Presa in carico dei pazienti con dermatite atopica, criticità e suggerimenti per migliorarla

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Pubblicato il: 15 Novembre 2022|

La presa in carico delle persone con dermatite atopica inizia generalmente dall’infanzia con il pediatra e prosegue nel tempo con il medico di medicina generale e il dermatologo del centro di riferimento, la cui interazione è fondamentale. Lo racconta ad AboutPharma in una videointervista Gabriella Fabbrocini, direttrice dell’Unità operativa complessa di Dermatologia clinica dell’Università Federico II di Napoli, sottolineando l’importanza della gestione multidisciplinare dei pazienti atopici.

Un percorso innovativo

Prosegue Fabbrocini: “Noi, come centro di riferimento della Federico II, riceviamo pazienti che hanno già avuto una diagnosi di dermatite atopica moderata/severa dal territorio e li inseriamo in un percorso terapeutico innovativo. Si tratta infatti, spesso, di persone per cui le cure standard non sono sufficienti e che necessitano di un corretto approccio terapeutico con un inquadramento diagnostico specifico, che consenta loro di raggiungere il massimo risultato nel più breve tempo possibile. Anche perché parliamo di una patologia molto invalidante da un punto di vista sociale con un grande impatto sulla qualità della vita”.

Le criticità del percorso di presa in carico

Si tratta però di un percorso di presa in carico che ancora oggi presenta criticità. Per esempio culturali, come racconta ancora l’esperta, perché molto spesso la dermatite atopica può essere considerata ancora semplicemente un disturbo passeggero, come l’acne. “Il rischio è di banalizzare la malattia e non dare la corretta dignità a manifestazioni che possono essere molto invalidante e che, se non curate, possono peggiorare nel corso della vita” sottolinea Fabbrocini, aggiungendo ancora due criticità. La mancanza di punti di riferimento su tutto il territorio nazionale, soprattutto nell’hinterland e una scarsa interazione con il pediatra, che spesso tende a gestire da solo la patologia per poi arrivare a un’età in cui il paziente non più bambino, viene “abbandonato”.

Come migliorare la gestione del paziente atopico

Le possibilità per migliorare ulteriormente la gestione clinica delle persone con dermatite atopica ci sono e le accenna ancora Fabbrocini. Per esempio dando la possibilità al cittadino di prenotare una visita in un percorso disposto direttamente dal medico di base, dal pediatra, direttamente nel centro di riferimento, in maniera tale da ridurre i tempi di attesa delle visite di prestazione specialistica. Infine l’inclusione della dermatite atopica nel Piano nazionale cronicità e nei Lea sarebbe un grosso passo avanti per chi ne è affetto. Conclude la dermatologa: “Aiuterebbe il paziente ad affrontare i difficili percorsi della patologia, ma soprattutto gli permetterebbe di accedere a rimborsi economici. I vantaggi sarebbero senza dubbio notevoli”.

Home page rubrica: “Dermatite atopica nell’adulto, diagnosi, trattamenti e impatto sulla qualità di vita

Tag: dermatite atopica / dermatite atopica nell’adulto diagnosi trattamenti e impatto sulla qualita di vita / Lea / piano nazionale cronicità / presa in carico / Università Federico II di Napoli /

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