Censis, spesa “out of pocket” in aumento: 33 miliardi di euro nel 2014

Pubblicato il: 9 Giugno 2015|

Il futuro della sanità pubblica spaventa gli italiani che sempre più fanno ricorso al privato e a forme di assistenza integrativa. Il 63,4% si dichiara insicuro rispetto alla copertura sanitaria futura (il 77,1% al Sud, il 74,3% delle famiglie monogenitoriali, il 67% delle coppie con figli). E continua a crescere la spesa “out of pocket”: nel 2014 gli italiani hanno speso di tasca propria 33 miliardi di euro, il 2% in più rispetto all’anno precedente. Un cittadino su due, inoltre, lamenti i tempi troppo lunghi della sanità pubblica indicando (nel 54% dei casi) la riduzione delle liste d’attesa come priorità del welfare. E’ lo scenario descritto dai risultati di una ricerca Censis-Rbm Salute presentati oggi a Roma in occasione del quinto Welfare Day organizzato da Previmedical spa in collaborazione con Rbm Salute spa.

Le lunghe attese
Dall’indagine Censis la fotografia di un sistema sanitario sempre più intasato. Nell’ultimo anno si sono allungate le liste di attesa: 20 giorni in più per una risonanza magnetica al ginocchio (da 45 a 65 giorni), 12 giorni in più per una ecografia dell’addome (da 58 a 71 giorni), 10 giorni in più per una colonscopia (da 69 a 79 giorni).

Perché il privato diventa “conveniente”
Secondo il Censis, una colonscopia senza biopsia nel pubblico costa mediamente 56 euro di ticket e richiede 3 mesi di attesa (fino a un massimo di 6 mesi nel Centro Italia) oppure costa 224 euro nel privato con una settimana di attesa: il costo a carico del cittadino è di 28 euro per ogni giornata in meno di attesa. Una risonanza magnetica al ginocchio richiede, nel pubblico, un ticket di 63 euro e 74 giorni di attesa, mentre nel privato 142 euro con soli 5 giorni di attesa.
Nell’ultimo anno sono 22 milioni gli italiani che hanno fatto almeno un accertamento specialistico (radiografia, ecografia, risonanza magnetica, Tac, elettrocardiogramma, pap-test, ecc.). Nel dettaglio, 5,4 milioni hanno pagato per intero la prestazione (1,7 milioni di questi sono persone a basso reddito). E sono 4,5 milioni (di cui 2,8 milioni a basso reddito) quelli che hanno dovuto rinunciare ad almeno una prestazione.

Il costo sociale ed economico delle liste di attesa
Oltre 9 milioni di italiani hanno effettuato visite specialistiche nell’ultimo anno nel privato a pagamento intero (2,7 milioni di questi sono persone a basso reddito). Puglia e Campania sono le due regioni in cui è più alto il ricorso agli specialisti privati. È questo uno degli esiti della lunghezza delle liste di attesa: 69 giorni in media per una visita oculistica con ticket di 42 euro nel pubblico contro 6 giorni di attesa nel privato con pagamento intero per 102 euro, 58 giorni di attesa per una visita cardiologica nel pubblico e 5 giorni nel privato (con un costo di 42 euro nel pubblico e di 108 euro nel privato), 48 giorni per una visita ortopedica nel pubblico e 5 giorni nel privato (32 euro di ticket e più del triplo nel privato), 38 giorni per una visita ginecologica nel pubblico e 5 giorni nel privato (31 euro di ticket e 103 euro nel privato). Chi riesce ad andare dallo specialista è soddisfatto: assegna un voto medio di 8,2 su 10 (e il 72,4% degli utenti dà una voto pari ad almeno 8).

Riabilitazione in tempi rapidi? Solo nel privato
Oltre 4 milioni di italiani si sono sottoposti a trattamenti di riabilitazione nell’ultimo anno. Con riferimento all’ultimo ciclo terapeutico, il 54% ha pagato per intero, il 16% ha pagato il ticket e il 30% era esentato. Anche tra le persone a basso reddito il 27,3% ha pagato per intero la prestazione. Il costo medio è di 37 euro per una prestazione di riabilitazione motoria nel privato (con soli 4 giorni di attesa) e di 7 euro di ticket (ma con un mese di attesa). Stando così le cose, 1,5 milioni di italiani hanno rinunciato a fare la riabilitazione (di questi, 934.000 perché costava troppo).

Dove le differenze tra pubblico e privato si stemperano
Per le analisi di laboratorio, pubblico o privato pari sono, perché comunque si paga e si aspetta più o meno lo stesso tempo. Per l’analisi dell’emocromo completo i tempi di acceso e i costi sono ormai quasi equivalenti: 7 euro di ticket e 10 euro di costo nel privato. Insomma, si paga sempre, ma l’accesso è molto rapido, come hanno constatato i 29,6 milioni di italiani che hanno fatto esami del sangue nell’ultimo anno.

L’intramoenia non aiuta
Il servizio privato all’interno delle strutture pubbliche ha costi di solito superiori al privato puro e tempi di attesa più lunghi. Una visita cardiologica costa in media 113 euro con 7 giorni di attesa in intramoenia, 108 euro e 5 giorni di attesa nel privato. Una risonanza magnetica del ginocchio senza contrasto costa in intramoenia 152 euro con 11 giorni di attesa, 142 euro con 5 giorni di attesa nel privato puro. Una prima visita oculistica costa 105 euro con 12 giorni di attesa in intramoenia, 102 euro con 6 giorni di attesa nel privato puro.

Il rapporto Censis sulla salute “evidenzia la disorganizzazione del sistema pubblico – ha dichiarato Diego Piazza, presidente dell’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani – e la mancanza di piena integrazione con il privato  mettendo in luce criticità che devono essere superate. Se i servizi a pagamento delle strutture private sono più rapidi ed efficienti, è evidente che si deve intervenire per ripensare e riorganizzare la sanità pubblica. Questa inefficienza si palesa maggiormente nei servizi convenzionati. Le cause vanno ricercate nella mancata razionalizzazione delle risorse, nei tagli lineari e nella diagnostica causata dalla medicina difensiva. E’ indispensabile procedere ad una reale e razionale integrazione tra i due sistemi se non vogliamo assistere alla resa del pubblico, con conseguenze disastrose per i cittadini. Il rapporto Censis – conclude il presidente Acoi –  deve essere un elemento di stimolo da cui partire, subito, per migliorare il servizio sanitario nazionale”.

Tag: Acoi / censis / Diego Piazza / intramoenia / sanità privata / sanità pubblica / Welfare Day /

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