Liste d’attesa infinite: sale a 34,5 miliardi la spesa privata e 11 milioni di italiani rinunciano alle cure

farmaci innovativi
Pubblicato il: 8 Giugno 2016|

Meno sanità pubblica, più sanità privata e in generale anche meno sanità. In estrema sintesi si possono riassumere così i risultati della ricerca Censis-Rbm Assicurazione Salute presentata oggi a Roma al VI Welfare Day. A causa delle lunghe liste d’attesa che caratterizzano oramai il nostro Ssn, infatti, è sempre più alta la quota di cittadini che nell’ultimo anno ha fatto ricorso ricorre alla sanità privata o all’intramoenia, rispettivamente dieci milioni (il 72,6% a causa delle liste) e sette milioni  (il 66,4%). Un fenomeno che ha fatto decollare la spesa privata che ha raggiunto quota 34,5 miliardi di euro negli ultimi due anni (+3,2% nel 2013-2015). Il dato è ancora più significativo se si considera che rappresenta il doppio dell’aumento della spesa complessiva per i consumi delle famiglie nello stesso periodo (pari a +1,7%). Da sottolineare anche che il 45,4% (+5,6% rispetto al 2013) ha pagato tariffe nel privato uguali o di poco superiori al ticket che avrebbe pagato nel pubblico. “Pagare per acquistare prestazioni sanitarie   è per gli italiani ormai un gesto quotidiano- ha commentato Marco Vecchietti, amministratore delegato di Rbm Assicurazione Salute – più sanità per chi può pagarsela. Il 30,2% si è rivolto alla sanità a pagamento anche perché i laboratori, gli ambulatori e gli studi medici sono aperti nel pomeriggio, la sera e nei weekend”.

Aumenta la sanità “negata”
Alla crescita del ricorso alla sanità privata, si affianca un altro fenomeno ancora più allarmante: la sanità “negata”. Solo nell’ultimo anno sono stati undici milioni gli italiani hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie a causa delle difficoltà economiche nell’ultimo anno, non riuscendo più a pagarle di tasca propria. Ben due milioni in più rispetto al 2012. A essere maggiormente penalizzati sono stati in particolar modo gli anziani (2,4 milioni i rinunciatari) e i millennials (2,2 milioni) ovvero la generazione dei nati tra il 1980 ed il 2000.
Sale anche il malcontento sul Ssn, sopratutto al Sud: il 52% degli italiani considera inadeguato il servizio sanitario della propria regione, una percentuale che sale al 68,9% nel Mezzogiorno e al 56,1% al Centro, mentre è pari al 41,3% al Nord-Ovest e al 32,8% al Nord-Est. La qualità del servizio sanitario della propria regione è peggiorata negli ultimi due anni per il 45,1% degli italiani (+2,4% rispetto al 2015), mentre è rimasta inalterata per il 41,4% ed è addirittura migliorata per il 13,5%.
Più di cinque milioni di italiani hanno inoltre ricevuto prescrizioni di farmaci, visite o accertamenti diagnostici inutili. Eppure il 64% si dichiara contrario al decreto appropriatezza: per il 50,7% dei cittadini  solo il medico può decidere se la prestazione è effettivamente necessaria e il 13,3% giudica che le leggi sono motivate solo dalla logica dei tagli. Il 51,3% inoltre si dichiara contrario a sanzionare i medici che fanno prescrizioni inutili. E’ favorevole al decreto, invece, il 36% dei cittadini: il 21,9% ha dichiarato che in questo modo  è possibile definire quando una prestazione è realmente necessaria e il 14,1% perché lasciando al singolo medico ci sono troppe differenze.

Anche la Sanità integrativa avanza
In questo scenario si fa sempre più strada a livello nazionale la sanità integrativa. Sono ben 26 milioni i cittadini che oggi si dicono propensi a sottoscrivere una polizza sanitaria o ad aderire a un fondo sanitario integrativo. “La sanità integrativa è oramai un’esigenza per tutti gli italiani – ha commentato  Vecchietti – e non può più essere considerata un benefit per i lavoratori dipendenti o un lusso per i più abbienti”. In particolare, tra gli aderenti  il 30,7% ha dichiarato di aver scelto questa opzione perché spendeva troppo di tasca propria, il 25% perché la copertura è estendibile a tutta la famiglia e il 13,6% per poter accedere più velocemente alle prestazioni.  Il 46,9% dei cittadini è inoltre d’accordo con l’adozione dell’opting out nel nostro Paese, ovvero l’uscita di alcuni gruppi sociali  dalla copertura pubblica e l’acquisto di una polizza sostitutiva (e non integrativa). L’amministratore delegato di Rbm lancia quindi un appello al ministro Lorenzin: “Serve un tavolo tecnico che metta insieme compagnie assicurative e fondi Sanitari per costruire un secondo pilastro sanitario più equo, effettivo ed universalistico”.

 

Tag: cittadini / decreto appropriatezza / Marco Vecchietti / Rbm Assicurazione Salute / sanità / sanità integrativa / spesa pubblica / ticket /

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