Assistenza domiciliare del paziente cronico: l’home care company può fare la differenza

Pubblicato il: 7 Novembre 2022|

Quando si parla di patologie croniche, si fa riferimento a un variegato gruppo di malattie caratterizzate da un lungo decorso, poiché non mettono generalmente a rischio la vita, ma allo stesso tempo sono difficilmente remissive, accompagnando per molti anni, se non per tutta l’esistenza, chi ne è affetto. Ne sono un esempio le malattie reumatiche, il diabete, l’ipertensione arteriosa, l’insufficienza renale, l’insufficienza respiratoria e altre ancora. Spesso esordiscono in giovane età, ma possono anche manifestarsi in età adulta o da anziani, compromettendo la qualità di vita delle persone. Tuttavia, anche se non sono curabili, possono essere tenute sotto controllo: se il follow up avviene nel modo corretto, infatti, con adeguati interventi nel quotidiano (contatto costante con il medico, dieta sana, attività fisica e terapia farmacologica) e, se necessario, tramite supporto psicologico, il paziente cronico può godere di una buona qualità di vita.

Patologie croniche, un fenomeno in forte crescita

L’ampio ed eterogeneo numero di tipologie e l’aumento costante dei pazienti fanno sì che le patologie croniche rappresentino una delle sfide più rilevanti per la sanità a livello mondiale. Solo in Italia, secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, curato dall’Università Cattolica di Roma, riguardano circa il 40% della popolazione, pari a 24 milioni di italiani. Di questi, oltre la metà (12,5 milioni) presenta una policronicità e le cifre sono destinate a salire: le stime parlano di 25 milioni di pazienti cronici nel 2028, di cui 14 milioni con più di una patologia. Secondo recenti dati ISTAT, oltre la metà delle persone over 65 presenta almeno tre malattie croniche.

I costi sanitari correlati alla cronicità

Si stima che la cronicità impegnerà da sola circa il 70% delle risorse sanitarie mondiali. Attualmente nel nostro Paese si spendono, complessivamente, oltre 66 miliardi di euro per la gestione delle patologie croniche: una cifra che copre interventi di assistenza domiciliare, cure mediche e somministrazione della terapia. Secondo quanto riconosciuto dal mondo scientifico e come previsto anche dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il contesto idoneo per assistere le persone con patologie croniche è, infatti, l’ambiente domestico, nel quale il paziente può beneficiare del comfort del proprio spazio di casa e della vicinanza degli affetti.

La risposta dei servizi domiciliari pubblici è insufficiente

Di fatto, forme di assistenza domiciliare o di supporto alla cronicità nel nostro Paese esistono, si tratta di servizi compresi nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), che dovrebbero rispondere ai bisogni di salute delle persone fragili in generale, quindi anche dei malati cronici, con l’obiettivo di garantire a tutti una migliore qualità di vita. Eccoli nel dettaglio.

L’Assistenza Domiciliare Integrata (Adi)

L’Adi prevede prestazioni mediche, infermieristiche, riabilitative e assistenziali, in un insieme integrato di trattamenti multidisciplinari strutturati su tre livelli, che dovrebbero essere erogati da Comuni e Asl, gratuitamente per il paziente:

  • le cure domiciliari integrate di primo e secondo livello si rivolgono a persone che non presentano criticità specifiche o sintomi particolarmente invalidanti, ma che richiedono continuità assistenziale.
  • Le cure domiciliari integrate di terzo livello sono, invece, rivolte a pazienti con patologie complesse (per esempio SLA in fase avanzata), con instabilità clinica e sintomi difficilmente controllabili, che necessitano di continuità assistenziale ed interventi programmati sette giorni su sette, anche per fornire un valido supporto al caregiver.

Il Servizio di Assistenza Domiciliare (Sad)

Il Sad è disponibile nei giorni feriali, è rivolto a persone con patologie fisiche, psichiche o sensoriali.

  • Solitamente gratuito, può comprendere per alcuni servizi una compartecipazione economica, in base alla fascia ISEE dell’assistito.
  • Comprende la cura della persona e della sua abitazione, l’accompagnamento a visite mediche, l’aiuto nella vita di relazione e nell’espletamento di pratiche burocratiche.

L’efficacia dell’assistenza domiciliare da parte del Servizio sanitario nazionale, appare tuttavia insufficiente e costantemente compromessa: da un lato per mancanza di risorse adeguate, dall’altro, per la progressiva crescita dei casi. Secondo i dati riportati nella relazione presentata a settembre 2022 dall’Intergruppo parlamentare sulla Cronicità, infatti, dei circa 22 milioni di pazienti cronici si occupano direttamente i familiari (94% dei casi), i badanti (21%) o anche i conoscenti (14%). Meno del 3% riceve invece riceve aiuto a domicilio da operatori sociosanitari delle ASL o del Comune, l’1,5% da associazioni di volontariato, meno dell’1% ha assistenza da centri diurni.

Cosa è emerso con la crisi pandemica?

Le difficoltà del Ssn nell’assicurare un’adeguata assistenza domiciliare sono esplose trasformandosi in evidenti punti deboli in occasione della pandemia da Covid-19, quando un’emergenza sanitaria nuova e completamente sconosciuta ha posto in rilievo che i servizi per i pazienti cronici nel corso del tempo sono stati carenti in termini di volumi e qualità, troppo spesso trascurati a favore di un approccio ospedale-centrico, soprattutto in alcune Regioni. La pandemia ha evidenziato come sia necessaria una organizzazione integrata e trasversale dei servizi basati sulla presa in carico e come l’ambito principale per la gestione dei pazienti debba essere la rete territoriale. Del resto, già nel 2015 l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) aveva rilevato le carenze territoriali dell’assistenza a lungo termine, sottolineando invece, nell’aprile 2020, come le cure domiciliari si siano rivelate la soluzione che ha permesso di affrontare meglio la pandemia e di guardare al futuro della sanità e dell’economia, con nuovi strumenti.

Gli obiettivi dell’assistenza alla cronicità

Servizi domiciliari efficienti per la cura delle cronicità rappresenterebbero una valida alternativa al modello ospedale-centrico. Tuttavia, secondo Italia Longeva, l’associazione nazionale per l’invecchiamento e la longevità, l’Adi non riesce a rispondere realmente ai bisogni dei cittadini, raggiungendo a domicilio soltanto il 3% degli over-65, rispetto ai milioni di persone affette da multi-cronicità e disabilità che necessitano di cure continuative. La priorità per il Servizio sanitario nazionale sarebbe, quindi, migliorare la situazione, sviluppando nuove soluzioni, a partire da alcune necessità di base generali, andando a:

  • rispondere al progressivo invecchiamento della popolazione
  • assicurare continuità di cura presso il proprio domicilio
  • migliorare significativamente la qualità di vita del paziente
  • fornire un efficiente supporto al caregiver
  • alleggerire il carico degli ospedali anche limitando gli accessi impropri al pronto soccorso
  • ridurre i costi a carico del Ssn

Le potenzialità della telemedicina

L’Ocse stesso ha ribadito che i servizi di assistenza domiciliare rappresentano una valida soluzione alla crisi delle strutture di ricovero, soprattutto se integrati con l’uso delle tecnologie a distanza per visite, rilevazioni strumentali di parametri vitali e dati di aderenza alla terapia, monitoraggio, diagnosi e trattamento. La telemedicina svolge un ruolo essenziale nella definizione e realizzazione di queste modalità assistenziali, erogando servizi basati su soluzioni tecnologiche innovative, fornendo le risposte per l’aderenza terapeutica e il percorso di salute nel contesto più idoneo per il paziente cronico: il proprio domicilio.

Il ruolo della Home Care Company

Per rendere possibile e di qualità la presa in carico domiciliare, con l’integrazione dei diversi setting assistenziali, risulta imprescindibile il ruolo delle Home Care Company che già erogano numerose prestazioni sanitarie anche tramite strumenti tecnologici innovativi, sia da remoto che a domicilio dei pazienti: tramite soluzioni di telemedicina e telemonitoraggio, oggi sono in grado di offrire un supporto fondamentale anche grazie a una rete territoriale estesa ed efficiente. Queste opportunità permettono di instaurare una relazione quotidiana, che si propone come un’estensione dell’attività del medico del Centro, il quale mantiene, comunque, la ownership della gestione terapeutica. Il ruolo della home care company è quindi fondamentale non solo per il benessere del paziente cronico e del suo  , ma anche per offrire un valido supporto al Ssn, sollevandolo da costi e attività che non riesce a garantire a tutti.

Il modello Human AssistCare

Human AssistCare, home care company e PSP provider, grazie a un team multidisciplinare dedicato e ad un’organizzazione esperta, prevede la pianificazione ed attivazione di servizi di assistenza domiciliare e di supporto da remoto del network territoriale di professionisti.

Una squadra multidisciplinare di operatori sanitari e professionisti socio-assistenziali (infermieri, psicologi, fisioterapisti, logopedisti, nutrizionisti, geriatri, OSS, badanti e fisioterapisti), risponde con competenza, precisione e responsabilità a tutte le specifiche esigenze del paziente, garantendo un supporto completo che coinvolge anche il caregiver e il medico curante.

Servizi a 360 gradi

Human AssistCare, grazie all’impiego di una innovativa piattaforma, associa all’assistenza domiciliare una serie di servizi di telemedicina e telemonitoraggio. In fase di follow up della patologia cronica, i Patient Support Program contribuiscono anche mediante la telemedicina al monitoraggio di parametri fisiologici, permettendo di:

  • misurare temperatura, sudorazione, ritmo sonno-veglia, consumo di energia, livello di stress
  • monitorare l’aderenza alla terapia
  • rilevare e trasmettere al medico dati come pressione, ritmo cardiaco e respiratorio, saturazione
  • monitorare a distanza il livello di glicemia in caso di diabete
  • effettuare esami diagnostici specifici.

Pazienti protagonisti del percorso di salute

Proprio in merito all’efficacia dei PSP per il paziente cronico, in particolare in periodo di emergenza sanitaria, Human AssistCare ha voluto mettersi in ascolto e valutare il livello di customer satisfaction attraverso due survey che hanno coinvolto tra maggio 2020 e febbraio 2021, un campione di 1128 pazienti con patologia cronica. L’obiettivo era capire se gli assistiti avessero o meno percepito una reale ed efficace utilità dei servizi offerti dal PSP, in particolare rispetto a:

  • vicinanza
  • aderenza
  • coinvolgimento
  • utilità PSP
  • contatto con il medico del Centro
  • utilizzo strumenti informatici.

Dalla verifica è emerso che i servizi al domicilio erogati anche durante il periodo di emergenza sanitaria hanno colmato un gap pari al 30% di coloro che non hanno avuto accesso agli ambulatori e ben il 95% degli intervistati ha espresso un parere più che positivo sulla valenza del PSP nell’ambito della gestione del proprio percorso di salute in un momento così difficile e delicato. I dati raccolti confermano dunque la valenza che tali interventi hanno oramai acquisito nel campo dei servizi di assistenza domiciliare, a vantaggio di paziente, caregiver e del Ssn.

Tag: home care company / human assistcare / patient support program: innovazione e aderenza terapeutica /

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