Malnutrizione: un problema presente in oltre 1 paziente su 3 ricoverato in medicina interna

malnutrizione
Pubblicato il: 25 Giugno 2025|

A elevato rischio di malnutrizione e frequentemente malnutriti. Questo il quadro dei pazienti ricoverati nei reparti di medicina interna italiani che emerge da uno studio pubblicato sull’European journal of internal medicine e condotto dai membri della Società italiana di medicina interna (Simi).

La ricerca, la prima a indagare la condizione nel nostro Paese in questa tipologia di reparti, ha dimostrato come la malnutrizione sia strettamente associata alle degenze ospedaliere di più lunga durata e all’aumento delle complicanze infettive durante il ricovero.

Lo studio (realizzato grazie al supporto del Centro per la ricerca indipendente della Simi, il Cris) sottolinea l’importanza di identificare precocemente i problemi nutrizionali e di fornire un supporto adeguato a migliorare gli esiti dei pazienti e ridurre i costi sanitari.

I dati dello studio Simi-Nutro

Lo studio Simi-Nutro ha registrato i dati di 650 pazienti (il 51,5 per cento donne) ricoverati, dal 2020 al 2023, in 16 reparti di medicina interna diffusi in 11 Regioni. Il rischio e la presenza di malnutrizione sono stati valutati rispettivamente con le scale Must (Malnutrition universal screenig tool), MnaÒ-Sf (Mini nutritional assessment short-form) e Glim (Global leadership initiative on malnutrition).

Sulla base del questionario Must, il 42,3 per cento dei pazienti era a rischio di malnutrizione. In particolare, il 17,1 per cento è stato classificato a rischio medio e l’82,9 per cento ad alto rischio di malnutrizione.

La probabilità di malnutrizione è risultata più elevato tra i pazienti del Nord Italia (51 per cento) rispetto a quelli del Centro (43,9) e del Sud (36,5). Al momento del ricovero, sulla base dei criteri Glim, il 37,3 per cento dei pazienti risultava malnutrito.

Malnutrizione più elevata tra i pazienti ricoverati nel Nord Italia

La prevalenza della malnutrizione risultava essere significativamente più alta nei pazienti del Nord Italia (48,6) rispetto ai pazienti del Centro (38,6) e del Sud (29,6).

“Ciò può essere in parte dovuto all’età più avanzata dei partecipanti provenienti dal Nord Italia e a una maggiore prevalenza di malati oncologici”, afferma  Maurizio Muscaritoli, direttore dell’unità operativa complessa di medicina interna e nutrizione clinica dell’azienda ospedaliero universitaria policlinico Umberto I di Roma, che ha coordinato lo studio.

“Tuttavia, questa disparità può anche essere influenzata dall’accesso all’assistenza sanitaria regionale, da fattori socioeconomici o da differenze in altre caratteristiche di base dei pazienti. Occorreranno ulteriori indagini per andare alla radice di queste variazioni regionali”.

Lo screening universale per individuare il rischio di malnutrizione viene suggerito anche in Italia per tutti i pazienti ricoverati in ospedale e può essere eseguito tramite uno dei diversi strumenti validati disponibili.

Più complicanze infettive tra i pazienti malnutriti

Non solo dimagrimento. La malnutrizione correlata alla malattia è uno stato che deriva dalla ridotta o mancata assunzione o dallo scarso assorbimento dei nutrienti. La condizione non si limita alla riduzione della massa grassa (il tessuto adiposo) e della massa magra (il muscolo), ma anche delle funzioni fisiche e mentali che compromettono l’esito clinico della malattia.

La malnutrizione è stata associata a un tasso più elevato di complicanze infettive. Dei 63 che hanno sviluppato delle infezioni durante l’ospedalizzazione, le più comuni erano quelle del tratto urinario (41 per cento) e la polmonite (27).

I pazienti malnutriti hanno avuto un aumento degli eventi infettivi rispetto a quelli non malnutriti (19 contro sette per cento). L’analisi ha confermato che la malnutrizione fosse un forte predittore indipendente delle complicanze infettive, dal momento che i pazienti malnutriti mostravano più del doppio del rischio di sviluppare le infezioni.

Il ruolo del medico internista nell’intercettare la malnutrizione

I pazienti malnutriti erano più anziani e presentavano inoltre livelli più bassi di emoglobina, colesterolo totale e colinesterasi, oltre a marcatori infiammatori aumentati, come la proteina C-reattiva e il rapporto neutrofili/linfociti. Erano anche più frequentemente ricoverati con una diagnosi di cancro.

“Questo studio ha un importante risvolto clinico – chiarisce Nicola Montano, direttore della struttura complessa di medicina interna dell’Irccs Ca’ Granda ospedale Maggiore Policlinico di Milano e presidente della Simi – poiché mette in luce l’importanza della malnutrizione come fattore di rischio di complicanze soprattutto infettive nei pazienti ricoverati nei nostri reparti e sottolinea l’impegno dei medici internisti per una precoce identificazione di questa condizione”.

Rimarca Antonello Pietrangelo, direttore del dipartimento di medicina interna generale e post-acuzie dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena, del Cris e già presidente della Simi: “Lo studio offre dati preziosi su un aspetto spesso trascurato come la malnutrizione ospedaliera, confermando l’importanza di un’attenta valutazione nutrizionale nei reparti di medicina interna. I risultati emersi sottolineano l’urgenza di inserire uno screening nutrizionale sistematico al momento del ricovero e confermano il ruolo cruciale dei medici internisti nell’identificazione precoce e nella gestione di questa condizione”.

La malnutrizione fa decollare la spesa sanitaria

La malnutrizione in ospedale ha un impatto economico negativo a livello mondiale. Recenti studi hanno stimato che la malnutrizione può aumentare i costi di ospedalizzazione di almeno il venti per cento.

In Europa, il costo annuale attribuito ai pazienti adulti malnutriti è stato stimato superi i 97 milioni di euro. E anche uno studio condotto in Italia ha considerato circa 12 miliardi di dollari di costi ogni anno per i fornitori di assistenza sanitaria a causa dell’aumento della durata della degenza ospedaliera causato dalla malnutrizione.

Senza dimenticare che le infezioni acquisite in ospedale contribuiscono anche all’aumento dei costi sanitari a causa delle degenze prolungate e degli interventi medici aggiuntivi.

Un problema da gestire partendo dal territorio

“Questo risultato indica che i criteri Glim, recentemente proposti per semplificare la diagnosi di malnutrizione, sono attendibili e dovrebbero essere adottati su larga scala, al fine di ottenere dati precisi e concordanti relativamente alla prevalenza della malnutrizione da malattia”, aggiunge Muscaritoli.

“Prevenire la malnutrizione diviene una necessità ancora più urgente e stringente. Ma dove va attuata questa prevenzione? Anche questa risposta ci viene data dallo studio: abbiamo effettuato la valutazione nutrizionale in tutti i pazienti entro le prime 48 ore dal ricovero. Dai dati ottenuti risulta evidente che la malnutrizione si sviluppa e andrebbe prevenuta sul territorio, in comunità e che un’efficace prevenzione avrebbe un impatto misurabile e significativo sulle ospedalizzazioni, sulle complicanze del ricovero e sulla spesa sanitaria, oltre che, prima di tutto sulla salute dei nostri pazienti”.

Tag: infezioni ospedaliere / malnutrizione / medicina interna / sarcopenia /

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