Una corsia accelerata per il 5 per mille, ma alla ricerca serve più sostegno

Pubblicato il: 16 Giugno 2020|

Se nella vostra dichiarazione dei redditi avete scelto a chi destinare il 5 per mille dell’Irpef, sappiate che questi fondi sono arrivati ai beneficiari con due anni di ritardo. Da tempo le organizzazioni non profit chiedono una procedura più rapida e lo hanno ribadito a gran voce con l’arrivo dell’emergenza Covid-19. La politica ci stava lavorando, con i suoi tempi e nell’ambito di una riforma più ampia per il Terzo settore, ma la pandemia ha imposto un’accelerazione e con il cosiddetto “decreto Rilancio” è arrivata una procedura più rapida. Parliamo di circa 500 milioni di euro all’anno.

Cos’è il 5 per mille

Una premessa: il 5 per mille, istituito in via sperimentale dalla legge Finanziaria 2006, è una misura fiscale che consente ai contribuenti di destinare una quota dell’Irpef (pari, appunto, al 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche) a enti che si occupano di attività di interesse sociale, come associazioni di volontariato e di promozione sociale, onlus, associazioni sportive che svolgono prevalentemente attività socialmente utili, enti di ricerca scientifica e sanitaria, ma anche ai servizi sociali dei Comuni. Non rientra nella definizione di “donazione” e quindi non beneficia delle agevolazioni fiscali connesse (non si può detrarre dalle tasse), ma non costa nulla: il contribuente è comunque tenuto a pagare l’Irpef. La legge n.190/2017 ha “stabilizzato” il contributo, rendendolo una fonte sicura e costante di finanziamento per gli enti non profit.

I tempi

Un esempio aiuta a chiarire i tempi di erogazione dei fondi del 5 per mille: i cittadini compilano la dichiarazione 2020 relativa ai redditi del 2019, ma le risorse (erogate da diversi ministeri) arrivano ai beneficiari nel 2021. Così non sarà dopo il Decreto Rilancio: il testo prevede che l’erogazione del contributo relativo al 2019 venga anticipata a quest’anno. Gli elenchi dei beneficiari dovranno essere pubblicati dall’Agenzia delle entrate entro il 31 luglio 2020 e le somme erogate entro il 31 ottobre 2020. Nel frattempo, dovrebbero arrivare anche i fondi relativi al 2018: l’Agenzia ha pubblicato l’elenco dei beneficiari a inizio aprile scorso, che documenta le scelte effettuate da oltre 16 milioni di italiani.

L’effetto Covid-19

“Già da tempo, con altre organizzazioni, avevamo presentato al Governo la richiesta di abbreviare i tempi di erogazione. Perché aspettare due anni se lo Stato incassa quelle risorse con la dichiarazione?”, dice ad AboutPharma Niccolò Contucci, direttore generale della Fondazione Airc (Associazione italiana ricerca contro il cancro), l’organizzazione protagonista da oltre 50 anni nel sostegno alla ricerca scientifica indipendente e prima in classifica per il 5 per mille destinato dai contribuenti. La questione 5 per mille, in effetti, era già sull’agenda politica. Dopo numerosi appelli (fra cui quello lanciato dalla rivista di settore Vita), ad aprile è arrivato in Parlamento lo schema di un Dpcm previsto dal Dlgs 111/2017, un pezzo della riforma del Terzo settore (legge delega 106/2016) che prevede un accesso più snello e rapido ai fondi, evitando che l’Agenzia delle entrate debba attendere il termine di un anno per le dichiarazioni integrative dei contribuenti.

“Quando è arrivato il Covid-19 – spiega Contucci – anche il non profit si è fermato. Quindi abbiamo chiesto al Governo di sbloccare – con il Dpcm o con uno dei decreti dell’emergenza – il 5 per mille 2018 e 2019, una misura a costo zero per lo Stato, perché si tratta di risorse già incassate. Così da dare ossigeno prezioso alle organizzazioni che ne beneficiano in un momento particolarmente difficile. Il decreto Rilancio ha accolto le richieste del non profit italiano e siamo molti grati al Governo e al Parlamento”. In sostanza, il decreto Rilancio risponde a un’esigenza immediata, mentre il Dpcm serve a rendere “strutturale” la corsia accelerata per l’erogazione del 5 per mille.

La top ten

Secondo i dati 2018 sui beneficiari, Airc è in vetta alla classifica con 65 milioni di euro. Sul podio ci sono anche Emergency e Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro (entrambe con poco più di 11 milioni). Seguono – nella top ten – Medici senza frontiere (9,2 milioni), Istituto europeo di oncologia (7,3), Associazione italiana contro le leucemie (6,1), Save the children (6), Lega del filo d’oro (5,7), Fondazione dell’Ospedale pediatrico Meyer (5,4) e Comitato italiano per l’Unicef (5,3). Online sul sito dell’Agenzia delle entrate è disponibile da aprile l’elenco permanente dei soggetti che potranno ricevere il 5 per mille per l’anno finanziario 2020. Si tratta di oltre 58 mila enti: 47.208 per il volontariato, 504 della ricerca scientifica, 105 della ricerca sanitaria, mentre le associazioni sportive dilettantistiche arrivano a 10.257. A questi vanno aggiunti circa 8mila Comuni italiani. Per i fondi del 5 per mille è previsto un tetto di 500 milioni di euro all’anno (sforato di 13 nel 2018). L’ultima legge di Bilancio ha previsto di alzare l’asticella gradualmente nei prossimi anni: tetto da 510 milioni nel 2020, 520 nel 2021 e 525 a partire dal 2025. Operazione che dovrebbe evitare tagli ai contributi in eccesso.

L’impatto sul fundraising

Il 5 per mille è importante, ma non è tutto. Covid-19 si è abbattuto violentemente sulle attività di raccolta fondi, linfa vitale del volontariato. “L’impatto dell’emergenza – continua il direttore generale di Airc – è stato disastroso soprattutto per le attività di fundraising che si svolgono sul territorio e prevedono il coinvolgimento di tante persone in uno stesso luogo. Qualsiasi iniziativa, manifestazione, cena è stata cancellata e anche le donazioni fatte tramite bollettino postale sono crollate. L’impossibilità di muoversi ha rallentato in modo drammatico le donazioni. Possiamo dire che nei mesi di marzo, aprile e maggio queste attività sono scese del 50-60%”.

In soccorso è arrivata la generosità “digitale”, più di quanto ci si potesse aspettare. “Sono andate avanti le donazioni in forma digitale e in alcuni casi sono addirittura cresciute, a dimostrazione che le persone hanno sempre a cuore la rilevanza della ricerca sul cancro”. Va considerato poi che a maggio, in concomitanza con la “Festa della mamma”, Airc promuove da 36 anni le azalee della ricerca. “Quest’anno, nell’impossibilità di celebrare la nostra principale iniziativa di raccolta fondi sul territorio, ci siamo spostati su un canale digitale grazie a una partnership con Amazon. È andata anche molto bene, siamo riusciti a distribuire 316mila azalee, raccogliendo oltre cinque milioni di euro. Forse tre o quattro mesi fa non avrei ritenuto possibile un risultato del genere. Abbiamo fatto di necessità virtù, tante persone hanno risposto con generosità e – spiega Contucci – Amazon non ha voluto un euro, non ha percepito compensi dalle vendite”.

Il sostegno al terzo settore

Più in generale, tutto il Terzo settore ha subìto duramente l’impatto della pandemia. Tant’è che il Governo – prima con i decreti “Cura Italia” e “Liquidità” e poi con il decreto “Rilancio” – ha previsto una serie di interventi per sostenerlo, a partire dal rifinanziamento del fondo per le attività delle associazioni con altri 100 milioni di euro. “Diverse misure per le imprese sono state estese alle organizzazioni non profit, dalla cassa integrazione al credito di imposta su affitti e sanificazione”, sottolinea Contucci. “Il non profit è un mondo variegato, fatto da oltre 300 mila organizzazioni. La maggioranza sono molto piccole e si fondano sul volontariato. Quelle più grandi e con dipendenti hanno avuto problemi in più, quindi l’acceso alla cassa integrazione è stato importante”. Fra le misure, anche quelle per l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale e per il sostegno della liquidità degli enti, che potranno accedere al credito agevolato. Soddisfazione per i contenuti del decreto Rilancio è stata espressa dal Forum nazionale Terzo settore, che rappresenta 86 organizzazioni nazionali.

“Una manovra che apprezziamo – afferma in una nota la portavoce nazionale del Forum, Claudia Fiaschi – e che accoglie la maggior parte delle richieste avanzate in occasione degli ultimi confronti con il Governo. Potremo contare su una serie di aiuti che daranno ossigeno alle nostre organizzazioni, le aiuteranno a impostare la fase di ricostruzione post emergenza, confermando e innovando il nostro impegno per le persone e le comunità più fragili del Paese”. Ad aprile nove organizzazioni si erano rivolte al Governo per chiedere un sostegno concreto per la sopravvivenza del Terzo settore: Airc, Action Aid, Ail (Associazione italiana leucemie), Emergency, Fiagop (Federazione italiana associazioni genitori oncoematologia pediatrica), Telethon, Fnopi (Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche) e Uniamo (Federazione italiana malattie rare). Chiedevano “interventi urgenti per dare respiro economico agli enti, alle associazioni e alle organizzazioni del Terzo settore attraverso una gestione intelligente delle risorse, e garantire quindi la sopravvivenza del privato sociale che rappresenta una componente fondamentale del tessuto sociale ed economico dell’Italia”.

Il divario nord-sud

Una aiuto particolare è stato riservato al Terzo settore nelle Regioni del Mezzogiorno. Il decreto stanzia 120 milioni di euro, assegnando all’Agenzia per la coesione territoriale l’attuazione dell’intervento tramite bandi pubblici per contributi a fondo perduto. “Se vogliamo trovare un parallelo facile – spiega il direttore generale di Airc – il Terzo settore non è tanto diverso dall’articolazione delle imprese italiane in piccole, medie e grandi. Prevale la piccola dimensione, ma anche dal punto di vista della concentrazione geografica la situazione è simile. Più della metà delle organizzazioni del Terzo settore si concentra al Nord e il resto si divide tra Centro, Sud e Isole”. Airc ha sede in Lombardia, ma anche 17 comitati regionali in altrettante Regioni.

“Noi finanziamo la migliore ricerca che ci viene proposta, tuttavia la gran parte delle application arriva dal Nord e in misura minore dalle università e dagli Irccs del Sud. Spesso i migliori ricercatori lasciano il Sud e questo riflette un problema strutturale del Paese. Non è che il Sud sia un luogo di minore rilevanza scientifica, il problema è anche negli ultimi 30 anni diversi fattori hanno prodotto una certa desertificazione della ricchezza intellettuale che prima era al Sud e vi restava, ora va via, anche fuori dall’Italia”.

La ricerca va sostenuta

L’antico divario Nord-Sud risulta ancora più grave se analizzato in un contesto, quella della ricerca, dove il sotto-finanziamento è una costante. L’emergenza Covid-19, prima sanitaria e poi economico-sociale, riaccende un faro su questo tema. “Noi finanziamo la ricerca scientifica indipendente e in un momento difficile come questo ci siamo dovuti riorganizzare e adattare. Penso che chi progetta il futuro del Paese – sottolinea Contucci – dovrebbe tenere bene presente il ruolo della ricerca biomedica nella crescita e nella rinascita dell’Italia. Oggi attendiamo risposte dalla scienza su farmaci e vaccini contro Covid-19 e, al mondo, non c’è una sola persona distratta dall’assoluta centralità della ricerca scientifica. Anche in ragione di questa forte consapevolezza, le istituzioni dovrebbero ripensare il finanziamento pubblico alla ricerca biomedica e in più in generale alla ricerca scientifica. Investire nei momenti di crisi significa darsi più chance e prospettive per un futuro che non è poi così lontano”.

Per Contucci l’idea di investire di più sulla ricerca non può essere una semplice “dichiarazione di buon senso”, ma una vera “impellenza strategica” per chi stabilisce le priorità. “In questi mesi non si parla d’altro che di ricerca, dovrebbe essere una buona notizia, un fattore abilitante per prendere misure strutturali. Il nostro Paese – conclude il direttore generale di Airc – ha una comunità scientifica di altissimo livello, ma un investimento pubblico relativamente scarso”. Il fatto che l’Italia investa poche risorse pubbliche in ricerca non fa più notizia.

Tag: Emergency / fondazione airc / Fondazione dell’Ospedale pediatrico Meyer / istituto europeo di oncologia / medici senza frontiere / Save the Children / Telethon /

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