzo” (circa 2,1 per donna) che garantirebbe un ricambio generazionale adeguato.
“Il livello di consapevolezza del nostro Servizio sanitario nazionale riguardo ai bisogni primari è crescente”, ha spiegato Mariano Corso, responsabile scientifico dell’osservatorio innovazione digitale in sanità, in apertura del convegno di presentazione della ricerca. “Al problema demografico va aggiunto quello della cronicità (il 21% della popolazione ha più di una malattia cronica, ndr), senza dimenticare la capacità di garantire la continuità di cura, i livelli essenziali di assistenza forniti dalle regioni, e tutto il discorso sulla prevenzione”.
“Va detto – continua Corso – che in relazione a queste sfide mancano le risorse per affrontarle. A cominciare dalla perdita di risorse umane (e quindi di competenze) che si verrà a creare nei prossimi anni, e che non potrà essere rimpiazzata nell’immediato. A ciò si aggiunge la scarsità di risorse economiche, evidenziato anche a livello politico, secondo quanto emerge dall’ultimo documento di economia e finanza”.
Sanità digitale, perché serve l’innovazione
Analizzate le premesse, in che modo si possono affrontare le incertezze del futuro, nella speranza di rendere la sanità sempre più sostenibile? “L’utilizzo dell’innovazione digitale – continua Corso – e della connected care può dare una risposta a questi problemi. In altre parole, la tecnologia in questo momento è l’unico strumento in grado di aumentare la produttività delle risorse disponibili nel mondo della sanità e rispondere alla sfide sul tavolo del Servizio sanitario nazionale”.
Cos’è la connected care
Ma di cosa parliamo quando facciamo riferimento alla connected care? “Si tratta di una risposta alle esigenze del sistema – ha spiegato Corso – attraverso la connessione di tutti gli attori che ne fanno parte, grazie all’utilizzo virtuoso dei dati”. Le sue caratteristiche principali? 1) La centralità del cittadino; 2) L’empowerment degli attori (mettere a loro disposizione strumenti, competenze, consapevolezza); 3) Misurazione dei risultati e dell’impatto delle cure.
Sanità digitale, le evidenze della ricerca
Nel 2018 la spesa per la sanità digitale cresce del 7%, raggiungendo un valore di 1,39 miliardi di euro e rafforzando il trend di crescita iniziato l’anno precedente, quando l’aumento era stato del 2%. Le strutture sanitarie sostengono la quota più rilevante della spesa, con investimenti pari a 970 milioni di euro (+9% rispetto al 2017), seguite dalle Regioni con 330 milioni di euro (+3%), dai medici di medicina generale (Mmg) con 75,5 milioni (+4%), pari in media a 1.606 euro per medico e dal Ministero per la Salute con 16,9 milioni di euro (contro i 16,7 milioni nel 2017).
I sistemi dipartimentali e la Cartella clinica elettronica (Cce) sono gli ambiti di innovazione digitale che raccolgono i budget più elevati, rispettivamente 97 e 50 milioni di euro, e sono considerati prioritari dalle strutture sanitarie (indicati rispettivamente dal 50% e dal 58% delle aziende), mentre inizia a prendere piede l’Intelligenza Artificiale, con circa 7 milioni di euro di risorse stanziate e il 20% dei Direttori sanitari che la ritiene rilevante.
Gli strumenti digitali entrano anche nella quotidianità dei medici, che li utilizzano per comunicare con i propri pazienti: l’85% dei Medici di Medicina Generale e l’81% dei medici specialisti utilizza la mail per inviare comunicazioni ai pazienti, mentre WhatsApp è usato dal 64% dei primi e dal 57% dei secondi per fissare o spostare appuntamenti e per condividere documenti o informazioni cliniche. Meno di un cittadino su cinque, invece, usa la mail o WhatsApp per comunicare col proprio medico, solo il 23% prenota online una visita specialistica e appena il 19% effettua il pagamento sul web.
Cittadini sempre più digitali
L’uso di Internet e degli strumenti digitali fra i cittadini italiani per reperire informazioni e accedere ai servizi sanitari è in aumento rispetto alla scorsa edizione della ricerca, soprattutto nelle fasce più giovani della popolazione, ma il canale fisico è ancora quello privilegiato dalla maggior parte della popolazione.
Fra i cittadini che non soffrono di malattie croniche o problemi di salute di lunga durata, oltre un terzo cerca sul web informazioni generiche sulla salute, come malattie, sintomi e cure (38%) e su corretti stili di vita e alimentazione (37%), il 15% si informa sui vaccini (il 25% fra le donne 25-44enni).
Queste percentuali si riducono all’aumentare dell’età del campione, ma anche fra gli over 65 più di uno su quattro (27%) cerca informazioni online. I canali più utilizzati dai cittadini sani sono i siti web istituzionali (52%), seguiti dai portali dedicati alla medicina e alla salute (30% in media), mentre App, blog e social network sono ritenuti meno affidabili e sono usati prevalentemente per informarsi sui corretti stili di vita e sull’alimentazione (23%).
Sanità digitale, l’uso di app e wearable device
Le app e i wearable stanno ormai entrando nella quotidianità dei cittadini, con il 41% che utilizza una applicazione di coaching o un dispositivo indossabile per il monitoraggio dello stile di vita. Tra i giovani sotto i 35 anni sono ancora più diffuse (55%), mentre l’uso diminuisce oltre i 55 anni (29%). Lo strumento più presente è lo smart watch, utilizzato da un cittadino su tre, con un vero e proprio boom rispetto all’8% registrato nel 2018. Tuttavia, ben il 75% dei cittadini che usa le App non invia né comunica al proprio medico i dati raccolti, che rimangono quindi spesso inutilizzati.
Anche i medici hanno sempre maggiore dimestichezza con gli strumenti digitali, che impiegano per comunicare o condividere informazioni e documenti con i pazienti. Secondo il sondaggio condotto su un campione di 602 Mmg e su 1.720 medici specialisti, la mail è il canale più usato (rispettivamente 85% e 81%), seguito da WhatsApp (64% e 57%) e dagli SMS (65% e 40%).
Aumenta l’utilizzo da parte dei cittadini: il 19% usa la mail (+4% rispetto al 2018), il 17% Whatsapp (+5%) e il 15% gli Sms (+2%). La maggior parte dei cittadini (52%) usa la app di messaggistica per chiedere al medico di fissare o spostare una visita e nel 47% dei casi per comunicare lo stato di salute.


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