Epilessia, Lice: un registro nazionale per uniformare diagnosi e terapie delle crisi neonatali

Pubblicato il: 13 Giugno 2022|

Da uno a cinque neonati su mille soffrono di crisi epilettiche e il rischio è dieci volte superiore nei nati pretermine (soprattutto prima della 30esima settimana). Le crisi di natura epilettica, inoltre, sono spesso difficili da diagnosticare nei neonati e il rischio di errori nella diagnosi e di terapie inappropriate è elevato, fino al 50 per cento dei casi. È quanto emerge dal Congresso nazionale della Lega italiana contro l’epilessia (Lice), giunto alla 45esima edizione. È stato lanciato un Registro italiano nazionale per il monitoraggio delle crisi neonatali.

Il Registro nazionale delle crisi neonatali

Il Registro Italiano delle crisi neonatali coinvolgerà circa 40 terapie intensive neonatali su tutto il territorio nazionale, neuro-pediatrie e neuropsichiatrie infantili, in stretta collaborazione con il gruppo INNESCO. “L’istituzione di un Registro Italiano delle crisi neonatali – ha spiegato Federico Raviglione, direttore della U.O.C. UONPIA dell’Asst Rhodense e coordinatore del gruppo INNESCO – ha come scopo fondamentale quello di creare un database che consentirà di clusterizzare i pazienti in base ad eziologia genetica/metabolica, sindromi epilettiche, eventi sintomatici. Questo consentirà lo studio e l’analisi strategica di casistiche di pazienti con crisi ed epilessie ad esordio neonatale valutandone con correttezza maggiore sia gli aspetti diagnostici sia le conseguenti azioni terapeutiche mirate”.

Le cause

Riconoscere le crisi neonatali non è mai semplice per i genitori che spesso le confondono con le normali attività motorie. Le cosiddette crisi tonico-cloniche generalizzate, cioè quelle che coinvolgono tutto il corpo con scatti violenti, sono invece molto rare nei neonati. In molti casi, sono la conseguenza di un danno verificatosi durante o subito dopo il parto come, ad esempio, una ipossia o ischemia (riduzione dell’afflusso di sangue al cervello o interruzione), la fuoriuscita di sangue nel tessuto cerebrale o infezioni. In molti di questi casi la condizione si risolve senza conseguenze e il bambino non sviluppa epilessia crescendo.

Uniformità diagnostica e operativa

Si distingue tra crisi neonatali, crisi sintomatiche acute espressione di danno peri-neonatale o prematurità, e le epilessie neonatali, dovute a condizioni genetiche-metaboliche benigne, ma talvolta ad evoluzione sfavorevole. “La gestione delle crisi neonatali – ha spiegato Laura Tassi, presidente della Lice – è spesso affidata a professionisti di diversa specializzazione come neuropsichiatri infantili, neonatologi, neurologi e pediatri, per questo risulta quanto mai necessaria una uniformità diagnostica e operativa. Tutte le crisi sospette che riguardano i neonati devono essere confermate dall’esecuzione di un elettroencefalogramma (EEG), mentre i neonati a rischio devono essere sottoposti ad un monitoraggio continuo e combinato aEEG e cEEG per almeno 24-72 ore dalla nascita. In virtù di questo due anni fa è nato, in collaborazione tra più Società Scientifiche, il gruppo Innesco (ItaliaN NEonatal Seizure Collaborative Network), primo gruppo di lavoro interdisciplinare formato da neurologi, pediatri, neuropsichiatri infantili, neonatologi e tecnici di neurofisiopatologia che si occupano della gestione delle crisi neonatali”. Al fine di uniformare i protocolli diagnostici ed allinearli alla più recenti evidenze scientifiche il gruppo INNESCO si è impegnato a produrre un documento di consenso sull’uso di EEG ed aEEG nel neonato, ratificato da varie società scientifiche come la Lice e pubblicato in inglese su Clinical Neurophysiology).

Tag: epilessia neonatale. federico raviglione / laura tassi / Lice /

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