Malattie renali: presentata una consensus su come misurare e interpretare la proteinuria nelle glomerulonefriti

Non sempre le cose semplici sono altrettanto facili da gestire. È il caso della proteinuria, cioè la presenza di una quantità anomala di proteine nelle urine: un parametro di facile misurazione e a basso costo, importante per valutare il danno renale e monitorare l’andamento di diverse malattie, tra cui le glomerulonefriti. Eppure, ancora oggi, la sua misurazione e interpretazione non sono uniformi in tutta Italia. Anche a causa della molteplicità di strumenti e metodiche disponibili, che negli anni si sono ampliati, offrendo agli operatori sanitari diverse possibilità di analisi e refertazione.
Per questo, gli esperti raccomandano, quando possibile, di effettuare i controlli con la stessa metodica e, idealmente, nello stesso laboratorio, così da rendere più confrontabili nel tempo i valori di proteinuria e seguire con maggiore precisione l’andamento della malattia.
La consensus nazionale
È una delle raccomandazioni contenute in una consensus nazionale sulle glomerulonefriti, coordinata da Helaglobe e realizzata con il contributo non condizionante di Otsuka Pharmaceutical Italy, che ha coinvolto 43 esperti di diverse discipline, tra nefrologi, reumatologi ed economisti, con il coordinamento di nove rappresentanti firmatari del documento. La consensus è stata presentata a Milano il 17 settembre nel corso di un evento stampa.
“Sono anni importanti per il trattamento delle glomerulonefriti primitive e secondarie: abbiamo a disposizione strategie terapeutiche che cambiano la prognosi dei nostri pazienti” ha spiegato Gabriella Moroni, professoressa associata di Nefrologia alla Humanitas University di Milano. “Ma per scegliere le cure giuste per il paziente giusto, è indispensabile avere chiaro il valore prognostico delle variabili cliniche”.
Le glomerulonefriti
Sono un gruppo eterogeneo di malattie che danneggiano il filtro del rene e colpiscono spesso persone giovani. Possono avere origine primaria, quando il danno interessa direttamente i glomeruli, o essere secondarie ad altre condizioni, come malattie autoimmuni, infezioni o patologie sistemiche.
La loro evoluzione è variabile: in alcuni casi possono risolversi o rimanere stabili, mentre in altri possono determinare una progressiva perdita della funzione renale fino all’insufficienza renale cronica. La diagnosi e il monitoraggio si basano sull’integrazione di diversi parametri clinici e di laboratorio, tra cui la presenza di proteine e sangue nelle urine e la funzione renale.
Un marcatore dinamico
La proteinuria, in questo scenario, ha un ruolo fondamentale nella valutazione prognostica e nell’identificazione dei pazienti a maggiore rischio di progressione della malattia renale. “La presenza di proteinuria, indipendentemente dal valore, va sempre indagata” ha chiarito Roberta Fenoglio, Scdu Nefrologia-Dialisi e Cmid presso l’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino. “Diventa un segnale di allarme quando i livelli sono consistenti e si associano a un’attività infiammatoria del sedimento urinario o a una riduzione del filtrato glomerulare”.
Fondamentale però è monitorarla nel tempo, perché la “proteinuria è un valore dinamico” come emerge dal documento. “Non va valutata in una singola occasione, ma regolarmente, poiché sappiamo che è la variabile che meglio si associa all’andamento della malattia e che ci permette di stabilire più correttamente la prognosi del paziente”.
Un investimento per tutto il sistema
Cogliere per tempo i segnali di una glomerulonefrite e avere una diagnosi precoce significa da una parte guidare il paziente lungo il miglior percorso terapeutico possibile, fermando la progressione della malattia con tutto l’onere che comporta a livello sociale. E dall’altro ottenere anche un risparmio per il Servizio sanitario nazionale.
“Oggi la malattia renale cronica costa al Servizio sanitario nazionale circa 4 miliardi di euro l’anno, il 3,2% della spesa sanitaria complessiva, e oltre la metà di questi costi si concentra nelle fasi terminali, cioè quando la proteinuria non è stata controllata” ha dichiarato Andrea Marcellusi, ricercatore Tenure Track (Rtt) presso il Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università degli Studi di Milano. “Il salto è enorme: un paziente in fase iniziale costa qualche migliaio di euro, un paziente che finisce in dialisi tra i 30 e i 50mila euro l’anno. La proteinuria è il marcatore che ci dice chi rischia di fare questo salto” ha aggiunto.
Di qui la lettura in chiave di investimento: “Alcune stime ci dicono che ritardare di cinque anni la progressione, anche solo nel 10% dei pazienti in stadio avanzato, vale fino a 2,5 miliardi di euro di risparmio per un Ssn sottoposto a una pressione importante, sia per l’invecchiamento della popolazione sia per le innovazioni in arrivo. Ridurre precocemente la proteinuria non è solo un obiettivo clinico: è un investimento per tutto il sistema”.
L’importanza della multidisciplinarietà
L’obiettivo dichiarato della consensus è ora quello di tradurre le raccomandazioni in pratica clinica quotidiana, favorendo una maggiore uniformità nella gestione delle glomerulonefriti sul territorio nazionale e migliorando la valutazione del rischio, la personalizzazione delle cure e gli esiti a lungo termine.
“La composizione del panel non è stata casuale: riflette la natura delle glomerulonefriti, un gruppo di patologie molto eterogenee la cui gestione richiede competenze ed esperienze che non si limitano al dato nefrologico” ha spiegato Margherita Zen, Uoc di Reumatologia, Dipartimento di Medicina (Dimed), Università di Padova, che si è soffermata sull’importanza della multidisciplinarità per queste patologie. Nelle forme secondarie che sono sistemiche (come il lupus) infatti, sono coinvolti anche altri distretti oltre ai reni, il che rende necessaria una presa in carico che coinvelge più specialisti che devono collaborare fra di loro.
Dello stesso avviso, Davide Cafiero, Managing Director di Helaglobe: “Mettere allo stesso tavolo nefrologi, reumatologi e un economista sanitario non è una scelta di forma. Significa accettare che su queste patologie nessuna singola specialità ha il quadro completo, e costruire un linguaggio comune a partire da lì”.
Favorire una diagnosi precoce
“L’innovazione terapeutica sta trasformando la gestione delle malattie renali, migliorando outcome clinici e qualità di vita dei pazienti” ha aggiunto Lorenza Macrina, Medical Affairs & QA Director di Otsuka Pharmaceutical Italy. “Tuttavia, il suo impatto è massimo quando si accompagna a diagnosi precoce e prevenzione.
“La proteinuria rappresenta un marcatore fondamentale per identificare tempestivamente i pazienti a rischio, anche tra i più giovani. Per questo – ha concluso – abbiamo sostenuto questa consensus: promuovere consapevolezza e diffondere raccomandazioni condivise significa favorire l’identificazione precoce dei pazienti a rischio e consentire un accesso più tempestivo alle opportunità terapeutiche oggi disponibili”.
Il documento è stato sviluppato con metodologia Real-Time Delphi, un’evoluzione della classica metodologia Delphi che consente ai membri del panel di esprimere il proprio giudizio sulle singole affermazioni visualizzando in tempo reale le valutazioni degli altri esperti, con possibilità di rivedere la propria posizione. Il risultato è un processo di convergenza più rapido e trasparente rispetto ai tradizionali round sequenziali.



SEGUICI SU