Corruzione, sanità ad alto rischio: malaffare in quattro strutture su dieci

corruzione: sanità
Pubblicato il: 6 Aprile 2016|

Infetta quattro strutture sanitarie su dieci. Si annida soprattutto nei meccanismi di acquisto di beni e servizi, nella realizzazione di opere e infrastrutture e nelle procedure di assunzione del personale. Assorbe, assieme agli sprechi, risorse che potrebbero essere investite per migliorare l’assistenza. È la corruzione nella sanità italiana secondo i dirigenti di 151 strutture che hanno partecipato all’indagine sulla percezione della corruzione – realizzata nell’ambito del progetto Curiamo la corruzione promosso da Transparency International Italy, Censis, Ispe-Sanità e Rissc – presentata oggi a Roma in occasione della prima Giornata nazionale contro la corruzione in sanità.
I risultati dell’indagine sono stati pubblicati nel report “Curiamo la corruzione 2016”, un rapporto che raccoglie – oltre all’indagine curata dal Censis – uno studio focalizzato sui rischi basato sull’analisi dei Piani anticorruzione 2015 e una ricerca che passa al setaccio i conti economici 2013 delle aziende sanitarie, rilevando sprechi “giustificati e ingiustificati” in alcuni servizi.
Nel 37% delle aziende sanitarie si sono verificati episodi di corruzione negli ultimi cinque anni e in circa un terzo dei casi non sono stati affrontati in maniera appropriata. Il 77% dei dirigenti sanitari ritiene che ci sia il rischio concreto che all’interno della propria struttura si verifichino fenomeni di corruzione (e questo rischio è giudicato elevato dal 10% di loro). Dse sono gli ambiti che si prestano maggiormente alle pratiche corruttive: quello degli appalti e quello delle assunzioni di personale. Al primo posto, l’83% dei dirigenti sanitari indica i rischi che si annidano negli acquisti di beni e servizi e il 66% nella realizzazione di opere e infrastrutture, mentre il 31% sottolinea la possibilità che si seguano scorciatoie illecite nelle assunzioni.
Sul piano della prevenzione, il report segnala i passi avanti compiuti in questi anni: il 97% delle strutture sanitarie ha adottato uno specifico Codice di comportamento dei dipendenti integrativo rispetto a quello previsto per i dipendenti pubblici, il 93% ha predisposto un Regolamento per le procedure d’acquisto, il 92% afferma che nella propria struttura esistono procedure trasparenti per l’aggiudicazione degli appalti, l’85% ha previsto procedure per la segnalazione di casi di corruzione e azioni a tutela dei dipendenti che le effettuano (i whistleblower).
L’esame dei Piani anticorruzione, previsti dalla L. 190/2012, di 230 aziende sanitarie rivela però che nel 40% dei casi si sono limitate a un adempimento formale dell’obbligo di legge, non inserendo all’interno del Piano né l’analisi dei rischi di corruzione, né le misure di prevenzione, mentre il 33% ha svolto un’analisi parziale e solo una struttura sanitaria su quattro ha risposto in pieno al dettato normativo. Probabilmente anche per questo il 35% dei dirigenti sanitari ritiene che il Piano non impatti in maniera decisiva sulla diffusione della corruzione.

Fonte: Curiamo la corruzione 2016

Fonte: Curiamo la corruzione 2016

“La sanità è terreno di scorribande per delinquenti di ogni tipo, un mondo in cui convergono grandi interessi economici – commenta il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), Raffaele Cantone – e come autorità abbiamo messo in campo strumenti nuovi. Abbiamo capito che un piano per la prevenzione non può essere fatto a tavolino, identico per tutte le realtà. Bisogna individuare gli snodi problematici in ogni struttura e gli strumenti adeguati per intervenire. Gli snodi sono tanti e vanno dalle liste d’attesa al rapporto fra sanità e aziende farmaceutiche, fino alla gestione delle sale mortuarie”. Secondo Cantone, è cruciale che gli adempimenti in materia di corruzione non siano percepiti e rispettati dalle aziende sanitarie come mera burocrazia: “Ecco perché sigleremo a breve un nuovo protocollo d’intesa con il ministero della Salute per avviare controlli nelle aziende sanitarie con l’obiettivo di verificare che queste stiano applicando le linee guida dei piani anticorruzione non solo dal punto di vista burocratico”.
Per il presidente di Anac, la corruzione non solo “depaupera il sistema sanitario”, ma lo rende anche inefficiente. Di efficienza e risorse si occupa il terzo studio pubblicato nel report. La ricerca analizza le voci di spesa per beni e servizi che non incidono direttamente sull’assistenza sanitaria e non sono collegati all’efficacia dell’intervento, come quelle per la mensa, la lavanderia e la gestione dei rifiuti speciali, assorbono risorse consistenti nei bilanci di Asl e ospedali. C’è una buona notizia: dal 2009 al 2013 gli sprechi in questi settori sono diminuiti in media del 4,4% all’anno. Tuttavia, la l’incidenza rispetto alla spesa complessiva non si è ridotta: tagliando gli sprechi in spese non direttamente collegate all’efficacia delle cure si potrebbe risparmiare circa un miliardo di euro all’anno. Una cifra pari a un sesto della stima  sul costo totale della corruzione in sanità: 6 miliardi di euro.
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Tag: anac / censis / corruzione / raffaele cantone / report / sanità / ssn /

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