Contro l’antibioticoresistenza servono reti di sorveglianza locali

antibiotico resistenza e infezioni
Pubblicato il: 5 Luglio 2022|

Nella lotta all’antibioticoresistenza uno dei tasselli ancora mancanti è la conoscenza delle resistenze a livello territoriale, tuttora insufficiente nella maggior parte dei Paesi, compresa l’Italia. Conoscerle è la base su cui poi costruire linee guida locali per la prescrizione di antibiotici e strategie di vaccinazione e ridurre così al minimo lo sviluppo di ulteriore resistenza. “Quando nei report istituzionali si parla di batteri resistenti agli antibiotici ci si riferisce soprattutto alla situazione ospedaliera. Ciò di cui invece si sa ancora poco è la situazione sul territorio, dove i super bug non sono gli stessi che si trovano negli ospedali o nelle Rsa”. È il monito lanciato da Ercole Concia, professore ordinario di Malattie infettive dell’Università degli Studi di Verona, che precisa: “Ad esempio lo pneumococco è una delle cause maggiori di polmoniti, otiti e in parte di sinusiti che si ritrovano a curare i medici di medicina generale o i pediatri di libera scelta. La sua resistenza nei confronti della penicillina è stimata intorno all’11%, ma sono ceppi isolati da campioni di sangue e da persone affette da malattie sistemiche come setticemia o meningite, non dalla polmonite od otite”.

La sorveglianza in Italia

Dal 2001 in Italia è attiva la sorveglianza nazionale dell’antibioticoresistenza Ar-Iss, coordinata dall’Istituto superiore di sanità (Iss). I dati (poi inviati alla rete europea Ears-Net, European Antimicrobial Resistance Surveillance Network)
vengono raccolti da una rete di laboratori ospedalieri di microbiologia attivi sul territorio nazionale. L’obiettivo – come riporta lo stesso Iss – è descrivere frequenza e trend di antibioticoresistenza in un selezionato gruppo di batteri isolati da infezioni di rilevanza clinica (batteriemie o meningiti) che rappresentano sia infezioni acquisite in ambito comunitario (Streptococcus pneumoniae) sia infezioni associate all’assistenza sanitaria (Staphylococcus aureus, Enterococcus faecium e E. faecalis, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa, Escherichia coli, Acinetobacter baumannii group).

L’assenza della microbiologia sul territorio

E sul territorio? “Purtroppo la microbiologia è praticamente assente e raramente viene eseguita la coltura del materiale per analizzare il batterio nonché le eventuali resistenze” risponde Concia. Nel caso della polmonite per esempio il campione da inviare per l’analisi delle resistenze è l’escreato, che però deve arrivare in laboratorio ed essere processato entro due ore dal prelievo, come spiega l’esperto. Un’attività che allo stato attuale in Italia è impensabile. “Praticamente nessun medico fa la coltura e viene data una ‘terapia empirica’ basata sull’esperienza e la conoscenza del medico” aggiunge Concia. “Un peccato considerando che negli adulti l’80% delle faringotonsillite è di origine virale, per cui l’antibiotico è inutile. Nei bambini la percentuale scende al 50% ma è comunque fondamentale saperlo anche per evitare effetti collaterali dovuti al farmaco. Gli unici dati che abbiamo a disposizione sono quelli delle cistiti, perché le urine sono un campione facile da raccogliere. È un grosso limite e per questo sarebbe necessario rivedere lo studio delle infezioni sul territorio”.

Lo studio Soar

Una delle poche attività che vanno in questa direzione è lo studio Soar, Survey of Antibiotic Resistance, sostenuto da Gsk e citato anche dall’Amr industry alliance come case study. Uno studio internazionale, partito nel 2002, che raccoglie i dati di resistenza sul territorio in 35 Paesi (lo studio segue il The Alexander Project, partito nel 1992 come studio di sorveglianza internazionale sulle infezioni del tratto respiratorio acquisite in comunità) per quanto riguarda i principali patogeni responsabili di infezioni respiratorie comunitarie. Nel dettaglio le survey Soar, raccolgono i dati sulle resistenze a partire da esami colturali eseguiti su campioni provenienti da secrezioni auricolari, espettorato, aspirato endotracheale, lavaggio bronchiolo-alveolare e sangue di pazienti con infezioni delle vie respiratorie acquisite in comunità (community-acquired respiratory tract infections, CA-RTIs).

Obiettivi adeguati

Anche l’Italia ha aderito allo studio Soar con quattro centri, i cui dati sono attualmente in fase di pubblicazione. Lo scopo, sia nel nostro Paese come negli altri, è condividere i risultati con operatori ed enti sanitari pubblici, in modo da avere livelli di resistenza specifici aggiornati e su questi basare gli obiettivi. Per esempio, in riferimento al Piano nazionale di contrasto dell’antimicrobico-resistenza (Pncar) 2017-2020 e in particolare ai dati ospedalieri, Concia spiega che gli obiettivi fissati sono stati decisi senza tenere conto esattamente delle diverse situazioni del Paese. In alcune regioni o località infatti la presenza dei batteri multi resistenti può variare enormemente, motivo per cui non andrebbe stabilito un traguardo generale ma personalizzato in base a quanto rilevato sul posto. Conclude Concia: “In ospedale c’è la possibilità di produrre dei report. Qui a Verona c’è un sistema di sorveglianza che permettere di valutare la situazione dei singoli reparti, con dati su batteri presenti e resistenze. È un sistema che permette di scegliere l’antibiotico non solo in base alle linee guida generali, ma anche alla situazione reale. I sistemi di sorveglianza quindi dovrebbero essere sicuramente nazionali, ma anche locali per contrastare in maniera adeguata il fenomeno dell’antibioticoresistenza”.

Home page rubrica: “Antibioticoresistenza, sinergia di azioni per contrastare il fenomeno”

Sponsor dell’iniziativa è GSK. GSK non ha avuto alcun ruolo nella review dei contenuti, redatti autonomamente ed integralmente da AboutPharma e dai propri collaboratori, che se ne assumono l’esclusiva responsabilità

Tag: antibioticoresistenza / antibioticoresistenza sinergia di azioni per contrastare il fenomeno / reti sorveglianza / Università di Verona /

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