Plasma, raccolta in calo quasi ovunque. L’appello di Fidas

plasma
Pubblicato il: 6 Luglio 2022|

Chi già lo fa, doni di più. Chi non l’ha mai fatto, si avvicini all’esperienza della donazione di plasma. E lo faccia presto, prima delle vacanze estive, per fronteggiare il calo nella raccolta registrato da inizio anno in quasi tutte le Regioni italiane. È l’appello lanciato dalla Fidas (Federazione italiana associazioni donatori di sangue) nel corso di una conferenza stampa alla Camera dei deputati.

I numeri del plasma

Secondo il Centro nazionale sangue (Cns), nei primi cinque mesi dell’anno la raccolta del plasma per la produzione di medicinali plasmaderivati è diminuita del 5,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Alle aziende produttrici di questi farmaci, da gennaio a maggio, sono arrivati 345.143 chili di plasma, contro i 364.955 chili del 2021. Le uniche Regioni a migliorare la performance rispetto all’anno precedente sono state Calabria, Lombardia, Molise e P.A. di Bolzano, mentre la Liguria è rimasta stabile. Nel resto del Paese prevale il segno meno.

Non basta, quindi, il segnale di incoraggiamento che arriva dai dati riferiti solo al mese di maggio 2022 (74.199 chili, +2,9% rispetto a maggio 2021). Un incremento a cui hanno contribuito soprattutto: Abruzzo, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Sicilia e Toscana (stabili Calabria e Piemonte).

A complicare lo scenario, il calo della raccolta plasma negli Stati Uniti, da cui l’Europa dipende per l’importazione di medicinali plasmaderivati, che si ripercuote sui prezzi dei farmaci.

L’appello Fidas

“Voglio lanciare un invito a tutti i donatori perché prendano in considerazione la possibilità di donare una volta di più. Ricordo infatti che, secondo la legge italiana, è possibile donare il plasma ogni 15 giorni, mentre l’intervallo di tempo tra una donazione di sangue intero ed una di plasma è di soli 30 giorni”, afferma di Giovanni Musso, presidente nazionale Fidas. E aggiunge: “Invito chi ancora non ha scoperto la bellezza di donare a non lasciarsi sfuggire questa occasione per fare veramente la differenza nella vita di qualcuno che in questo momento ha bisogno di noi. Sono molti i pazienti che necessitano di medicinali plasmaderivati: immunodeficienze primitive, neuropatie disimmuni, emofilia, sono solo alcune delle patologie che richiedono medicinali plasmaderivati”.

Sono diversi i fattori che stanno influenzando negativamente la raccolta di sangue e plasma nel nostro Paese: l’onda lunga della pandemia, lo scarso ricambio generazionale dei donatori, l’imminente partenza per le vacanze, la carenza di personale medico e la riduzione degli orari di apertura dei Servizi Trasfusionali per le chiusure estive.

Le conseguenze

Un calo nella raccolta di plasma determina conseguenze sia a breve che a medio termine, considerato che la produzione dei medicinali richiede tra gli 8 e i 12 mesi. Il Programma nazionale per il plasma prevede per il 2022 di raccogliere 14,5 kg di plasma ogni mille abitanti, anche se la sfida più grande, che consentirebbe l’autosufficienza nazionale, consiste nel tagliare il traguardo dei 18 kg ogni mille abitanti.

La sfida dell’autosufficienza

“L’autosufficienza del plasma – sottolinea Vincenzo De Angelis, direttore del Centro nazionale sangue – è un obiettivo strategico per tutto il sistema sangue italiano, che garantirà le terapie salvavita per centinaia di migliaia di pazienti senza doversi preoccupare delle fluttuazioni del mercato internazionale. Ma se questo obiettivo, solo qualche anno fa, pareva a un passo, oggi la situazione è peggiorata a causa del Covid, che forse non fa più così paura ma sta ancora facendo sentire il suo peso sulla raccolta di sangue e plasma. Fortunatamente – conclude – la generosità dei donatori non è mai venuta meno, neanche nei momenti più bui, e alla fine credo che basti solo un piccolo sforzo in più da parte di tutti gli attori in campo per tornare a muovere i passi nella giusta direzione”.

Una cabina di regia

Assicura un impegno la deputata Angela Ianaro, presidente dell’Intergruppo parlamentare Scienza e Salute: “Ai donatori noi dobbiamo dire grazie ma anche garantire che il loro dono sia utilizzato in maniera corretta, appropriata ed efficiente. Stiamo studiando la possibilità di una cabina di regia per gli acquisti e riteniamo che sia necessario ragionare in una prospettiva europea, creando un coordinamento europeo. Infine – conclude Ianaro – dobbiamo lavorare ad una gestione dei centri che permetta di migliorare la raccolta”.

I pazienti

Sul fronte dei pazienti, Filippo Cristoferi, responsabile affari istituzionali di Aip (associazione che riunisce i pazienti con immunodeficienze primitive) ricorda come il plasma sia “una materia prima molto peculiare, non un prodotto di sintesi, che deriva da un processo di donazione volontaria e non retribuita da parte dei cittadini.  La produzione di questi farmaci quindi è ispirata al più alto valore etico di dono e di solidarietà. Ma questo pone una variabilità nella sua disponibilità che apre al rischio carenza”.

Così Massimo Marra, presidente Cidp Italia (Associazione italiana dei pazienti di neuropatie), in un videomessaggio: “Ciascuno di noi che fa un dosaggio di immunoglobuline ad alte dosi necessita per poter camminare, per poter prendere un oggetto in mano, per poter essere autonomi nella propria vita quotidiana, anche di 700 donazioni all’anno”. Diversi pazienti hanno segnalato all’associazione riduzioni del dosaggio dei singoli trattamenti, intervalli più lunghi tra le somministrazioni e difficoltà di accesso alla terapia base di immunoglobuline per dinamiche del mercato. “Siamo consapevoli – conclude Marra – che l’unico modo per uscire da questa situazione è l’autosufficienza nazionale nella raccolta del plasma”. Dunque donare di più.

 

Tag: centro nazionale sangue / fidas / giovanni musso / plasma /

CONDIVIDI

AP-DATE
SCELTE DALLA REDAZIONE
RUBRICHE
FORMAZIONE