Regioni, senza nuovi fondi per affrontare la pandemia si rischia aumento delle tasse ai cittadini

Pubblicato il: 17 Novembre 2021|

Quest’anno la pandemia ha gravato per 8,078 miliardi di euro sulle casse statali, con un costo medio pro capite a livello nazionale di 135,45 euro. Sono i conti presentati durante l’incontro dei delegati della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome con i capigruppo di Camera e Senato che hanno chiesto un maggior supporto per evitare lo squilibrio economico-finanziario della parte sanitaria regionale. Il rischio, hanno sottolineato gli enti regionali, sarebbe di dover aumentare le tasse ai cittadini.

Le spese emergenziali

Degli 8 miliardi impiegati per l’emergenza Covid nel 2021, il 21% ha coperto costi per acquisto di beni (prevalentemente, famaci, dispositivo di protezione, reagenti), il 46% l’acquisto di servizi sanitari, dalle Usca alla medicina convenzionata, il 34% è stato speso per il personale. Le spese, hanno fatto notare i delegati della Conferenza delle Regioni, sono state soltanto in parte coperte dalle risorse stanziate dal Governo con i decreti emergenziali, in diminuzione di 2,2 miliardi rispetto al 2020. Quest’anno le Regioni hanno dovuto affrontare anche la campagna vaccinale e la ripartenza economica delle diverse attività.

Costi delle Regioni

A differenza del 2020, hanno sottolineato le Regioni, non è stato possibile utilizzare alcune risorse straordinarie per far fronte alla gestione emergenziale, quali il ricorso ai Fondi Europei (FESR e FSE), e si è potuto contare solo in parte sui rimborsi dalla struttura commissariale e dal dipartimento della Protezione civile. A questo si è aggiunta la diminuzione delle entrate nelle casse regionali a causa delle ripetute chiusure delle attività commerciali.

Rischio aumento di tasse

“Le Regioni non soltanto hanno fatto uno sforzo organizzativo enorme – ha commentato il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga – penso all’aumento del personale, penso ai percorsi dedicati per salvaguardare la salute delle persone, ma hanno anche sostenuto molti altri costi come i tracciamenti, i tamponi, le analisi di laboratorio, gli hub e le campagne vaccinali”. I costi, hanno chiesto le Regioni ai capigruppo di Camera e Senato, non possono rimanere soltanto a carico degli enti locali perché “quando l’equilibrio finanziario della sanità delle Regioni viene meno, l’obbligo per legge – non solo un rischio quindi – è quello di aumentare le tasse ai cittadini. Non possiamo certo pensare che la pandemia venga finanziata con un aumento di tasse”, ha concluso Fedriga.

Chiesto intervento del Governo

Per scongiurare la compromissione degli equilibri dei bilanci sanitari, le Regioni hanno chiesto un intervento normativo, già in sede di conversione in legge del Decreto fiscale (DL 146/2021), “che consenta il completo superamento delle perimetrazioni attuali e l’utilizzo flessibile delle risorse emergenziali, sia con riferimento alle quote non utilizzate dei finanziamenti emergenziali di competenza dell’anno 2020 (accantonate da diverse Regioni per poter essere impiegate nell’anno in corso) sia con riferimento ai finanziamenti dell’anno 2021”.

Finanziamenti in Manovra

Positivo è l’incremento del livello di finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard, previsto per il triennio 2022-2024 dalla manovra economica, ma è necessario ottimizzare lo stanziamento delle risorse per non disperdere i benefici. Con le maggiori entrate previste per il 2022-2024, hanno ricordato le Regioni, bisognerà anche stabilizzare il personale reclutato durante la fase emergenziale, attuare la fase inter-pandemica del Piano strategico operativo nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale (PanFlu) 2021-2023, provvedere direttamente all’acquisto dei beni sanitari che nel 2022 la Struttura Commissariale non provvederà più a fornire.

Tag: Camera / Conferenza delle Regioni / covid-19 / pandemia / Senato / spese sanitarie /

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