Long Term Care: Italia Longeva, 3 milioni di cronici esodati dal Ssn. Politica ricordi che sono anche “votanti”

Pubblicato il: 11 Luglio 2016|

Nell’Italia che invecchia a tutta birra e non fa bambini Adi, hospice e Rsa sono etichette dotate di significato concreto  (e peraltro assai zoppicante) soltanto per un milione di pazienti. Mentre ci sono altri 3 milioni di cronici che avrebbero bisogno di cure a lungo termine di cui ilo Ssn non si cura affatto. Tre milioni di “esodati” dal servizio sanitario pubblico che nella gran parte dei casi – e se sono fortunati – possono gravare solo pesantemente sui nuclei familiari di appartenenza per cure probabilmente non esattamente tarate sui loro reali bisogni.

La denuncia su quella che si presenta come una vera e propria emergenza è arrivata stamattina dal  presidente di Italia Longeva, Roberto Bernabei, che inaugurato all’Auditorium della Salute, a Roma, il primo simposio generale dedicato alle cure a lungo termine – “Long Term Care One” – destinato ad essere il primo appuntamento di una lunga serie, con l’obiettivo di individuare step by step priorità, criticità ed esigenze. Ma anche quello di “svegliare” non solo gli interlocutori istituzionali ma anche la politica sulle esigenze dell’onda d’argento.

“Ci sono 3 milioni di pazienti che non sono gestiti dal Ssn non sono gestiti dal sistema sanitario: è  ipotizzabile che alcuni di loro si possano permettere un’assistenza privata, un badante o un infermiere,ma è facile anche  immaginare che molte di queste persone gravino pesantemente sui familiari e su altri caregiver ‘di fortuna’. Sono gli “esodati” della sanità pubblica ma sono anche cittadini votanti, che dovrebbero divenire una priorità della politica: se non per virtù, almeno per tornaconto elettorale”, ha sottolineato infatti Bernabei senza mezzi termini.
“Il principale obiettivo di questa iniziativa – ha proseguito – è cancellare dal concetto di cronicità quella patina di rassegnazione caratteristica dell’attuale modalità di presa in carico – e a volte di presa in carico mancata – dei pazienti che hanno bisogno di cure continuative a lungo termine. Così abbiamo scelto di superare la definizione stessa di cronicità, e di riferirci alla long term care: per sottolineare che non ci interessa discettare per l’ennesima volta sulle patologie e sulle condizioni che renderebbero necessaria un’assistenza continuativa e a tempo indeterminato, ma piuttosto individuare soluzioni pragmatiche in funzione di servizi da offrire concretamente ai cittadini. E a più cittadini possibile”.

Sotto la lente della due giorni  di “Long Term Care One” i nuovi approcci all’assistenza domiciliare, le prospettive offerte dalla tecno-assistenza, le novità in tema di residenzialità assistita, le ultime frontiere nel campo delle cure palliative e le nuove proposte per la gestione della post-acuzie – con proposte concrete e progetti già in fase di realizzazione- ma anche l’atteso Piano Nazionale Cronicità, strumento principe della ridefinizione dell’intera materia dell’assistenza a lungo termine, da tempo top secret in attesa del via libera delle Regioni atteso a stretto giro.

“Il Piano rappresenta una vera rivoluzione, anzitutto perché si prefigge di realizzare in concreto quella integrazione fra ospedale e territorio di cui si parla da tanto tempo – ha garantito Renato Botti, Dg della Programmazione sanitaria della Salute – Con questo obiettivo Pnc farà leva sulla figura di raccordo rappresentata dal medico di Medicina generale. Per questo è importante che sia correttamente attuata anche la riforma delle cure primarie: sono riforme imprescindibili e legate a doppio filo”. “L’altra sfida fondamentale – ha proseguito  – è far sì che, nelle macro-aree terapeutiche individuate dal Piano, siano adottate linee d’indirizzo comuni da parte di Regioni che ad oggi hanno Piani Diagnostico Terapeutici Assistenziali (Pdta) differenti. L’obiettivo è quello di consentire al maggior numero di pazienti di continuare ad essere assistiti a domicilio, e per far questo abbiamo bisogno di valorizzare anche la figura degli infermieri. In generale – ha concluso il Dg – promuovere le buone pratiche e diffondere i risultati positivi che saranno raggiunti sono i due cardini strategici del nuovo Piano, che sarà alla firma del Ministro in settimana, arriverà presto in Conferenza Stato-Regioni e dovrebbe essere operativo già dal 2017, perché il documento è già stato analizzato in dialogo con diverse Regioni e quindi dovrebbe essere approvato rapidamente”.

Il tema del progressivo invecchiamento della popolazione, e delle conseguenti ricadute sul sistema sanitario determinate dall’aumento di persone che necessitano di cure a lungo termine, è stato affrontato di recente anche dall’Organizzazione mondiale della sanità, rappresentata questa mattina, all’evento promosso da Italia Longeva, dal direttore del Dipartimento della World Health Organization dedicato proprio all’invecchiamento. L’Organizzazione mondiale della sanità, infatti, ha adottato di recente uno strumento definito “Global Strategy and Action Plan on Ageing and Health”, destinato ad “assicurare che tutti i Paesi abbiano un sistema di long-term care – ha detto John Beard, Director of WHO’s Department of Ageing and Life Course –: questo è infatti uno degli elementi chiave della Strategia varata dall’Oms. Venire incontro ai bisogni degli anziani con significative limitazioni fisiche, o in generale con perdite di funzionalità fisica – prosegue Beard – può consentire loro di continuare a condurre una vita piena di significato e di dignità, al di là dei limiti fisici. E anche supportare meglio le persone che garantiscono l’assistenza agli anziani, più frequentemente care giver donne, può consentire di ripartire più equamente l’impatto complessivo delle limitazioni fisiche della terza età, e così permettere anche alle persone che prestano assistenza di avere più tempo da dedicare ad altre attività e aspirazioni”.

Tag: Adi / Conferenza Stato-Regioni / hospice / Italia Longeva / Long Term Care / piano nazionale cronicità / Rsa / salute /

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