Malattie oculari rare e Covid-19: l’impatto sul percorso paziente e la risposta di MyMOR

Malattie oculari
Pubblicato il: 8 Giugno 2022|

Le distrofie retiniche ereditarie dal punto di vista clinico e genetico sono classificabili come gruppo di malattie eterogenee. Come avviene per numerose altre malattie rare, il paziente deve spesso incontrare diversi clinici e recarsi in svariate strutture sanitarie prima di giungere a una diagnosi. Tuttavia, in alcune casistiche l’identificazione della causa genetica può risultare fondamentale nella gestione della patologia. È questo il caso delle mutazioni bialleliche del gene RPE65, per le quali è oggi disponibile un trattamento con terapia genica in grado di migliorare significativamente la capacità visiva e la qualità di vita dei pazienti. Di conseguenza, risulta fondamentale indirizzare i pazienti affetti da distrofie retiniche ereditarie verso una presa in carico rapida e adeguata da parte di centri con esperienza consolidata nella gestione di queste patologie.

Le attività del Centro Malattie Oculari Rare di Napoli

Il Centro Malattie Oculari Rare dell’Azienda Ospedaliera dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli, diretto dalla professoressa Francesca Simonelli, è un centro di eccellenza inserito all’interno dello European Reference Network for Rare Eye Diseases. Il Centro dispone di un’Unità di Terapie Oculari Avanzate e, anche in collaborazione con Telethon, ha in atto numerose sperimentazioni cliniche con l’obiettivo di valutare sicurezza ed efficacia di opzioni terapeutiche innovative. Nel 2008, proprio con Telethon e il Children’s Hospital of Philadelphia, ha partecipato al trial clinico di fase I/II di una terapia genica per pazienti con mutazioni del gene RPE65. Gli ottimi risultati in termini di sicurezza ed efficacia hanno portato all’approvazione della terapia da parte dell’European Medicines Agency e nel 2019 il Centro diretto dalla professoressa Simonelli è stato riconosciuto come prima struttura certificata in Italia per tale tipologia di trattamento. A distanza di tre anni, presso il predetto Centro, quindici pazienti provenienti da diverse regioni italiane sono stati trattati con la nuova terapia genica, di cui ben dieci in età pediatrica.

L’impatto pandemico

A partire da febbraio 2020 anche il Centro Malattie Oculari Rare dell’Università Vanvitelli, come tutto il sistema sanitario italiano, ha subito l’impatto del virus Sars-CoV-2. Il contesto pandemico ha avuto un effetto significativo anche sui pazienti con malattie rare che hanno riscontrato difficoltà nel mantenere continuità terapeutica e assistenziale, in seguito alla cancellazione o al rinvio di visite, esami diagnostici e interventi programmati; senza dimenticare i pazienti affetti da malattie degenerative, la cui presa in carico è stata ritardata a uno stato di malattia più avanzato. Per i pazienti con mutazioni del gene RPE65 sottoposti alla terapia genica si sono riscontrate criticità aggiuntive legate sia alla difficile mobilità interregionale, sia al rischio che la pianificazione dell’intervento potesse essere compromessa da una eventuale positività “last minute” alla malattia COVID-19.

Lo studio di Bip Life Sciences

Uno studio della società di consulenza Bip Life Sciences, avviato a maggio 2020 presso la Clinica Oculistica dell’Università “Luigi Vanvitelli”, ha stimato l’impatto della pandemia sull’operatività degli ambulatori e contribuito alla ridefinizione di nuovi standard di presa in carico dei pazienti con distrofie retiniche ereditarie in seguito alla pandemia da Covid-19. Dall’iniziale mappatura realizzata con figure professionali cliniche quali oculisti, ortottisti, genetisti, infermieri, psicologi e personale amministrativo che compongono il team multidisciplinare del centro, è emerso un percorso standardizzato con molteplici valutazioni diagnostiche strumentali. Dalle analisi si riscontra che la durata media per una visita, prima della comparsa della pandemia, sia stimata intorno ai 65 minuti.
In seguito alla diffusione da Covid-19, la struttura ha introdotto specifiche misure di sicurezza aggiuntive seguendo i nuovi protocolli ministeriali, come ad esempio: triage per la valutazione della presenza di sintomi o di fattori di rischio e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuali.

I risultati dell’analisi

L’integrazione delle attività legate a questi nuovi protocolli nella mappatura del percorso pre-pandemia (Figura 1) ha evidenziato un severo impatto sull’onere per il personale ambulatoriale e sui tempi legati alla gestione del percorso paziente. Infatti, la durata media del percorso paziente in periodo post-emergenziale è aumentata da 65 a 94 minuti, con un incremento pari al +45%.

novartis

Il prolungamento dei tempi di visita ha avuto ricadute inevitabili sull’attività del Centro Malattie Oculari Rare, già in difficoltà a causa dell’arretrato dovuto al blocco iniziale delle prestazioni sanitarie. Infatti, durante la prima fase dell’emergenza (tra marzo e maggio 2020) l’ambulatorio ha registrato una notevole riduzione delle attività. Questo ha creato un significativo accumulo delle visite già programmate e l’impossibilità di prendere in carico nuovi pazienti, che ha caratterizzato inevitabilmente l’attività dei mesi successivi. Tuttavia, al momento della ripresa delle attività, l’impatto delle nuove procedure di sicurezza e la reticenza dei pazienti a recarsi in ambulatorio per paura del contagio hanno portato a un calo drastico dei volumi.

Le soluzioni adottate

A partire da settembre 2020, quando i protocolli erano ormai entrati a regime e il numero di pazienti che annullavano o non si presentavano all’appuntamento iniziava a ridursi, è parso necessario intervenire sugli orari di apertura dell’ambulatorio per supportare il recupero delle visite annullate durante i mesi precedenti. La nuova produttività ha permesso al centro di recuperare gran parte della lista di attesa causata dall’emergenza e di raggiungere un volume complessivo di circa 1.500 visite, pari all’86% di quelle attese in uno scenario senza pandemia.

Tuttavia, per garantire la sostenibilità nel lungo periodo di questo aumento di produttività, il Centro ha dovuto affrontare alcune criticità presenti nel percorso paziente già prima dell’arrivo della pandemia e fortemente inasprite dall’emergenza. La maggior parte delle difficoltà identificate sono risultate attribuibili all’assenza di procedure di comunicazione strutturate e a un basso livello di “patient empowerment”.

L’app MyMOR per supportare il paziente

Si è quindi deciso di sviluppare uno strumento che potesse supportare il paziente durante il suo percorso di cura, con un sistema semplice, veloce e di immediato utilizzo per la pianificazione dei controlli. L’obiettivo era anche permettere la condivisione delle informazioni mediche, facilitando e agevolando le attività di clinici e operatori amministrativi, che ogni giorno si trovano a gestire ingenti quantità di informazioni sui vari pazienti in cura.

Il risultato raggiunto è MyMOR, l’app per le malattie oculari rare, studiata come soluzione ad hoc che si interseca alla perfezione con le attività del Centro e costituisce uno strumento duttile per la gestione operativa delle attività quotidiane. L’applicazione è composta da una serie di moduli che funzionano in modo sinergico per offrire le informazioni sempre nel modo più veloce e puntuale possibile.

L’applicazione MyMOR è attualmente in fase di test con un gruppo pilota di utenti e a breve potrà essere estesa a tutti i quattromila pazienti del Centro Malattie Oculari Rare della Clinica Oculistica dell’Università Luigi Vanvitelli di Napoli.

Le funzionalità

L’applicazione sarà offerta in modalità Software As a Service, quindi accessibile tramite un semplice link esposto su internet. Gli accessi e le visibilità delle informazioni saranno vincolati ai predefiniti criteri di visibilità mostrando solo il contenuto necessario all’utilizzatore del momento. Lo staff dell’ambulatorio avrà a disposizione un portale da cui potrà avere accesso rapido all’anagrafica dei pazienti, raggrupparli in gruppi secondo criteri definiti, inviare messaggi unidirezionali e contenuti specifici per profilo paziente e tipologia di visita e archiviare documenti clinici e amministrativi.

Il paziente direttamente dal proprio computer o smartphone potrà visualizzare gli appuntamenti programmati, ricevere informazioni utili in base al gruppo di appartenenza, come contenuti di formazione sulla propria patologia, linee guida per l’accesso all’ambulatorio e checklist di documenti necessari per le proprie visite e caricare a sua volta gli esiti di eventuali esami svolti in altre strutture. L’applicazione è sviluppata per facilitare l’utilizzo a persone ipovedenti o non vedenti, attraverso la funzionalità di “zoom in” che permette di ingrandire determinate sezioni favorendone la visibilità, l’integrazione con i sistemi di “screen reading” per la lettura dinamica dei campi selezionati e la possibilità di attivare una modalità grafica ad elevato contrasto, con testo bianco su sfondo scuro.

I benefici attesi

I benefici attesi per il paziente riguardano una riduzione dei tempi di attesa e dell’affollamento dell’ambulatorio, una maggiore aderenza e coinvolgimento nel percorso di cura, con un impatto positivo sui risultati attesi e un aumento del livello di soddisfazione. Il personale ambulatoriale potrà ridurre il tempo dedicato ad attività a scarso valore aggiunto, beneficerà di un supporto nella pianificazione a lungo termine e nell’allocazione delle risorse, avrà più facilità nel reperire le informazioni necessarie e potrà aumentare l’efficacia della propria comunicazione.

La struttura potrà offrire ai propri pazienti una soluzione innovativa e un chiaro segnale di impegno verso una trasformazione digitale dei propri servizi. Inoltre, avrà a disposizione contenuti validati e momenti di contatto strutturati. Grazie alla riduzione dei pazienti assenti alla visita programmata, senza appuntamento e/o senza documentazione adeguata, potrà anche pianificare più efficacemente gli appuntamenti e ottimizzare le attività, favorendo il recupero della lunga lista di attesa causata dal contesto pandemico. Infine, lo strumento potrà essere utilizzato per la generazione di dati e il monitoraggio di indicatori di processo definiti.

Tag: Ema / European Medicine Agency / mymor / novartis / Telethon /

CONDIVIDI

AP-DATE
SCELTE DALLA REDAZIONE
organi su chip medicina personalizzata

Organi su chip: la medicina personalizzata si può fare anche così

Una tecnologia che potrebbe far risparmiare fino a cinque anni di tempo e fino al 20% del costo totale di sviluppo di un farmaco (in miliardi di euro) più solide conoscenze su cui basare le delicate fasi iniziali della sperimentazione e al contempo essere strumento per una medicina sempre più personalizzata

RUBRICHE
FORMAZIONE