Tumore dell’ovaio: in futuro diagnosi precoce a partire dal Pap test?

Il sogno di una diagnosi precoce per il tumore dell’ovaio – la più aggressiva tra le neoplasie ginecologiche: 3.200 i decessi stimati in Italia nel 2022, a fronte di poco più di cinquemila nuove diagnosi – è oggi un passo più vicino alla realtà.
Merito di uno studio scientifico condotto da un gruppo di epidemiologi, ricercatori (biologi e ingegneri biomedici) e clinici (oncologi e ginecologi) italiani e pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, da cui emerge la possibilità di intercettare con largo anticipo (rispetto alla comparsa dei sintomi) i “segni” della malattia a partire dai tamponi usati per il Pap test (comune esame di screening per il tumore della cervice uterina).
Un’opportunità potenzialmente senza precedenti, anche per quel che attiene il possibile impatto scientifico: finora così difficile da mettere in atto su larga scala, la diagnosi precoce è in grado di triplicare la sopravvivenza nelle donne colpite da un carcinoma ovarico.
Tumore dell’ovaio: la sfida della diagnosi precoce
La ricerca, coordinata da Maurizio D’Incalci (responsabile del laboratorio di farmacologia antitumorale dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, Milano) e da Sergio Marchini (responsabile dell’unità di genomica traslazionale dello stesso Istituto), è stata condotta in maniera retrospettiva a partire dai tamponi di Pap test di 113 pazienti.
I campioni – raccolti in collaborazione con numerosi centri su tutto il territorio italiano: l’ospedale San Gerardo di Monza, il Policlinico Gemelli di Roma, l’Istituto nazionale dei tumori, l’ospedale San Raffaele e l’Irccs Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, l’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino e l’Università di Padova – sono stati analizzati con una tecnica di sequenziamento che permette di rilevare anche piccole tracce di Dna tumorale e di misurare la loro instabilità genomica.
I risultati ottenuti sono stati confrontati con un gruppo di controllo: i Pap test di 77 donne sane, che non hanno nel tempo ricevuto alcuna diagnosi di tumore.
Scovare la malattia anni prima della comparsa dei sintomi
“Per la prima volta nella ricerca sulla diagnosi del tumore ovarico, i dati dimostrano che la tecnica impiegata è in grado di riconoscere nei tamponi la presenza di Dna tumorale con anni di anticipo rispetto alla manifestazione della malattia”, spiegano Lara Paracchini e Laura Mannarino, prime autrici dello studio, di cui hanno curato rispettivamente gli esperimenti in laboratorio e l’analisi bioinformatica dei dati.
“Il numero di falsi positivi nel gruppo di controllo è molto basso, così come il numero di falsi negativi tra i tamponi delle pazienti con tumore”.
Il ruolo dell’instabilità genomica nella diagnosi precoce del tumore dell’ovaio
Negli ultimi decenni diversi gruppi di ricerca nel mondo hanno provato a mettere a punto una tecnica di diagnosi precoce per il tumore ovarico: ma senza successo. Una di queste tecniche, come quella proposta dai ricercatori italiani si basava sull’analisi dei tamponi per il Pap test.
Ma in quel caso si cercava una mutazione genetica che si è poi rivelata non sufficientemente specifica. “A fare la differenza, questa volta, è l’idea di guardare a un’altra caratteristica molecolare delle cellule tumorali: la loro instabilità genomica”, spiega Marchini.
“Oggi sappiamo che già nelle prime fasi del processo di trasformazione tumorale, il Dna delle future cellule neoplastiche è caratterizzato da profonde anomalie nella sua struttura e organizzazione. L’instabilità genomica è quindi una caratteristica primitiva e non condivisa con le cellule sane: da qui il potenziale per sviluppare un test di diagnosi precoce”.
Verso uno studio prospettico per valutare il test nella real-life
Gli stessi autori dello studio – il cui lavoro è stato sostenuto da Fondazione Alessandra Bono, Fondazione Airc per la ricerca sul cancro e Alleanza Contro il Cancro – sottolineano che quello registrato il primo passo verso la dimostrazione di fattibilità ed efficacia di una tecnica di diagnosi precoce per il tumore dell’ovaio.
“I test diagnostici sono particolarmente complessi da testare perché vanno valutati nel mondo reale, su grandi numeri di pazienti e in modo prospettico – aggiunge D’Incalci –. Soltanto così sarà possibile dimostrare che rilevando queste tracce di Dna altamente instabile siamo davvero in grado di predire la malattia e di implementare un percorso di monitoraggio che può salvare delle vite”.


SEGUICI SU