Melanoma, un progetto italiano per predire la terapia con gli organoidi

Melanoma, un progetto italiano per predire la terapia, con gli organoidi
Pubblicato il: 27 Aprile 2022|

L’obiettivo è predire l’efficacia terapeutica di farmaci, anche sperimentali e non necessariamente disegnati per il melanoma, per i pazienti affetti da tale neoplasia. Per farlo il Working group melanoma di Alleanza contro il cancro (Acc) – la Rete oncologica nazionale fondata dal ministero della Salute – utilizzerà gli organoidi, cioè parti dello stesso tessuto neoplastico prelevato dai pazienti.

Non sprecare tempo e risorse

“Predire un percorso terapeutico significa, da un lato, far guadagnare tempo prezioso al paziente evitandogli terapie che non funzionerebbero e, dall’altro, risparmiare ingenti risorse dirottabili altrove” spiega Giandomenico Russo, già Direttore Scientifico dell’Idi di Roma e coordinatore del Wg melanoma, secondo il quale “la sempre maggiore disponibilità di terapie nel prossimo futuro, rende questo progetto particolarmente importante”.

Gli organoidi

La coltura organoide è un modello innovativo in uso nella ricerca biomedica che riproduce in vitro la struttura tridimensionale di organi e tessuti umani. Ha ormai sostituito quella cellulare che, come ricorda ancora Russo “non consentiva di riproporre condizioni di sperimentazione attendibili a causa dell’assenza di microambiente nativo costituito da altre popolazioni cellulari (immunitarie, collagene, fibroblasti, ecc.)”.

Gli Istituti coinvolti – Idi e Ifo di Roma, Irccs Giovanni Paolo II di Bari, Ieo e Istituto nazionale tumori di Milano e Irccs Irst Dino Amadori di Meldola, tutti associati alla Rete – stanno applicando quattro differenti tecnologie di tipo organoide per individuare la soluzione migliore.

Le quattro tipologie di organoidi

“Nella prima – spiega Russo – il tessuto viene imbevuto in particelle di collagene. Nella seconda è posizionato in una camera micro-fluidica dove vengono somministrate sostanze differenti. Nella terza vengono mescolate cellule della cute con quelle tumorali. Nella quarta infine viene utilizzato un bioreattore, una sorta di cilindro rotante, dove le cellule cancerogene vengono fatte crescere affinché si stabilizzino con quelle accessorie. Non potendole portare a più lunga coltura di una decina di giorni – continua – vi è la necessità di trattarle farmacologicamente con i vari protocolli esistenti in quel momento per il melanoma. O, anche, non specificamente disegnati per la cura di questa patologia”.

La traslazione in clinica

Le analisi successive forniranno risposte a una serie di domande. Come se le cellule melanomatose sono state eliminate o hanno resistito ai trattamenti. O se l’analisi genetica preventiva mirata alla personalizzazione terapeutica – su cellule tumorali e accessorie – mostra una possibile risposta a nuove combinazioni di farmaci. In caso affermativo si potrà procedere sul paziente, soprattutto quelli in fase terminale sui quali non si dispone più di farmaci ufficiali utilizzabili.

Sviluppare rapidamente terapie

“I melanomi – commenta il Presidente di Acc, Ruggero De Maria – creano attorno a loro un ambiente protettivo che occorre riprodurre fedelmente in laboratorio per comprendere come individuare le migliori combinazioni terapeutiche per ciascun paziente. Il lavoro del Working group della Rete è importante perché utilizza una serie di nuove tecnologie per riprodurre fedelmente i tumori dei diversi pazienti e il loro microambiente protettivo, in modo da poter sviluppare rapidamente terapie personalizzate e molto più efficaci”.

Tag: Alleanza contro il Cancro / idi di roma / ieo / ifo / irccs irst dino amadori di meldola / istituto nazionale tumori di milano / melanoma / Ministero della Salute /

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