Studi clinici per i dispositivi medici, tre miti da sfatare sui requisiti dei nuovi regolamenti

Pubblicato il: 19 Gennaio 2022|

Come devono muoversi le aziende che operano nel mondo dei dispositivi medici, da subito e per i prossimi anni, per certificare e quindi mantenere sul mercato i loro device, alla luce dell’introduzione dei nuovi regolamenti europei (Mdr e Ivdr)? A questa domanda ha provato a rispondere il webinar 1Talk “Dispositivi medici e dati clinici. Focus sui requisiti dei nuovi regolamenti europei” realizzato da 1Med, società di consulenza regolatoria che fornisce servizi di Cro alle aziende del settore. Il webinar cerca di fare chiarezza sulle posizioni dei principali attori coinvolti all’interno dei processi autorizzativi, in merito alla centralità del dato clinico e su come esso venga valutato, cercando, al tempo stesso, di sfatare alcuni falsi miti che circolano nel settore da tempo.

I partecipanti

Il seminario online, moderato da Enrico Perfler, amministratore delegato di 1Med, ha visto la partecipazione di esperti e professionisti dell’ambito dei medical devices, tra cui: Carlo Tomino, professore e farmacologo del Comitato etico dell’ospedale San Raffaele Pisana di Roma; Agostino Migone,  avvocato e membro del comitato etico dell’istituto clinico Humanitas e membro del centro coordinatore dei comitati etici italiani; Michele Tedeschi, medico e responsabile delle sperimentazioni cliniche dell’Istituto clinico Humanitas; Simone Antonini, regulatory medical coordinator di TÜV Rheinland Italia; Pietro Calamea, ingegnere e direttore dell’Ufficio VI sperimentazione clinica degli uffici medici del ministero della Salute.

Legacy device

Il primo falso mito da sfatare riguarda il contesto in cui ricadono i cosiddetti “legacy device”, ovvero quei dispositivi già in commercio, precedentemente marcati CE conformemente alle direttive vigenti, e che ora dovranno essere “adattati” al nuovo regolamento. E quindi:

  • Se un prodotto è già in commercio non è necessario produrre dati clinici per la ri-certificazione secondo Mdr.

“Si tratta di una concezione falsa e sbagliata su più livelli, ma piuttosto diffusa tra i fabbricanti e gli stakeholder non fabbricanti”, spiega Simone Antonini. “In primo luogo, portare una certificazione di un dispositivo sotto regolamento non significa rinnovare una certificazione sotto direttiva. Il nuovo regolamento, infatti, introduce molti aspetti nuovi, ne sviluppa alcuni che erano già presenti e, più in generale, assorbe tutto ciò che in precedenza era espresso sottoforma di linee-guida. In altre parole, il nuovo regolamento dà centralità al tema delle indagini cliniche. Secondo punto: anche nel caso in cui un’azienda avesse una quantità significativa di dati clinici a sua disposizione su un certo dispositivo, e anche qualora tali dati fossero di alto livello, è necessario sempre dimostrare che questi dati clinici siano idonei a garantire la conformità del dispositivo stesso secondo i criteri del regolamento. Inoltre, va tenuto conto che, con la nuova normativa, i dati clinici sono stati ulteriormente definiti, e alcune tipologie di essi non saranno più validi se non come supporto a informazioni più solide”.

Gli studi post-market

Altro tema molto caldo riguarda gli studi post-market, vale a dire la raccolta delle informazioni a seguito della commercializzazione di un dispositivo. A questo proposito il falso mito che circola è il seguente:

  • Se il prodotto è certificato non serve generare dati clinici post-market per mantenere tale certificazione.

“Gli studi post-market sono obbligatori, rappresentano uno strumento di tutela a favore degli utilizzatori dei device”, sottolinea Carlo Tomino. Così come accade nel mondo farmaceutico, gli studi post commercializzazione ampliano e rafforzano i dati di efficacia emersi nei clinical trial. Il senso di questa analisi è intercettare e valutare i rischi già conosciuti e quelli ancora da scoprire. Qualsiasi sia il dispositivo in questione è necessario irrobustire i dati, perché nella migliore delle ipotesi si passa dall’analisi di una popolazione formata da qualche migliaio di pazienti, all’utilizzo su larga scala. Le aziende hanno l’obbligo morale, soprattutto nei confronti degli utilizzatori, di acquisire il maggior numero di informazioni possibili. Non è un caso se il legislatore ha definito un allegato (numero 14) specifico per tali studi, il quale specifica l’obbligatorietà delle rilevazioni anche dopo la messa sul mercato del dispositivo. In gioco c’è il mantenimento del prodotto sul mercato”.

Il ruolo dei comitati etici

In questo contesto, un ruolo rilevante sarà svolto dai comitati etici, i quali dovranno organizzarsi in vista di una dell’arrivo di una quantità rilevante di dati clinici in arrivo. A questo proposito, spiega Agostino Migone: “I comitati etici si trovano di fronte a una difficoltà nuova. Innanzitutto parliamo di organi che sono stati fortemente centrati sul mondo del farmaco e che fino a oggi hanno gestito questa valutazione secondo criteri che sono tipici del mondo farmaceutico. In questa fase, che definirei di transizione, l’esperienza e la giurisprudenza che i comitati etici hanno maturato in materia di sperimentazioni cliniche sui farmaci può tornare utile per la valutazione delle indagini cliniche sui dispositivi”.

Aziende attendiste

Tuttavia, almeno per il momento, non sembra che le aziende siano sensibili al richiamo dell’entrata in vigore del nuovo regolamento. Tanto che le domande di studi clinici relativi a dispositivi, a oggi, non hanno subito impennate.

Come fa notare Michele Tedeschi, le aspettative erano ben diverse: “Ci si aspettava una richiesta elevata di proposte di studi o di partecipazioni a ricerche, siano esse semplici o più complesse. Invece dobbiamo ammettere che, per ora, i numeri sono molto piccoli e con caratteristiche non differenti rispetto a ciò che veniva proposto in passato. L’impressione è che sia tutto fermo, soprattutto per quanto riguarda gli studi post-market. Dal nostro punto di vista, poniamo attenzione particolare alla valutazione di un determinato dispositivo in base al fatto che sia già oggetto o meno di un nostro utilizzo corrente. In altre parole, dobbiamo evitare che una proposta di studio clinico si trasformi in un escamotage per introdurre un certo dispositivo nell’ospedale”.

Studi sui prodotti nuovi

Non meno importante il discorso legato agli studi di prodotti nuovi. Su questo fronte, i dubbi riguardano la quantità di pazienti da sottoporre a uno studio. In altre parole è diffusa l’opinione secondo cui:

  • Per la marcatura CE di un nuovo prodotto è sufficiente condurre uno studio clinico su una decina di pazienti.

Anche in questo caso, la smentita da parte degli esperti è netta. “Esponendo dieci persone a uno studio clinico non otterrò mai un dato rilevante”, fa notare Carlo Tomino. “Quando si studia un nuovo prodotto dobbiamo tenere conto di due fattori. Primo: per dimensionare la popolazione da studiare, bisogna definire l’obiettivo del nostro studio, ovvero qual è il dato rilevante che ci si aspetta emerga. In secondo luogo, è necessario introdurre due variabili importanti: la significatività che voglio dare al mio studio, ovvero quanto sono sicuro che le evidenze non siano frutto del caso; la seconda è la potenza dello studio, ovvero quanto è robusto il dato che vado a presentare alle autorità.

Sulla stessa linea di pensiero è Pietro Calamea “Non bisogna dimenticare che con il regolamento i dispositivi vedono crescere l’importanza dell’aggettivo medico, quindi aumenta l’importanza delle evidenze cliniche che ne giustificano la presenza sul mercato. Questo significa che bisogna elevare notevolmente la qualità delle attività di indagine che precedono l’immissione sul mercato, specialmente per i dispositivi a maggior rischio e quindi bisogna considerare che servono maggiori dati clinici di qualità. La qualità diventa un fattore essenziale. La valutazione clinica è concepita dal regolamento come processo continuo e sistematico e quindi abbiamo bisogno di avere costante osservazione delle prestazioni della sicurezza e anche dei benefici. Discorso valido anche per i legacy devices, per i quali è necessario concepire l’attività che viene fatta ora che sono sul mercato, come base per l’osservazione in termini di sorveglianza, in termini di vigilanza, in termini di follow-up post-market. Quale sia il livello giusto delle evidenze lo stabilisce il fabbricante e lo va a confrontare con l’organismo notificato. La funzione dell’autorità competente è verificare che ciascuna indagine risponda ai criteri che ne consentono l’avvio”.

Tag: 1MED / dispositivi medici / ivdr / mdr /

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