Spazio Ue dei dati sanitari, i timori dei Garanti europei per la privacy

spazio ue dati sanitari
Pubblicato il: 27 Luglio 2022|

Sì allo Spazio europeo dei dati sanitari, rispettando però tutte le norme e le garanzie previste a tutela della privacy dei pazienti. È la raccomandazione contenuta in un parere congiunto del Comitato europeo per la protezione dei dati (Edpb) e il Garante europeo della protezione dei dati (Edps).

Lo Spazio Ue dei dati sanitari

Lo Spazio europeo proposta dalla Commissione, ricorda il Garante italiano per la privacy nella sua newsletter, mira a facilitare la creazione di un’Unione sanitaria europea e a consentire all’Ue di sfruttare appieno il potenziale offerto dallo scambio, dall’uso e dal riutilizzo sicuro e protetto dei dati sanitari elettronici, sia per fornire una migliore assistenza sanitaria, anche transfrontaliera, al soggetto i cui i dati sono stati raccolti (“uso primario”), sia a fini di  ricerca scientifica, medicina personalizzata, statistica, applicazioni digitali per la salute (“uso secondario”).

I paletti

Nel loro parere, l’Edpb e l’Edps accolgono con favore l’impegno per rafforzare i diritti delle persone rispetto ai propri dati elettronici sanitari, ma esprimono comunque alcune preoccupazioni. “Innanzitutto – spiega il Garante – riguardo al disallineamento tra le previsioni della proposta sui diritti degli interessati e il Gdpr. Inoltre, pur riconoscendo che le previsioni della proposta volte a facilitare l’uso secondario di dati sanitari elettronici possono generare benefici per il bene pubblico, il Comitato e il Garante europeo mettono in luce i rischi per i diritti e le libertà delle persone interessate derivanti da queste ulteriori attività di trattamento, rispetto alle quali, diversamente dall’uso primario, non è garantito all’interessato il diritto di limitare l’accesso di terzi ai propri dati”. Secondo Edpb e Edps, le finalità dell’uso secondario dei dati sanitari elettronici non sono adeguatamente definite dalla proposta e chiedono quindi ai co-legislatori di delimitare ulteriormente tali finalità, circoscrivendole a quelle collegate al perseguimento di un bene pubblico nel settore sanitario o previdenziale.

I dati delle app

Per quanto riguarda i dati sanitari generati dalle app per il benessere e da altre applicazioni digitali per la salute, il parere chiede che tali informazioni personali non vengano messe a disposizione per l’“uso secondario”, perché producono un’enorme quantità di dati, che non sono della stessa qualità di quelli generati dai dispositivi medici e che possono essere trattati insieme ad ulteriori informazioni diverse da quelle sanitarie.

L’infrastruttura

Uno dei punti chiave della proposta della Commissione è la creazione di un’infrastruttura per lo scambio di dati sanitari elettronici. Tuttavia, sottolinea il Garante, “la grande quantità di dati che verrebbero trattati, la loro natura altamente sensibile, il rischio di accesso illegale e la necessità di garantire un controllo efficace da parte di autorità indipendenti per la protezione dei dati richiedono, secondo l’Edpb e l’Edps, che Parlamento europeo e Consiglio impongano l’obbligo di conservare i dati sanitari elettronici esclusivamente all’interno Spazio economico europeo (fatti salvi ulteriori trasferimenti in conformità con le garanzie approntate Gdpr)”.

La governance

Infine, per quanto riguarda il modello di governance introdotto dalla proposta, l’Edpb e l’Edps sottolineano che le Autorità per la protezione dei dati sono le uniche autorità competenti per le questioni relative al trattamento dei dati personali e dovrebbero rimanere l’unico punto di contatto per le persone in merito a tali questioni. Dovrebbe essere quindi evitata ogni sovrapposizione tra tali Autorità e i nuovi enti introdotti dalla proposta e dovrebbero essere specificate le rispettive competenze e previsti chiari obblighi di cooperazione.

Tag: edpb / edps / garante privacy / spazio europeo dati sanitari /

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