Sistemi di classificazione degli Ivd in base al rischio: quali implicazioni per i fabbricanti

Sistemi di classificazione degli Ivd
Pubblicato il: 15 Dicembre 2021|

Da quando il Parlamento ed il Consiglio europeo hanno adottato il Regolamento (UE) 2017/746 relativo ai dispositivi medico-diagnostici in-vitro (Ivdr), i fabbricanti hanno iniziato a porre particolare attenzione alle nuove regole di classificazione, per meglio analizzare e, di conseguenza, valutare le relative implicazioni sul portfolio dei prodotti aziendali.

Attualmente, solo l’8% dei dispositivi in-vitro diagnostici (Ivd) sul mercato è soggetto alla valutazione da parte di un Organismo notificato (On) per ottenere la certificazione di conformità CE in accordo alla Direttiva 98/79/EC (Ivdd). Risultano essere, infatti, circa 3300 i dispositivi in-vitro diagnostici che ricadono nell’ambito dell’Allegato II della Direttiva 98/79/EC, o classificati come dispositivi auto-diagnostici, per i quali è quindi necessario l’intervento di un On.

Si stima che, a seguito delle importanti modifiche alle regole di classificazione, apportate a seguito dell’entrata in vigore di Ivdr, gli On dovranno sottoporre a valutazione di conformità circa il 78%  di tutti gli Ivd presenti sul mercato.

Regole di classificazione: Ivdd vs Ivdr

Ivdd ha definito precise categorie ed elenchi di prodotti, che hanno reso più agevole, per i fabbricanti, l’identificazione della procedura appropriata di valutazione della conformità. Infatti, per esclusione, qualora un determinato Ivd non sia menzionato nell’allegato II, elenco A o elenco B, e non sia destinato ad uso auto-diagnostico, rientra automaticamente nella procedura di certificazione secondo Allegato III, che prevede, in buona sostanza, l’emissione della sola dichiarazione di conformità UE da parte del fabbricante stesso, tramite una procedura di autocertificazione.

Totalmente diverso è l’approccio di Ivdr

L’articolo 47 di Ivdr, “Classificazione dei dispositivi”, recita infatti: “I dispositivi sono suddivisi nelle classi A, B, C e D, in funzione della destinazione d’uso prevista dei dispositivi e dei rischi che comporta”. Non è presente, in questo caso, un elenco esplicito dei possibili Ivd che ricadono in ogni classe. Lo scopo di questa scelta è quello di evitare una classificazione non idonea per Ivd ancora in fase di sviluppo, con l’obbiettivo di modulare la classificazione in base all’evolversi dello stato dell’arte.

La classificazione secondo Ivdr è effettuata in conformità dell’allegato VIII, le cui regole sono state ulteriormente esplicitate nella linea guida MDCG 2020-16, Guidance on classification rules for in vitro diagnostic medical devices under regulation (Eu) 2017/746, pubblicata a novembre 2020, che fornisce esempi pratici da cui i fabbricanti possono trarre spunto. La figura 1 schematizza la suddivisione in classi in base alle regole dell’Allegato VIII, un breve elenco non esaustivo di esempi, e le possibili procedure di valutazione della conformità che il fabbricante può adottare.

 

 

Case study: test per SARS-CoV-2

Nell’ultimo anno e mezzo sono stati sviluppati e immessi sul mercato un numero molto elevato di Ivd per la determinazione o per la quantificazione di RNA/anticorpi/antigeni del virus SARS-CoV-2. Questi IVD sono solo un esempio dei tanti dispositivi che in accordo a Ivdd sono classificati come “self-declared”, mentre in accordo a IVDR rientrano in una classe di rischio più alta, per la quale si rende necessario l’intervento di un ON.

Consideriamo, come case study, un test Ivd con la seguente destinazione d’uso:

“Il dispositivo in-vitro diagnostico è un test Pcr in tempo reale destinato alla rilevazione qualitativa degli acidi nucleici da SARS-CoV-2 in campioni umani raccolti con tampone nasale, nasofaringeo e orofaringeo da operatori sanitari”.

Questo Ivd, attualmente immesso sul mercato in autocertificazione, dovrà essere oggetto di ri-classificazione in accordo a Ivdr, secondo l’Allegato VIII, Regola 1:

I dispositivi destinati a essere utilizzati con le seguenti destinazioni d’uso sono classificati nella classe D:

— rilevamento della presenza di o dell’esposizione a un agente trasmissibile nel sangue e nei suoi componenti, in cellule, tessuti o organi, o in uno dei loro derivati, al fine di valutare la loro idoneità per trasfusioni, trapianti o somministrazione di cellule,

— rilevamento della presenza di o dell’esposizione a un agente trasmissibile che provoca una malattia potenzialmente letale o con un rischio di propagazione elevato o sospetto tale,

— determinazione del carico infettivo di una malattia potenzialmente letale ove il monitoraggio sia fondamentale nel processo di gestione dei pazienti.

In base alla Regola 1, punto secondo, il dispositivo oggetto del case study risulterà appartenere alla classe D, in quanto destinato a essere utilizzato per il rilevamento della presenza di o dell’esposizione a un agente trasmissibile che provoca una malattia potenzialmente letale o con un rischio di propagazione elevato o sospetto tale”.

Il caso dei test per SARS-CoV-2 è il più eclatante, ma non rappresenta certamente un unicum. Molti Ivd attualmente autocertificati in accordo a Ivdd, ricadranno nelle classi B, C o D in accordo a Ivdr.

Implicazioni della ri-classificazione

La diretta conseguenza della ri-classificazione è la necessità dell’intervento di un On per la procedura di valutazione della conformità. Molti Fabbricanti si troveranno quindi, per la prima volta, ad interfacciarsi con una figura che potrà risultare loro “nuova”.

Una possibile conseguenza della scarsa pianificazione della transizione da Ivdd a Ivdr potrà essere la dilatazione dei tempi di immissione sul mercato. La valutazione della documentazione tecnica fornita dal Fabbricante potrebbe infatti impegnare l’On per diversi mesi, e potrà impattare sui costi di sviluppo del prodotto. Il Fabbricante dovrà inoltre allocare per tempo le risorse necessarie alla conduzione degli studi analitici e clinici, allo scopo di soddisfare i requisiti di sicurezza e prestazioni definiti da Ivdr, così come specificato negli Allegati XIII e XIV.

Chi effettua le valutazioni

Gli attori coinvolti nel processo di valutazione della conformità di un Ivd di classe D non si limiteranno al solo fabbricante e all’On. Sarà infatti necessaria al processo anche la collaborazione dei Laboratori di riferimento europei, le cui funzioni e requisiti sono descritti nell’articolo 100 di Ivdr. Inoltre, in assenza di Specifiche Comuni definite per una tipologia di Ivd, l’On avrà la facoltà di consultare un gruppo esperti per valutare il report sulle prestazioni del dispositivo.

Le procedure di valutazione della conformità dei dispositivi in-vitro diagnostici di classe D sono articolate e prevedono vari step di valutazione. Alcuni punti sono stati ulteriormente chiariti dalle linee guida emesse dal Medical device coordination group (Mdcg). In particolare: la MDCG 2021-4, Application of transitional provisions for certification of class D in vitro diagnostic medical devices according to Regulation (Eu) 2017/746, strutturata in forma di “domande e risposte”, chiarisce vari aspetti riguardanti la certificazione di Ivd durante il periodo di transizione, in assenza di una nomina per i Laboratori di Riferimento Europei e per i gruppi di esperti; e la MDCG 2021-22, Clarification on “first certification for that type of device” and corresponding procedures to be followed by notified bodies, in context of the consultation of the expert panel referred to in Article 48(6) of Regulation (Eu) 2017/746, che si focalizza, invece, sull’interpretazione dell’articolo 48, in merito al caso di prima certificazione per quella tipologia di dispositivo”.

Requisiti più stringenti

Il nuovo sistema di classificazione basato sul rischio definisce requisiti più stringenti che i fabbricanti dovranno rispettare, con l’obbiettivo di garantire la sicurezza e le prestazioni dei propri dispositivi, a tutela dei pazienti. Sarà quindi fondamentale “giocare d’anticipo”, pianificando le attività necessarie per una corretta transizione, in modo da scongiurare l’evenienza che il prodotto possa uscire dal mercato. È importante sottolineare, infine, che l’uso previsto del dispositivo, dichiarato dal fabbricante, ha un impatto diretto sulla classificazione e, conseguentemente, sulla procedura di valutazione della conformità da adottare, e sui requisiti di sicurezza e prestazione che dovranno essere soddisfatti. Attenzione quindi, perché “le parole sono importanti”.

Homepage della rubrica “Ivdr: sfide e opportunità del nuovo regolamento”

 

Tag: ivdr / IVDR: Sfide e opportunità del nuovo regolamento / Regolamento europeo /

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