Mobilità sanitaria, più appropriatezza e servizi sul territorio per frenare l’esodo verso altre Regioni

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Pubblicato il: 12 Febbraio 2016|

La mobilità sanitaria passiva è ormai un elemento strutturale del sistema sanitario italiano. Se si vuole arginare il fenomeno, bisogna creare le condizioni perché i cittadini ritrovino fiducia nella sanità dei territori da cui “fuggono”. È il messaggio che arriva al Primo Summit Mediterraneo Sanità, forum di due giorni – che si è chiuso oggi a Napoli – promosso da Federsanità Anci e Motore Sanità, con gli occhi puntati sulla sanità del Mezzogiorno. E arriva in concomitanza con il messaggio lanciato ieri dal presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, dopo il via libera definitivo al riparto del Fondo sanitario nazionale: “Subito al lavoro su un piano nazionale per la riduzione mobilità sanitaria”.
La mobilità è un fenomeno in crescita. Come rivelano i dati del Rapporto sull’attività di ricovero ospedaliero pubblicati a fine 2015 dal ministero della Salute, la mobilità complessiva nazionale per acuti in regime ordinario è del 7,9% (era 7,6% nel primo semestre 2014, mentre quella per acuti in regime diurno è al 9,2% (+0,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente).
I cittadini che si spostano dalla propria Regione per curarsi in posti differenti “valgono” circa 3,8 miliardi di euro (dati Agenas 2014). ­“Le cifre ci dicono che i saldi negativi sono presenti soprattutto nelle Regioni in Piano di rientro, quindi principalmente al Sud”, commenta Giuseppe Zuccatelli, presidente dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), sottolineando la necessità di “recuperare la fiducia dei cittadini delle Regioni dove è altissima la mobilità passiva”. In quest’ottica, bisogna lavorare su almeno due fattori: territorio e appropriatezza: “Se analizzate lo scambio fra Regioni – aggiunge il presidente di Agenas – il 70% si riferisce a Drg a elevata inappropriatezza. Poi c’è bisogno di un territorio che funziona, perché anche in questo caso, il 70% di chi va in pronto soccorso in realtà non ci dovrebbe andare”.
La scelta della location (Napoli) per il Primo Summit Mediterraneo Sanità non è casuale. “In Campania – spiega Tonino Pedicini di Federsanità Anci – paghiamo ogni anno una cifra di circa 300 milioni di euro all’anno per la mobilità sanitaria passiva. E non è solo un problema di ‘eccesso di fuga’, ma di incapacità di attrazione. Rispetto alla domanda di salute delle popolazioni campane, l’offerta del nostro servizio sanitario regionale è spesso sottoutilizzata e utilizzata male. È mancato in questi anni un governo del sistema salute in grado di programmare un’offerta di servizi sanitari adeguata e proporzionata alla domanda”.
Tra gli strumenti per governare la mobilità sanitaria passiva, i cosiddetti “accordi di confine”. Secondo Zuccatelli “vanno incentivati” e sono “assolutamente decisivi” in quanto “in assenza di specifici accordi tra le Regioni, le strutture eroganti di una determinata Regione (specie quelle private) considerano gli utenti fuori Regione extra-budget e quindi aumentano progressivamente la produzione nei loro confronti”.

Tag: Agenas / Federsanità Anci / mobilità sanitaria / Regioni /

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