Fotoferesi extracorporea: serve una tariffa univoca per garantire l’accesso a tutti i pazienti

Pubblicato il: 1 Aprile 2022|

Garantire un accesso omogeneo alla Fotoferesi extracorporea a tutti i pazienti che possono beneficiare di questa terapia salvavita. Questa la richiesta degli esperti del Centro Nazionale Sangue, della Società Italiana di Emaferesi e Manipolazione Cellulare (SidEM), della SDA Bocconi School of Management, con il supporto dell’Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma (AIL), espressa attraverso un’iniziativa realizzata con il contributo non condizionante di Mallinckrodt Therakos, presso la Camera dei Deputati. L’evento è stato l’occasione per sollecitare il ministero della Salute affinché venga riconosciuta una tariffa adeguata per la fotoferesi extracorporea.

La Fotoferesi extracorporea

Si tratta di una terapia che si è dimostrata efficace nel trattamento di condizioni cliniche particolarmente complesse, come la prevenzione del rigetto d’organo dopo un trapianto di cuore o di polmone, la malattia del trapianto contro l’ospite (GvHD), che può verificarsi in seguito al trapianto di cellule staminali o di midollo osseo, il linfoma cutaneo a cellule T. Nonostante l’inserimento tra i Livelli essenziali di assistenza (Lea), l’assenza di una tariffa univoca a livello nazionale, che uniformerebbe l’Italia agli standard europei, preclude l’accesso alla terapia ad un elevato numero di pazienti.

Lo studio

Lo studio del Centro Nazionale Sangue, della Società Italiana di Emaferesi e Manipolazione Cellulare (SidEM) e della SDA Bocconi School of Management, presentato nel corso dell’evento, ha dimostrato l’impatto della Fotoferesi extracorporea in termini di outcome clinici, qualità di vita e sostenibilità per il Servizio sanitario nazionale con l’obiettivo di individuare strategie funzionali per un accesso alla terapia più ampio e paritetico da parte dei pazienti. La stima del costo per singolo trattamento è di circa mille euro, meno dei costi che si devono sostenere per la gestione di eventuali decorsi complessi delle patologie e ricoveri.

Un costo sostenibile

“Le nostre analisi, condotte secondo i principi della Value-Based Healthcare – hanno spiegato Francesca Lecci, Associate Professor of Practice di Government, Health and Not for Profit, SDA Bocconi School of Management e Marco Morelli, Associate Professor of Practice di Accounting and Control, SDA Bocconi School of Management – restituiscono finalmente, a fronte di evidenze cliniche note da tempo, un quadro di costo sostenibile per la procedura. Inoltre, mostrano quali possibili leve possono essere attivate dalle singole strutture sanitarie per governare i profili di qualità e efficienza connessi all’erogazione dell’ECP”.

Terapia immunomodulatoria

La Fotoferesi extracorporea è una terapia immunomodulatoria che consiste nella raccolta dei globuli bianchi del paziente, poi sottoposti ad una terapia attivata dai raggi UVA prima di essere rinfusi. Studi clinici ed evidenze di real-world hanno confermato l’efficacia e la sicurezza della fotoferesi per il trattamento della GVHD, del linfoma cutaneo a cellule T, e del rigetto post trapianto di organo solido.

Un’opzione per tutti i pazienti

“La Fotoferesi extracorporea ha dimostrato di poter fare la differenza nel mitigare gli effetti della GvHD e contribuire a migliorare la qualità di vita delle persone – ha aggiunto – Felice Bombaci, responsabile nazionale Gruppo Ail pazienti -. Come rappresentante dei pazienti onco-ematologici, ritengo che la Ecp debba essere resa disponibile a tutti i pazienti che ne possono beneficiare eliminando le disparità di accesso a cui oggi assistiamo sul territorio nazionale”.

Tag: ail / centro nazionale sangue / fotoferesi extracorporea / Lea / sda bocconi school of management / tariffa unica /

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