R&S farmaceutica: un filler di “attrattività” (e “stabilità”) per diventare hub della ricerca

Pubblicato il: 13 Dicembre 2016|

Nuova governance, nuova Aifa, nuovi strumenti di negoziazione tra Ssn e imprese, nuova capacità di collaborazione tra pubblico e privato. Ma anche nuova capacità di analizzare e trarre vantaggio dagli output che ne derivano tenendo la barra in equilibrio tra  innovazione e sostenibilità del settore. Manca solo questo – ovvero ancora tutto questo – per fare dell’Italia oltre che l’hub della produzione anche l’hub della ricerca farmaceutica d’Europa. Perché abbiamo tutto per riuscirci ma come al solito ci manca un soldo per fare una lira, complice quella carenza cronica di “attrattività” protagonista di tutte le analisi sul comparto Pharma che è e resta – dicono i numeri – un “gioiellino” da coltivare con cura. Perché del Rinascimento della ricerca, che vede 7mila farmaci in sviluppo a livello mondiale per rispondere a bisogni di cura irrisolti, l’Italia fa parte a pieno titolo, con una industria che – crisi o non crisi – continua a crescere.

“I dati della produzione industriale di ottobre lo confermano: a fronte di un aumento della produzione dell’1,3% annuo, la farmaceutica ha segnato un 6,3% di crescita rispetto a ottobre 2015, seconda solo al comparto dell’energia”. La nuova conferma, sull’onda dei dati Istat di giornata, è arrivata dal presidente Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, ospite dell’evento organizzato a Roma dalla multinazionale Msd per celebrare in un colpo solo i 60 anni di presenza in Itali, i 125 anni della casa madre (Merk&Co per gli Usa e il Canada) e i 7 miliardi di dollari investiti annualmente in ricerca e sviluppo, di cui 40 nel territorio nazionale per incentivare la ricerca indipendente e premiare i migliori talenti della comunità scientifica.

“Inventing for Life – Leading Innovation Fostering Ethics” il titolo del convegno, che ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni , della classe politica, della comunità scientifica, dell’accademia e del mondo dell’industria, evocativo anche di un rinnovo di impegni da parte dell’azienda: “Msd ha scritto pagine fondamentali nel progresso scientifico e nella lotta alla patologie socialmente più rilevanti – ha detto Nicoletta Luppi, presidente e AD di Msd Italia. – Siamo orgogliosi di una storia di successo lunga 125 anni sia nella prevenzione, attraverso i nostri vaccini, che nella cura, attraverso la nostra innovazione terapeutica e il nostro approccio multidisciplinare One Health. Siamo fermamente determinati a proseguire il nostro impegno nella prevenzione e nella lotta alle patologie a maggior impatto sociale (tumori, malattie infettive, malattie cardiovascolari, diabete, Alzheimer), non solo continuando a ricercare e sviluppare innovazioni farmacologiche nei nostri laboratori, ma anche collaborando con tutti gli stakeholder attraverso partnership trasparenti, etiche in grado di generare valore per la Sanità pubblica”.

“Collaborazione” e “etica” sono stati peraltro concetti riemergenti negli interventi che si sono succeduti all’incontro, con la famosa “attrattività” utilizzata come momento di sintesi.

Di collaborazione ha parlato ad esempio Paolo Bonaretti – volenteroso coordinatore di un Tavolo per la farmaceutica al ministero dello Sviluppo che ancora non ha tirato l’ultimo coniglio fuori dal cilindro – che ha auspicato ancora una volta la creazione di una rete pubblico-privato capace di permeare tutto il Ssn traendo vantaggio da una ricerca indipendente che deve diventare sempre più “forte” per rendere lo sforzo di tutti più “sostenibile” intanto che ( se mai sarà) l’Europa trova la quadra su rimborsabilità e dintorni.

Di collaborazione e di etica ha parlato il DG dell’Aifa, Mario Melazzini, che conta sul punto di svolta dell’implementazione del nuovo Regolamento Ue sulle sperimentazioni cliniche per riportare l’Italia al centro della Fase I col supporto di un’Aifa rinnovata, capace di gestire bene e negoziare meglio, accontentando sia le imprese che i pazienti.

Le idee ci sono, insomma. Braccia e cervelli anche: “Gli scienziati italiani sono molto apprezzati nel mondo per la loro preparazione – ha garantito Roberto Cingolani, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) – e in Italia avremmo tutti i numeri per essere realmente competitivi, ma un aspetto su cui il Paese deve ancora lavorare è l’attrattività a livello internazionale, in fin dei conti non è la fuga dei cervelli il nostro problema, ma il bilanciamento dei flussi in entrata e uscita dall’Italia”.

All’industria 4.0 che dice di essere pronta all’appuntamento col futuro le risposte, come sempre, dovrà darle la politica che (forse) col tentativo referendario non avrebbe raggiunto l’obiettivo proclamato per l’occasione da Federico Gelli, presidente della Commissione d’inchiesta sul sistema di accoglienza dei migranti, convinto che “sui principi di accoglienza e di doveroso soccorso delle popolazioni in difficoltà si deve fondare non solo la democrazia italiana, ma anche lo spirito di costruzione di un’Unione Europea che sia sempre più orientata alla tutela dei diritti inviolabili dell’uomo”.

A riassumere gli obiettivi irrisolti è stato infine  Mario Marazziti, presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, delineando “la vecchia e la nuova frontiera”:L’innovazione deve sempre coniugarsi con l’equità e l’appropriatezza e occorre ricreare uguaglianza, persa, nella sanità – ha detto – perché i Livelli Essenziali di Assistenza non possono essere reali, pienamente, solo in otto regioni e non essere pienamente esigibili nel resto d’Italia. Servono risorse adeguate, meccanismi efficaci e nuova organizzazione, interventi coordinati tra pubblico e privato per ridurre le iniquità che ancora esistono in Italia nell’accesso alle cure e alle prestazioni sanitarie”. 

 

 

Tag: Aifa / Camera dei Deputati / farmindustria / IIT / msd / sviluppo /

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