CymaBay fa “resuscitare” il suo farmaco contro la Nash, dopo l’interruzione di 8 mesi fa

Pubblicato il: 24 Luglio 2020|

Dopo la “resurrezione” del farmaco di Biogen per l’Alzheimer lo scorso anno, ora è la volta di seladelpar, un agonista Ppar delta sviluppato da CymaBay Therapeutics per la steatoepatite non alcolica (Nash). Lo scorso novembre la biotech californiana focalizzata sullo sviluppo di terapie per fegato, aveva interrotto uno studio clinico di fase 2b, dopo che alcune biopsie avevano mostrato danni epatici (in particolare infiammazione e distruzione delle cellule epatiche, una condizione nota come epatite da interfaccia) in alcuni pazienti.

Ora la Food and Drug Administration ha revocato il blocco su seladelpar per tutti e tre le indicazioni in fase di studio: steatoepatite non alcolica (Nash), colangite biliare primaria (Pbc) e colangite sclerosante primaria (Psc). CymaBay quindi, si sta preparando a rilanciare i trial dopo che un gruppo di esperti indipendenti ha confermato l’assenza di prove chimiche, biochimiche o istologiche che dimostrino che sia stato il farmaco a causare i danni al fegato.

Risultati contraddittori

“I risultati istologici atipici riscontrati nello studio clinico di fase 2b per la Nash su seladelpar sono stati osservati in pazienti che nello studio hanno dimostrato un miglioramento o stabilizzazione delle loro misure biochimiche di infiammazione e danno epatico. E che non hanno manifestato nessun evento avverso correlato al fegato dopo 52 settimane di trattamento” aveva dichiarato al tempo Sujal Shah, presidente e Ceo di CymaBay. Il che significa che le biopsie possono aver mostrato danni al fegato, ma altre misure, come i livelli di enzimi epatici, no.

La conclusione del panel indipendente

Secondo il nuovo piano reso noto dall’azienda, il primo obiettivo dei trial sarà la colangite biliare primaria, una malattia autoimmune del fegato che provoca infiammazione e cicatrici nei dotti biliari. Il panel indipendente, interpellato dalla biotech è composto dai migliori epatologi e patologi del fegato. I quali hanno all’unanimità  supportato il riavvio dello sviluppo clinico di seladelpar in attesa dell’approvazione da parte della Fda.

Nuove prospettive

Questa inversione di tendenza potrebbe avere implicazioni anche per altri agonisti del Ppar ora in fase di studio. In particolare lanifibranor di Inventiva, che ha recentemente reso noti risultati promettenti di uno studio di fase 2, ed elafibranor, il cui trial di fase 3 è stato interrotto da Genfit, dopo risultati negativi. Elafibranor infatti, non era riuscito a superare il placebo in termini di miglioramento dei sintomi della Nash senza peggiorare le cicatrici.

La questione biopsia epatica

La notizia apre anche questioni sull’affidabilità della biopsia epatica come endpoint per gli studi sulla Nash. Mentre infatti i medici utilizzano sempre più test non invasivi, come quelli basati sul sangue e sull’imaging, per diagnosticare la Nash, nei trial clinici non si fa altrettanto. La biopsia epatica oltre a essere invasiva e costosa, è anche soggettiva. Dipende infatti dalla parte del fegato in cui si effettua e dell’esperienza del patologo.

Tag: clinica trial / fegato / NASH /

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CymaBay fa “resuscitare” il suo farmaco contro la Nash, dopo l’interruzione di 8 mesi fa

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Dopo la “resurrezione” del farmaco di Biogen per l’Alzheimer lo scorso anno, ora è la volta di seladelpar, un agonista Ppar delta sviluppato da CymaBay Therapeutics per la steatoepatite non alcolica (Nash). Lo scorso novembre la biotech californiana focalizzata sullo sviluppo di terapie per fegato, aveva interrotto uno studio clinico di fase 2b, dopo che alcune biopsie avevano mostrato danni epatici (in particolare infiammazione e distruzione delle cellule epatiche, una condizione nota come epatite da interfaccia) in alcuni pazienti.

Ora la Food and Drug Administration ha revocato il blocco su seladelpar per tutti e tre le indicazioni in fase di studio: steatoepatite non alcolica (Nash), colangite biliare primaria (Pbc) e colangite sclerosante primaria (Psc). CymaBay quindi, si sta preparando a rilanciare i trial dopo che un gruppo di esperti indipendenti ha confermato l’assenza di prove chimiche, biochimiche o istologiche che dimostrino che sia stato il farmaco a causare i danni al fegato.

Risultati contraddittori

“I risultati istologici atipici riscontrati nello studio clinico di fase 2b per la Nash su seladelpar sono stati osservati in pazienti che nello studio hanno dimostrato un miglioramento o stabilizzazione delle loro misure biochimiche di infiammazione e danno epatico. E che non hanno manifestato nessun evento avverso correlato al fegato dopo 52 settimane di trattamento” aveva dichiarato al tempo Sujal Shah, presidente e Ceo di CymaBay. Il che significa che le biopsie possono aver mostrato danni al fegato, ma altre misure, come i livelli di enzimi epatici, no.

La conclusione del panel indipendente

Secondo il nuovo piano reso noto dall’azienda, il primo obiettivo dei trial sarà la colangite biliare primaria, una malattia autoimmune del fegato che provoca infiammazione e cicatrici nei dotti biliari. Il panel indipendente, interpellato dalla biotech è composto dai migliori epatologi e patologi del fegato. I quali hanno all’unanimità  supportato il riavvio dello sviluppo clinico di seladelpar in attesa dell’approvazione da parte della Fda.

Nuove prospettive

Questa inversione di tendenza potrebbe avere implicazioni anche per altri agonisti del Ppar ora in fase di studio. In particolare lanifibranor di Inventiva, che ha recentemente reso noti risultati promettenti di uno studio di fase 2, ed elafibranor, il cui trial di fase 3 è stato interrotto da Genfit, dopo risultati negativi. Elafibranor infatti, non era riuscito a superare il placebo in termini di miglioramento dei sintomi della Nash senza peggiorare le cicatrici.

La questione biopsia epatica

La notizia apre anche questioni sull’affidabilità della biopsia epatica come endpoint per gli studi sulla Nash. Mentre infatti i medici utilizzano sempre più test non invasivi, come quelli basati sul sangue e sull’imaging, per diagnosticare la Nash, nei trial clinici non si fa altrettanto. La biopsia epatica oltre a essere invasiva e costosa, è anche soggettiva. Dipende infatti dalla parte del fegato in cui si effettua e dell’esperienza del patologo.

Tag: clinica trial / fegato / NASH /

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