Defibrillatori, la legge resta un’arma spuntata

Da un anno e mezzo l’Italia ha una legge all’avanguardia sul primo soccorso ma monca. Il 28 luglio 2021, a due anni dall’approvazione alla Camera, il testo che disciplina l’utilizzo dei defibrillatori in ambito extraospedaliero, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ad agosto scorso. Ma dopo oltre 18 mesi mancano i decreti attuativi che renderebbero la norma pienamente operativa. “Uno degli aspetti positivi del testo è che riprende parti di leggi avveniristiche ben scritte, ma che non sono mai state attuate, e le unisce in un unico documento”, afferma Andrea Scapigliati, medico anestesista rianimatore, vicepresidente di Italian Resuscitation Council (Irc), società scientifica senza scopo di lucro e accreditata al Ministero della Salute che riunisce medici, infermieri e operatori esperti in rianimazione cardiopolmonare.
Scapigliati, che ha partecipato ai lavori parlamentari sulla nuova legge prendendo parte alle audizioni in Commissione Affari Sociali della Camera, si riferisce al decreto Balduzzi e al cosiddetto Buona Scuola. Il primo, risalente al 2012, prevedeva la presenza dei defibrillatori automatici esterni (Dae) in tutti gli impianti sportivi, mentre la legge promossa dall’allora premier Matteo Renzi introduceva l’insegnamento della rianimazione cardiopolmonare nelle scuole.
Ricorda Scapigliati: “Nel nostro Paese abbiamo una grande forza, che è quella del volontariato: spesso le associazioni colmano le lacune dello Stato. Tuttavia, in questo caso, serve un coordinamento centrale che definisca la strategia e gli strumenti da utilizzare, in modo da uniformare i vari territori. La legge 116/2021 va proprio in questa direzione”.
Una patologia tempo-dipendente
Attualmente, infatti, in Italia la situazione è frammentata. Sebbene i defibrillatori presenti sul territorio si siano moltiplicati negli ultimi anni, non esiste un monitoraggio strutturato che geolocalizzi gli strumenti a disposizione. Inoltre, non è chiaro chi si debba occupare della loro manutenzione e, soprattutto, non è detto che chi si trova a dover soccorrere una persona in arresto cardiaco li sappia usare. “Durante l’ultimo aggiornamento delle linee guida sull’arresto cardiaco, avvenuto nel 2021, si è capito che per poter aumentare la sopravvivenza in caso di eventi tempo-dipendenti è necessario creare un sistema di interventi che concorrano ad aumentare la possibilità che chi sta male venga soccorso in maniera adeguata. Per le sue caratteristiche, infatti, l’arresto cardiaco non è prevedibile e frequentemente avviene lontano dalle figure professionali che potrebbero intervenire con equipaggiamenti efficaci”, afferma Scapigliati.
Da qui la necessità di creare una catena che consenta alla vittima di avere accanto qualcuno che possa soccorrerlo fin dai primi minuti. Si calcola infatti che ogni 60 secondi aumenti del 10% il rischio di morte, per non parlare di quello di danni neurologici. La Fondazione Veronesi nel 2022 ha stimato in circa 60 mila le persone che muoiono ogni anno in Italia per arresto cardiaco. Le possibilità di salvarsi, in caso dell’intervento di un soccorritore con defibrillatore, aumentano di 2-3 volte. “Sebbene i Dae non siano utili in tutti i casi di arresto cardiaco, quando lo sono diventano strumenti salvavita fondamentali”, afferma Scapigliati.
La nuova legge definisce un programma pluriennale, finanziato con un massimo di due milioni di euro all’anno (a partire dal 2021) per la diffusione e l’utilizzo dei defibrillatori, favorendone la diffusione nei luoghi pubblici e demandando al Ministero della Salute la definizione dei criteri e delle modalità per la loro installazione.
E qui sta l’inghippo: questa parte non è ancora stata ottemperata. Ricorda Scapigliati: “Nel 2019, quando la legge è stata approvata dalla Camera dei Deputati, abbiamo potuto toccare con mano la sensibilità della politica su questo tema. Successivamente, la pandemia l’ha messo in secondo piano e ci sono voluti due anni prima che il testo approdasse in Senato. L’avvicendamento dei Governi non ha aiutato la scrittura dei decreti attuativi. Confidiamo che adesso, chiusa la partita della legge di Bilancio, l’attenzione possa tornare”. Adesso la palla passa infatti ai funzionari: “Ci auguriamo che la parte tecnica segua l’esempio della politica, ascoltando chi ha a che fare quotidianamente con la patologia, in modo da produrre una strategia che sia pienamente applicabile alla realtà che viviamo quotidianamente”, auspica Scapigliati. Contattato ripetutamente sulla questione, il Ministero della Salute non ha fornito alcuna risposta, né sul merito della legge, né sui tempi stimati per l’approvazione dei decreti attuativi.
Quali novità introduce la legge
Il testo, scritto grazie all’audizione di esperti in Commissione Affari sociali, è diventato un riferimento per la comunità internazionale, poiché comprende tutti gli elementi che la letteratura ha dimostrato essere efficaci per salvare vite umane nel caso di arresto cardiaco.
Nello specifico:
- ogni cittadino deve essere consapevole che potrebbe dover effettuare la rianimazione cardiopolmonare e deve dunque ricevere un’adeguata formazione;
- chi interviene deve essere sicuro che dal punto di vista legislativo e giuridico non sarà perseguito se non effettua la manovra correttamente;
- chiamando il 112-118 non si riceve solo un’ambulanza, ma anche assistenza in diretta su come soccorrere al meglio la vittima di arresto cardiaco, indicando anche quale sia il defibrillatore più vicino;
- occorre garantire la massima probabilità di avere un Dae vicino, soprattutto se ci si trova in un luogo pubblico.
Da qui la necessità di implementare la loro diffusione negli uffici della Pubblica amministrazione, nelle scuole, negli impianti sportivi e per strada. Per quanto riguarda la formazione, la legge licenziata prevede si svolta nelle scuole e aggiunge la sensibilizzazione della cittadinanza anche attraverso il servizio pubblico radiotelevisivo. È poi introdotta la salvaguardia giuridica: “È stato messo nero su bianco che il personale non sanitario che interviene non possa essere perseguito in alcun modo per i tentativi di rianimazione, anche se l’arresto cardiaco è solo sospettato”, afferma Scapigliati. L’intervento rientra infatti nello stato di necessità di cui si parla all’articolo 54 del codice penale, in base al quale non è punibile chi abbia commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo di un danno grave.
Per contro, il cittadino che non effettua la manovra non ricade dell’omissione di soccorso: “È richiesto solo che effettui la chiamata di soccorso”. Sono tante le ragioni per le quali una persona può non essere in grado di intervenire: magari non ha mai ricevuto la formazione o ha partecipato a un corso tempo prima senza aver mai rinfrescato la pratica. Oppure, chi sta male è una persona cara e il potenziale soccorritore deve gestire le proprie emozioni. Fino all’agosto 2021, la legge in vigore (risalente al 2001), prevedeva che potesse intervenire solo un soccorritore formato, che avesse cioè conseguito il certificato rilasciato al termine di un corso da un’agenzia riconosciuta a livello regionale. Questo di fatto disincentivava l’intervento. I defibrillatori di ultima generazione hanno una voce registrata capace di guidare passo dopo passo chi li sta utilizzando.
La legge valorizza inoltre la centrale operativa del 112-118: chi risponde infatti deve essere formato per fornire istruzioni a distanza, che si aggiungono a quelle standard del Dae: “In alcuni Paesi asiatici c’è la possibilità di videochiamare, permettendo così all’operatore di vedere che cosa sta succedendo e assicurare un’assistenza migliore”, spiega Scapigliati. L’altro elemento che dovrebbe entrare a regime è un applicativo informatico identico a livello nazionale che permetta di indicare il defibrillatore più vicino grazie alla geolocalizzazione. Aggiunge Scapigliati: “Tutte queste novità richiederanno tempo e non produrranno cambiamenti immediati. Vedremo i primi risultati tra una decina d’anni. Per questo è fondamentale partire il prima possibile”.
L’unione fa la forza
La frammentarietà del nostro sistema sanitario rende quindi preziosissimi i decreti attuativi: “Oggi la situazione è molto variegata tra Regioni, Province e spesso all’interno della stessa Asl”, rileva Scapigliati. I casi virtuosi non mancano e dovrebbero diventare modelli esportabili sull’intero territorio nazionale: “Andrebbe fatta, da parte di un organismo centrale come il Ministero della Salute o l’Istituto superiore di sanità una ricognizione dell’esistente – auspica Scapigliati – e in questo modo si avrebbe una fotografia attualizzata e si saprebbe dove intervenire”.
Alcune aree, per esempio, hanno già un’applicazione che può essere utile ai soccorritori. Tuttavia, è impensabile che ciascuna Regione ne abbia una diversa. Stesso discorso per il monitoraggio dei defibrillatori: oggi la legge prevede che la manutenzione dello strumento sia in capo a chi l’ha acquistato, che spesso è un’associazione di volontariato. Tuttavia, non c’è alcun obbligo e di conseguenza non è prevista una sanzione.
La nuova normativa invita alla registrazione dei nuovi Dae presso la centrale operativa del 118: a questo punto dovrebbe essere possibile inserire alert che segnalino al proprietario o al gestore quando sono da cambiare le batterie e le piastre adesive, senza addossare ai volontari la responsabilità del controllo periodico.
Infine, un miglioramento rispetto alla situazione attuale non richiesto esplicitamente dalla legge ma che potrebbe essere implementato con il tempo è la chiamata automatica al 112- 118 quando un defibrillatore viene utilizzato: “In questo momento – rileva Scapgliati – questo non accade e la chiamata di soccorso va effettuata a parte. Si tratta di un’aggiunta tecnicamente possibile, che auspichiamo seguirà la diffusione di questi strumenti sul territorio. Una cosa utile, ma in questo momento lo è ancora di più un’operazione di formazione e sensibilizzazione della popolazione, altrimenti avremo dispositivi potentissimi, ma nessuno in grado di utilizzarli”.
Manca un registro degli arresti cardicaci
“Un aspetto che non siamo riusciti a inserire nella legge, ma che a noi esperti preme molto, è la presenza di un registro degli arresti cardiaci, che al momento non c’è: continuiamo quindi a combattere contro un nemico che in realtà conosciamo pochissimo”. A parte alcune realtà virtuose, infatti, non siamo in grado di raccogliere i dati sull’intero territorio nazionale.
Se si sapesse dove accadono gli arresti cardiaci, a chi, a che ora e perché, la risposta e l’organizzazione potrebbe essere più raffinata. La vittima di arresto cardiaco, infatti, una volta che entra in ospedale viene classificata per la patologia di base, ovvero la causa del malore. In questo modo si perdono i dati epidemiologici specifici sull’evento cardiaco: manca infatti una scheda dati dedicata che poi potrebbe essere trasmessa in un database ad hoc. “Così non sappiamo quali sono stati i sintomi che hanno preceduto l’arresto cardiaco, qual è stato il primo ritmo registrato quando è arrivato il defibrillatore, quanto tempo ci ha messo l’ambulanza ad arrivare, che prognosi ha avuto la vittima se è riuscita a sopravvivere, se sussistono sequele neurologiche… Tutte informazioni preziosissime che però vanno perse. Sarebbe importante che l’evento cardiaco venisse studiato come un evento a sé stante”.
Il Dae registra quello che accade e ha al suo interno una serie di informazioni che potrebbero essere utili anche dal punto di vista epidemiologico ma che in questo momento non vengono quasi mai scaricate. Dall’esperienza di altri Paesi sappiamo che il 70%- 80% degli arresti cardiaci avviene in casa: “È quindi importante che i defibrillatori siano presenti nei luoghi pubblici, ma andrebbero anche fatti dei ragionamenti a livello di condominio o quartiere. Per farlo, dovremmo capire se esistono luoghi in cui il Dae può essere accessibile 24 ore al giorno”. E, soprattutto, deve esistere un coordinamento in grado di individuare come coprire le varie aree in modo uniforme, anche alla luce dell’investimento di 10 milioni di euro previsto nei prossimi cinque anni per l’istallazione dei Dae”.


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