L’Italia ha il suo Piano Nazionale Diabete

A distanza di 26 anni dalla legge 115 del 1987, con la quale per prima l’Italia si dotava di una legge di indirizzo sul diabete – allora salutata come ‘pionieristica e illuminata’ – vede ora la luce un Piano Nazionale Diabete, che risponde ai recenti indirizzi ai quali la Comunità Europea ha chiesto a tutti gli Stati Membri di aderire. Con il provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale, l’Italia risponde alla risoluzione del Parlamento Europeo del 14 marzo 2012 che invitava gli Stati membri a dotarsi di questo strumento per far fronte alla pandemia del diabete.
Nel Piano Nazionale italiano si ribadisce la necessità di un’efficace opera di prevenzione del diabete e delle sue complicanze già sancita dalla Conferenza Stato-Regioni del 29 aprile 2010. Il numero di persone con diabete è in aumento in tutto il mondo, ma anche nel nostro Paese, quale conseguenza di aumento dell’obesità (soprattutto infantile), perdita delle tradizioni alimentari (dieta mediterranea), riduzione dell’attività fisica e aumento della sedentarietà. Attualmente il numero di persone con diabete (dati 2011) è di 3 milioni, soprattutto diffuso tra le classi meno abbienti e con una maggiore prevalenza al Sud (http://www.istat.it/it/archivio/71090). Nel 2009 il diabete è stato riconosciuto causa di morte in quasi 21mila casi ma è concausa di morte in altri 72mila casi. La probabilità di ricovero ospedaliero è doppia nella persona con diabete rispetto a quella senza malattia.
“Un’efficace prevenzione – ha affermato il professor Stefano Del Prato, presidente della Società Italiana di Diabetologia, SID – è fondamentale per ridurre l’impatto del diabete sull’individuo e sulla collettività. Quest’azione non può non partire che da un miglioramento della consapevolezza dei rischi ma anche delle possibilità di prevenzione a livello di popolazione generale. Il PND rappresenta un importante punto di riferimento di queste azioni che auspichiamo vengano attivate a tutti i livelli a partire dalle generazioni più giovani che sono quelle a rischio di pagare uno scotto maggiore”.


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