Cresce la sanità integrativa italiana, ma molto resta da fare

Pubblicato il: 17 Giugno 2015|

C’è ancora molto fa dare, dal punto di vista economico e patrimoniale, per mutui e fondi integrativi. Quello che dovrebbe essere il secondo pilastro della nostra sanità è infatti ancora tutto da sviluppare. I contributi raccolti sono infatti pari a 2,2 miliardi, a fronte dei circa 110 di spesa sanitaria pubblica e dei 34 sostenuti privatamente dai cittadini. In leggero aumento rispetto gli anni passati, se si pensa che lo scorso anno erano appena 7 milioni gli italiani iscritti a una cassa o a un fondo, ed erano 290 fondi in attività, due terzi dei quali di natura contrattuale, anche se con una copertura sempre più estesa ai familiari dei lavoratori. Resta ancora da fare quindi per la sanità integrativa italiana, che resta un settore molto concentrato, con solo 30 fondi a dare la copertura a circa la metà degli assistiti.

È quanto emerge dai dati raccolti dall’Osservatorio su mutue e fondi sanitari, istituito lo scorso anno da Valore srl, società specializzata in servizi a casse e strutture sanitarie. Risultati presentati oggi, nel corso di un incontro sul tema promosso dall’università Campus Bio-Medico di Roma.

Anche l’importo delle prestazioni da erogare è modesto, con poco più di 2 miliardi che coprono appena l’8% della spesa out of pocket, ossia privata. Anche se a questi numeri andrebbero aggiunti i circa 2 miliardi raccolti dalle compagnie assicurative, per forme di copertura del rischio sanitario spesso meno estese di quelle garantite da casse e fondi. “La buona notizia – spiega Stefano Ronchi, direttore di Valore – è che la sanità integrativa sta crescendo al ritmo di percentuali a doppia cifra, visto che nel 2014 sono stati circa una trentina i nuovi fondi entrati a operare nel mercato. Numeri destinati a crescere ancor più nei prossimi anni, che secondo le nostre previsioni registreranno un vero boom della sanità integrativa”.

“Lo sviluppo del secondo pilastro in sanità – afferma Gianluca Oricchio, direttore generale del Policlinico universitario Campus Bio-Medico – non è più procrastinabile, se non vorremo trovarci presto di fronte a scelte eticamente insostenibili, come quelle del servizio sanitario britannico che ha recentemente negato la rimborsabilità a un nuovo farmaco antitumorale che garantisce una maggiore sopravvivenza alla malattia, ma è ritenuto troppo costoso. Per garantire sostenibilità finanziaria al sistema occorrerà anche incentivare ancor più fondi e casse, nella consapevolezza che l’attuale deducibilità di 3.615 euro potrebbe non bastare più a fronte di un aumento della contribuzione, inevitabile se la copertura assistenziale dovrà essere in futuro più estesa”.

A fare la differenza per gli assistiti, però, sulla scelta del dove curarsi è soprattutto la qualità delle cure, sia che si tratti di sanità pubblica sia integrativa, come sostengono il 68% degli assistiti e il 50% dei Fondi, interpellati da un sondaggio di Promo Inside: Le apparecchiature mediche d’avanguardia, cortesia e professionalità del personale, e i tempi d’attesa contenuti, sono le discriminanti che fanno “di qualità” una struttura. A sorpresa, poi, a fare la differenza sono più la qualità della struttura (per il 49% degli assistiti e il 38% dei fondi) e la strumentazione all’avanguardia (per il 59% degli assistiti e il 44% dei fondi), che non la fama del medico quando ci si ricovera (36% degli assistiti, ma 53% dei fondi) o ci si sottopone a una visita specialistica (per il 38% sia dei fondi che degli assistiti).

La prevenzione infine è basilare per gli utenti della sanità: il 91% ritiene che sia importante farla o che la fa regolarmente e il 41% è disposto anche a spendere oltre 500 euro. Una prevenzione che larga parte di fondi e casse (il 43%) costruisce con percorsi legati all’età e al sesso dell’assistito, mentre il 35% l’articola per percorsi diagnostici. Per il 36% dei fondi il livello di copertura sanitaria soddisfa “sicuramente” i propri assistiti, per il 61% “abbastanza”. E su questa soddisfazione relativa, dicono gli esperti, ci sarà ancora probabilmente da lavorare per contribuire alla crescita del secondo pilastro.

Tag: sanità integrativa / valore /

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