Test Ivd per Sars-CoV-2: tipologie e approccio per la marcatura Ce a termini di regolamento

1Med
Pubblicato il: 24 Maggio 2022|

Sul mercato sono disponibili diversi test con marcatura CE-IVD per il rilevamento dell’RNA o dell’antigene SARS-CoV-2, e test sierologici per anticorpi specifici per SARS-CoV-2. Informazioni su questi test sono disponibili nel “JRC COVID-19 In Vitro Diagnostic Devices and Test Methods Database” della Commissione europea, il cui scopo è raccogliere in unica banca dati le informazioni pubbliche circa la prestazione di IVD marcati CE e di dispositivi sviluppati “in-house”.

Una lista di test approvati

Per quanto riguarda i test antigenici rapidi (RAT), gli Stati Membri hanno predisposto congiuntamente una lista di test approvati, per la diagnosi di Covid-19, i cui risultati sono riconosciuti da tutti gli Stati Membri. Per poter essere inclusi nella lista comune, i test antigenici rapidi devono: a) essere marcati CE, b) rispettare i requisiti minimi di prestazione (sensibilità ≥ 90% e specificità ≥ 97%), c) essere stati validati da almeno uno Stato Membro per l’utilizzo nella diagnosi di COVID-19. La lista comune dei RAT include solo test antigenici rapidi la cui prestazione clinica è stata misurata su campioni nasali, orofaringei o nasofaringei e che vengono utilizzati da personale sanitario qualificato. Non sono invece inclusi i test antigenici rapidi basati su altri campioni (saliva, espettorato etc.) e gli autotest antigenici rapidi.

Marcatura Ce per i test SARS-CoV-2 nel passaggio da Ivdd a Ivdr

I test IVD per SARS-CoV-2 attualmente presenti sul mercato sono marcati CE in accordo alla Direttiva 98/79/CE. Per i dispositivi relativi ad alcuni agenti infettivi (esclusivamente quelli elencati nell’Allegato II della Direttiva) e per i dispositivi auto-diagnostici (dispositivi destinati ad essere utilizzati dal paziente stesso in ambito domestico) è prevista una valutazione da parte di un Organismo Notificato, designato ai sensi della Direttiva stessa. Tali requisiti non sono però applicati ai test SARS-CoV-2, i quali risultano, infatti, per lo più “self-declared tests” ai sensi della Direttiva: non essendo presenti nell’elenco definito all’Allegato II. Il COVID-19, infatti, è un virus apparso solo recentemente e per i test SARS-CoV-2, diversi da quelli per autodiagnosi, il fabbricante può quindi immettere il dispositivo IVD sul mercato sotto la propria esclusiva responsabilità̀ apponendo il Marchio CE.

Nuovo regolamento, cosa cambia

Abbiamo più volte ribadito quanto il sistema di classificazione degli IVD sia profondamente cambiato con l’introduzione di IVDR. In accordo all’Allegato VIII, Regola 1, infatti, i dispositivi IVD SARS-CoV-2, sono da ricondurre tutti alla classe di rischio D, sia i test ad uso professionale, che quelli per autodiagnosi, in quanto destinati ad essere utilizzati per il “rilevamento della presenza di o dell’esposizione a un agente trasmissibile che provoca una malattia potenzialmente letale o con un rischio di propagazione elevato o sospetto tale”.

I test SARS-CoV-2 ad uso professionale e autodiagnostici, già marcati CE in accordo alla Direttiva, ricadono nella definizione riportata all’Articolo 110 (2) del Regolamento (UE) 2017/746, emendato dal Regolamento (UE) 2022/112: “I dispositivi per i quali la procedura di valutazione della conformità ai sensi della direttiva 98/79/CE non richiedeva l’intervento di un organismo notificato, per i quali è stata redatta una dichiarazione di conformità anteriormente al 26 maggio 2022 ai sensi di tale direttiva e per i quali la procedura di valutazione della conformità a norma del presente regolamento richiede l’intervento di un organismo notificato, possono essere immessi sul mercato o messi in servizio fino a […] 26 maggio 2025 per i dispositivi della classe D”.

Non c’è quindi tempo da perdere per intraprendere il processo di valutazione della conformità di tutte le tipologie di test COVID-19 in accordo a IVDR. Gli Enti Notificati accreditati sono ad oggi 7, e, nonostante siano prossime altre designazioni, potranno verificarsi ritardi nelle valutazioni dovute all’enorme numero di dispositivi IVD da certificare.

Valutazione delle prestazioni

È stata pubblicata a Febbraio 2022 la prima revisione della linea guida MDCG 2021-21 “Guidance on performance evaluation of SARS-CoV-2 in vitro diagnostic medical devices”, il cui contenuto sarà alla base delle Specifiche Comuni che verranno finalizzate nei prossimi mesi. Il documento dettaglia i requisiti minimi che i test IVD per SARS-CoV-2 devono rispettare in base alla tipologia stessa di IVD, siano essi test per anticorpi anti-SARS-CoV-2, test di conferma o supplementari, test antigenici, test di amplificazione degli acidi nucleici (NAT), auto-test antigenici o anticorpali.

La linea guida stabilisce che per qualunque tipo di Ivd destinato alla diagnosi di SARS-CoV-2: la valutazione delle prestazioni dovrebbe essere eseguita in confronto diretto con un dispositivo di riferimento, che rappresenti lo stato dell’arte e che sia già marcato CE. Ad esempio, nel caso di un IVD per il rilevamento di SARS-CoV-2 nelle secrezioni delle vie respiratorie, le prestazioni su tutti i tipi di campioni dichiarati devono essere confrontate con i test NAT su tamponi nasofaringei. Inoltre, il dispositivo dovrebbe avere una prestazione complessiva almeno equivalente a quella del dispositivo di riferimento.

La linea guida considera anche diversi aspetti chiave relativi alla valutazione delle prestazioni di un dispositivo in vitro diagnostico, come la sensibilità e la specificità, il numero di campioni positivi e negativi da analizzare, la popolazione target da cui provengono i campioni, la tipologia di campioni e le potenziali sostanze interferenti presenti nel campione, configurandosi come un valido supporto per i Fabbricanti che intendono sviluppare un saggio SARS-CoV-2 e marcarlo CE.

Ulteriori Sfide e criticità di Ivdr per i fabbricanti Ue ed extra-Ue di test Covid-19

Come sempre il Medical device coordination group supporta i fabbricanti nel percorso di adeguamento ai requisiti IVDR. A gennaio di quest’anno è stata pubblicata la linea guida MDCG 2022-1 “Notice to third country manufacturers of SARS-CoV-2 in vitro diagnostic medical devices”, indirizzata ai fabbricanti con sede in Paesi extra-UE o fuori dall’Area economica europea (Eea), e che intendono marcare Ce e immettere sul mercato europeo i loro dispositivi IVD SARS-CoV-2.

Il documento nasce con l’intento di evidenziare una serie di problematiche comuni che le autorità nazionali competenti europee hanno individuato nel corso delle loro attività di vigilanza del mercato in merito al rispetto dei requisiti della Direttiva 98/79/CE. Tali problematiche possono essere rilevanti anche durante la transizione a IVDR. Vediamo in breve quali sono stati, e quali potrebbero ancora essere, i punti più critici.

Designazione di un mandatario

Un fabbricante che non abbia una sede legale in uno Stato membro dell’UE e che intenda immettere dispositivi sul mercato dell’UE a proprio nome deve designare un rappresentante autorizzato (mandatario) dell’UE ai sensi dell’Articolo 11 del Regolamento (UE) 2017/746. Va qui sottolineato che è necessario designare un solo mandatario e notificare solo all’Autorità Competente in cui è stabilito il mandatario stesso.

Coinvolgimento di un organismo notificato

Come già discusso, ai sensi del Regolamento (UE) 2017/746, gli IVD per SARS-CoV-2, destinati all’uso da parte di professionisti e non professionisti, devono essere valutati da un organismo notificato, in quanto classificati come dispositivi medici IVD di classe D.

Traduzioni delle istruzioni per l’uso e dell’etichetta

Le istruzioni per l’uso e l’etichetta sono documenti chiave che accompagnano il dispositivo per informare l’utente sull’uso corretto, la sicurezza e le prestazioni del dispositivo. In accordo all’Articolo 10, paragrafo 10, del Regolamento (UE) 2017/746, i fabbricanti devono garantire una buona qualità delle traduzioni delle istruzioni per l’uso e degli elementi testuali dell’etichetta in tutte le lingue richieste dagli Stati membri in cui il dispositivo è messo a disposizione in modo che siano facilmente leggibili e comprensibili all’utilizzatore finale o al paziente previsto. Soprattutto per i test autodiagnostici, i fabbricanti devono garantire che le informazioni fornite a norma dell’Allegato I, punto 20, siano facilmente comprensibili e nella lingua o nelle lingue ufficiali dello Stato membro in cui il dispositivo è reso disponibile all’utente finale. Anche l’Articolo 16, paragrafi 2, 3 e 4, e la relativa guida MDCG 2021-26 sul ruolo di importatori, distributori o altri soggetti che svolgono attività di riconfezionamento e rietichettatura forniscono ulteriori indicazioni in merito.

Disposizioni transitorie

Le disposizioni transitorie di cui potrebbero beneficiare gli IVD SARS-CoV-2 sono valide solo a condizione che tali IVD continuino a soddisfare i requisiti della Direttiva, che non vi siano modifiche significative nella progettazione o destinazione d’uso (come definito anche dalla recentissima linea guida MDCG 2022-6 “Guidance on significant changes regarding the transitional provision under Article 110(3) of the IVDR”) e che siano conformi ai requisiti del Regolamento (UE) 2017/746 in materia di sorveglianza post-commercializzazione, vigilanza e registrazione degli operatori economici e dei dispositivi.

Le scadenze incombono

Mancano solo pochi giorni al termine del periodo di transizione IVDR. Il prossimo 26 Maggio 2022 l’IVDR verrà infatti formalmente applicato e controlli più stringenti saranno richiesti soprattutto per quegli IVD, come i test per SARS-CoV-2, caratterizzati da un alto rischio per il singolo individuo e per la salute pubblica. Sebbene siano state concesse in alcuni casi disposizioni transitorie, è bene che tutti gli attori coinvolti, dagli operatori economici (fabbricanti di IVD, mandatari e distributori) alla Commissione Europea e gli Stati Membri, si adeguino ai nuovi requisiti e si adoperino per una loro completa ed efficace implementazione.

Tag: 1MED / Commissione europea / IVDR: Sfide e opportunità del nuovo regolamento /

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