Pubblicità sanitaria, prosegue il contenzioso con la Fnomceo

Pubblicato il: 19 Giugno 2015|

Se ne riparlerà il prossimo 10 novembre ma intanto la pubblicità promozionale e comparativa in ambito sanitario sembrerebbe ancora lecita e liberalizzata. Così interpreta la sentenza 2672 del 17 giugno scorso, emessa dal Consiglio di Stato, l’avvocato Silvia Stefanelli che segue la faccenda per conto di alcuni centri odontoiatrici italiani che si erano opposti circa un anno fa alle rigide norme deontologiche contenute nel Codice approvato dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici, chirurghi e odontoiatri (Fnomceo). La sentenza, stando a quanto sostiene il legale, conferma l’impianto giuridico sancito dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm), nonché l’esito di un precedente pronunciamento del Tar del Lazio (1 aprile 2015 n. 4943) contro cui s’era mossa la Fnomceo. L’ultima sentenza del Consiglio di Stato sospende tuttavia la sanzione pecuniaria di 831.816 euro comminata alla stessa Fnomceo (in realtà dimezzata dal Tar del Lazio), per aver opposto alla normativa vigente in materia (Ln. 248/2006, ln. 148/2011, DRP 137/2012) alcuni punti del Codice deontologico approvato nel 2014. 
“La sospensione del pagamento della sanzione – spiega ancora l’avvocato Stefanelli – non legittima fughe in avanti degli ordini: le liberalizzazioni che l’Agcm ha sancito nel suo provvedimento di settembre 2014 al momento assolutamente restano ferme e valide”.
Proprio il Codice è la pietra dello scandalo: come spiegano ancora allo studio legale Stefanelli & Stefanelli, secondo i giudici e l’Agcm, il testo approvato dal supremo organismo professionale dei camici bianchi “aveva illegittimamente introdotto dei limiti alla pubblicità sanitaria non compatibili con il quadro normativo attuale. Le diverse discipline intervenute in materia hanno infatti liberalizzato la pubblicità sanitaria stabilendo che la stessa deve solo rispondere ai criteri di correttezza , non ingannevolezza e trasparenza. Altri limiti non sono ammissibili”.
Stando a tale impostazione, sulla base delle norme primarie applicabili e dei principi comunitari vigenti in materia, sia la pubblicità promozionale che la pubblicità comparativa sono lecite e non possono essere vietate “laddove prive di profili di ingannevolezza, equivocità e denigratorietà”.
Di diverso avviso è la presidente della Fnomceo, Roberta Chersevani che ritiene la sentenza “un ulteriore, importante passo verso l’accoglimento delle nostre tesi a difesa del valore del Codice deontologico e delle funzioni disciplinari di competenza degli ordini, anche nel campo della pubblicità dell’informazione sanitaria”. L’ordinanza depositata al Consiglio di Stato, prosegue la presidente, “accogliendo il ricorso in sede cautelare della Fnomceo contro il provvedimento dell’Antitrust, sospende l’applicazione della sanzione pecuniaria, peraltro già dimezzata in primo grado dal Tar Lazio”. Come spiega una nota della Fnomceo, ora l’esame della questione si sposta sul merito (il prossimo 10 novembre) ed è in quella sede che si discuteranno anche gli altri aspetti del provvedimento dell’Antitrust. “L’impegno della Federazione nella vicenda – prosegue Chersevani -ovviamente non si ferma ma finalmente appaiono segnali importanti di riconoscimento del ruolo degli ordini che, per legge, si preoccupano di tutelare non interessi corporativi ma il valore costituzionale della tutela della salute”.

Tag: Antitrust / Consiglio di Stato / FNOMCeO / odontoiatri / pubblicità sanitaria / Tar Lazio /

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