Unione europea: nell’ultimo anno è calato il consumo di antibiotici, ma l’AMR rimane elevata

La pandemia ha comportato una riduzione nell'uso di antibiotici ma il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) lancia l’allarme sui livelli elevati di resistenza antimicrobica per diverse specie batteriche

Nell’ultimo anno cala il consumo di antibiotici. Complice la pandemia, in tutti i Paesi dell’UE/SEE c’è stata una diminuzione del consumo totale di antibiotici nell’uomo di oltre il 15%. È il quadro presentato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) che lancia nuovamente l’allarme sui livelli elevati di resistenza antimicrobica (AMR) per diverse combinazioni di specie batteriche e gruppi antimicrobici. Le percentuali più alte sono nei Paesi del sud e dell’est Europa. Quando gli antibiotici non sono più efficaci, esistono opzioni di trattamento molto limitate che potrebbero non funzionare in tutte le situazioni, portando a volte a esiti fatali. La resistenza agli antibiotici di ultima linea compromette anche l’efficacia degli interventi medici salvavita come il cancro e il trapianto di organi. Nel nostro Paese, l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha annunciato l’istituzione di un gruppo di lavoro sull’antibiotico-resistenza.

Resistenza antimicrobica

“La resistenza antimicrobica è una pandemia silenziosa che sta accadendo qui e ora – ha sottolineato Stella Kyriakides, commissario europeo per la Salute e la sicurezza alimentare -. Sebbene il consumo di antibiotici sia generalmente diminuito durante la pandemia nell’UE/SEE, dobbiamo aumentare la nostra risposta in materia di salute pubblica. In Europa stiamo intensificando le nostre azioni e abbiamo fatto della lotta contro la resistenza antimicrobica una priorità, nell’ambito della nostra strategia farmaceutica, della legislazione sui medicinali veterinari e dei mangimi medicati e della nuova Autorità per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie, HERA. Si perdono vite umane perché i farmaci non funzionano più e abbiamo bisogno di intensificare l’azione globale, urgentemente. Investire oggi in salute salva la vita domani”.

Ridurre uso antibiotici

Nell’ultimo anno i sistemi sanitari sono stati focalizzati soprattutto sulla lotta alla pandemia, ma è importante sensibilizzare la popolazione sulla riduzione dell’uso non necessario di antibiotici. “Dobbiamo anche migliorare la prevenzione delle infezioni – ha aggiunto Andrea Ammon, direttore dell’ECDC – e le pratiche di controllo negli ospedali e in altre strutture sanitarie per ridurre significativamente la diffusione di batteri resistenti agli antimicrobici. Nel settore delle cure primarie, molte infezioni possono essere prevenute attraverso la vaccinazione, maggiori accortezze, il distanziamento fisico e l’igiene delle mani, contribuendo così a ridurre la necessità di utilizzare antibiotici”.

Cala il consumo nelle cure primarie

La diminuzione del consumo di antibiotici, tra il 2019 e il 2020, è stata maggiore nel settore delle cure primarie, probabilmente a causa del minor numero di visite, del minor ricorso all’assistenza sanitaria per infezioni lievi e anche delle maggiori difficoltà nel chiedere una consultazione. Queste condizioni hanno probabilmente comportato un minor numero di prescrizioni di antibiotici per infezioni lievi e autolimitanti, soprattutto nei Paesi in cui l’uso eccessivo e inappropriato era più diffuso prima della pandemia. Il trend in diminuzione può essere correlato anche a una più bassa diffusione di infezioni del tratto respiratorio non correlate a Covid-19, come effetto delle norme di distanziamento sociale e di igiene.

In aumento a est Europa

Nel settore ospedaliero si è verificata una diminuzione del consumo di antimicrobici, tra il 2019 e il 2020, in circa due terzi dei Paesi analizzati, di contro c’è stato un aumento nei restanti paesi UE/SEE che hanno riportato dati. “Sebbene sia stata osservata una diminuzione del consumo di antibiotici nei paesi dell’UE/SEE, i risultati preliminari della parte orientale della regione europea dell’OMS e dell’Asia centrale – ha spiegato il dott. Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell’OMS per l’Europa – indicano che nel tempo l’uso di antibiotici è aumentato. Sappiamo che l’accesso agli antibiotici è una grande preoccupazione, che le vendite da banco continuano a verificarsi in alcune parti della regione europea, che gli antibiotici disponibili sono spesso quelli associati al maggior rischio di sviluppare resistenza. Il Covid-19 ci sta costringendo a combattere le minacce per la salute su più fronti. L’AMR è tra le sfide più gravi”.