Plasmaderivati, l’importazione dall’estero costa all’Italia 117 milioni

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Pubblicato il: 29 Aprile 2022|

L’autosufficienza per le immunoglobuline è ancora lontana. Lo scorso anno, l’acquisto sul mercato estero ha inciso sulle casse del servizio sanitario nazionale per oltre 117 milioni di euro, con un aumento di circa il 26 per cento nell’arco degli ultimi cinque anni. Nel 2020, ha rappresentato circa il 3,4% della spesa farmaceutica totale, a fronte del 2,5% del 2019. Sono i numeri del Centro nazionale sangue che in questi giorni ha dedicato al tema del plasma e della disponibilità di medicinali plasmaderivati il simposio scientifico internazionale “The supply of plasma-derived medicinal products in the future of Europe”, organizzato in collaborazione con la Federazione internazionale delle organizzazioni di donatori di sangue (Fiods). Il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, ha sottolineato come sia necessaria una glocalità anche in questo settore, spingendo sulla donazione volontaria, capillare e non remunerata e su un utilizzo strategico dei medicinali plasmaderivati, soprattutto delle immunoglobuline.

La disponibilità di plasma

La situazione della disponibilità di plasma è stata resa ancor più complicata dalla diffusione della variante Omicron del Covid-19 che ha portato, nei primi tre mesi del 2022, a un calo nella raccolta in Italia di circa il 6% rispetto all’anno passato. Il dato negativo ha riguardato principalmente i primi due mesi dell’anno, mentre a marzo ci si è mantenuti su livelli stabili. In ogni caso, l’obiettivo di rendersi autonomi dalle importazioni estere è ancora lontano.

Stati Uniti leader della produzione

Le immunoglobuline sono farmaci plasmaderivati che servono a trattare diverse patologie, tra le quali le immunodeficienze primitive e le malattie autoimmuni, e possono essere prodotte tramite la lavorazione del plasma donato dai donatori italiani. Le donazioni di plasma, contrariamente a quanto succede con i globuli rossi, non bastano però a coprire il fabbisogno nazionale e bisogna ricorrere al mercato estero, in particolare a quello degli Stati Uniti, Paese leader nella produzione, che da solo occupa circa il 60% del mercato globale. Le stime di plasma raccolto in Europa si attestano sui 8,3 milioni di litri quando ma ne servirebbero quasi 14 per soddisfarne la richiesta complessiva: un deficit tra la domanda di immunoglobuline e il volume di plasma raccolto per la loro produzione di circa il 40%.

Obiettivo: l’autosufficienza

“Il valore dei medicinali plasmaderivati è inestimabile ma quando c’è di mezzo il mercato un prezzo da pagare c’è sempre – ha dichiarato durante il convegno il direttore del Centro nazionale sangue, Vincenzo De Angelis -. Questo perché il plasma donato è una risorsa strategica ma limitata. Incontri come questo possono fornire un contributo significativo al sistema plasma, attraverso contributi ed esperienze a confronto, in vista di un grande obiettivo, che è quello dell’autosufficienza a livello nazionale e di un equilibrio del mercato a livello internazionale”.

Puntare alla glocalità

Brusaferro ha ricordato come “l’esperienza del Covid-19 ci ha insegnato l’importanza del lavoro delle piccole comunità e l’importanza di collaborare con i partner a livello internazionale, in una sorta di glocality che deve valere anche per il sistema plasma” e ha sottolineato “il grande valore solidaristico dei programmi di cooperazione internazionale che permettono di inviare a paesi che ne hanno bisogno medicinali plasmaderivati in eccedenza al fabbisogno nazionale”.

Tag: centro nazionale sangue / Istituto Superiore di Sanità / plasmaderivati / silvio brusaferro /

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