Medicina complementare, quando l’omeopatia fa bene anche allo sport

Pubblicato il: 28 Febbraio 2022|

In quanto medicina complementare, l’omeopatia si coniuga bene allo sport. E sono diversi ormai gli atleti che ricorrono a questo tipo di medicina. A testimoniarlo è Daniela Capra, specialista in medicina dello sport e medico della Nazionale italiana di canoa e kayak slalom. Figlia di un’omeopata e di un ginecologo, è cresciuta in un contesto dove ha imparato che classificare il medico come “tradizionale” o “omeopata” è molto riduttivo, e preferisce parlare solo di “medico”, che in scienza e coscienza usa la medicina omeopatica o quella tradizionale secondo necessità, nell’intento di curare al meglio i suoi pazienti, sfruttando tutte le sue conoscenze, cercando anche però di minimizzare gli effetti collaterali delle terapie.  Di recente ha rilasciato un’intervista al portale specializzato unasalute.it di Boiron Italia. Ne pubblichiamo di seguito un estratto.

Dottoressa sappiamo che l’omeopatia, essendo una medicina complementare, si coniuga bene con lo sport, ma in che modo?

Proprio perché è una medicina complementare, ha tutte le caratteristiche per essere usata dagli sportivi: la mancanza di effetti collaterali e indesiderati la classifica come un rimedio adatto per gli atleti di alto livello. Inoltre, l’uso dell’omeopatia non interferisce in alcun modo con le loro prestazioni e non altera lo stato psico-fisico dell’atleta. Ma ovviamente, come medici sportivi, se seguiamo un approccio integrato, dobbiamo essere in grado di distinguere le patologie da curare con l’omeopatia e quelle da trattare con la medicina tradizionale.

Per esempio, se l’atleta sta male il giorno della gara prediligerò un medicinale tradizionale, che agisce più rapidamente, rischiando però di compromettere in parte la performance, mentre continuerò la cura post gara con i rimedi omeopatici, che agiscono più nel lungo periodo, ma non hanno effetti collaterali e non condizionano negativamente le prestazioni atletiche. Come medici sportivi integrati dobbiamo essere in grado di equilibrare al meglio le nostre conoscenze mediche, e comprendere la situazione che abbiamo di fronte, scegliendo sempre ciò che presumibilmente nuoce meno e dà però anche più probabilità di guarigione rapida all’atleta.

Parlando di situazioni e patologie, quali sono i disturbi per i quali gli atleti ricorrono più spesso ai farmaci omeopatici?

In verità, tutte le malattie possono essere trattate anche con l’omeopatia, dai malanni stagionali alle lesioni muscolo-tendinee, fino ai disturbi gastrointestinali. Non ci sono patologie principali o secondarie: per gli atleti qualsiasi problema è primario, sia in allenamento che in gara. È ovvio che i traumi hanno una rilevanza più importante, poiché l’atleta infortunato non potrà né allenarsi, né tantomeno gareggiare, ma in generale qualsiasi sintomatologia è rilevante per gli sportivi agonisti. Per esempio, io mi ritrovo spesso a prescrivere medicinali omeopatici per i processi digestivi: l’atleta di alto livello, che viaggia molto anche all’estero, ha infatti frequenti disturbi dell’apparato digerente. I canoisti per esempio, che si ritrovano a gareggiare in acque non sempre così pulite, sono spesso soggetti a infezioni gastrointestinali, e il rimedio omeopatico, associato ai probiotici, in questi casi è di grande aiuto per la risoluzione o il miglioramento dei disturbi.

A questo punto viene spontanea una domanda: ma gli atleti sono sempre favorevoli all’uso dell’omeopatia?

Nella mia esperienza ambulatoriale e come medico delle squadre di canoa e kayak non mi è mai capitato che gli atleti si opponessero alle prescrizioni omeopatiche. Anzi, gli sportivi apprezzano i medicinali omeopatici proprio perché non hanno effetti collaterali, e ne riconoscono l’efficacia terapeutica.

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Tag: Boiron Italia / medicina complementare / omeopatia / unaSalute unaMedicina /

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