Nasce “Pianeta insonnia” una rubrica digitale dedicata alla patologia

pianeta insonnia
Pubblicato il: 12 Maggio 2022|

Non un sintomo ma una malattia vera e propria e più precisamente un “disturbo da insonnia” o “insomnia disorder”. È così che oggi viene definita l’insonnia secondo le ultime classificazioni internazionali sui disturbi del sonno. A ricordarlo è il professor Luigi Ferini Strambi, primario del Centro di Medicina del sonno dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano in una videointervista rilasciata ad AboutPharma in occasione del lancio della rubrica digitale “Pianeta insonnia”, in collaborazione con Idorsia. Uno spazio per sensibilizzare e fare awareness sulla patologia, con due approfondimenti mensili.

Un progetto utile secondo Ferini-Strambi considerando l’alta prevalenza dell’insonnia nella popolazione generale e l’esistenza di diversi fenotipi che un progetto educazionale come questo può aiutare a identificare. “Prima di tutto vanno distinti due tipi di insonnia – spiega Ferini-Strambi – il disturbo cronico, più rilevante dal punto di vista clinico e quello transitorio acuto”. Si parla di insonnia cronica quando il disturbo si presenta almeno tre volte alla settimana, per almeno tre mesi. In Italia ma anche nel mondo occidentale è un problema che interessa circa il 10-15% della popolazione generale. “Ci sono poi condizioni particolari, come un ricovero ospedaliero o la vigilia di un evento importante che portano a episodi di insonnia, ma che tendono a risolversi nel giro di pochissimi giorni” aggiunge l’esperto.

Una malattia delle 24 ore

Oggi l’insonnia non solo viene considerata una malattia ma anche una malattia delle 24 ore, che ha cioè, un impatto non solo sulla qualità del sonno ma anche sull’attività diurna. Un aspetto importante quest’ultimo anche per la diagnosi stessa della malattia, perché senza considerare impairment diurno è difficile eseguirla come ricorda Ferini-Strambi.

“L’impatto dell’insonnia sulla vita quotidiana delle persone che ne soffrono è sicuramente importante – conferma – perché quando dormiamo facciamo riposare le aree anteriori del cervello, le frontali e prefrontali, che durante il giorno compiono diverse azioni importanti. Il soggetto insonne ha per questo motivo ripercussioni anche sulle funzioni esecutive”. Il che si traduce non soltanto in deficit dell’attenzione o sonnolenza, ma anche nell’incapacità di risolvere problemi e non ultimo con un impatto sul tono dell’umore, portando a irritabilità e incapacità di contenere le proprie emozioni.

Il rischio del fai-da-te

Proprio perché a lungo considerata solo un sintomo l’insonnia è stata a lungo sottovalutata da chi ne soffre, che spesso affronta la patologia tendendo a curarsi da sé anziché rivolgendosi al medico curante. “Spesso osserviamo che il paziente si affida al consiglio di parenti o amici” sottolinea il clinico. “Invece ogni tipo d’insonnia ha caratteristiche particolari e non esiste un farmaco che vada bene per tutti”.
Per questo prima di pensare a una terapia è necessario inquadrare correttamente la situazione clinica e fare una diagnosi precisa, evitando assolutamente il fai-da-te. “Il paziente deve rivolgersi sicuramente al proprio medico di famiglia – aggiunge Ferini-Strambi – che quando poi si trova di fronte a una situazione di insonnia farmaco resistente, dovrebbe inviare il paziente a un centro specializzato. Spesso infatti bisogna fare esami specifici e una valutazione oggettiva del sonno per arrivare a una corretta diagnosi”.

“Pianeta insonnia”

“Pianeta insonnia” insomma non potrebbe essere un nome più indicato, perché come ricorda in conclusione Ferini-Strambi, “l’insonnia è veramente un pianeta, una patologia complessa che raccoglie in sé tantissimi aspetti fondamentali”.

Tag: insonnia / irccs ospedale san raffaele di milano / pianeta insonnia / sonno /

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