Sangue, Covid affonda la raccolta e si rischiano carenze in estate

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Pubblicato il: 7 Giugno 2022|

L’effetto Covid sulle donazioni di sangue e plasma continua a farsi sentire e, senza un’inversione di tendenza, si rischiano forti carenze in estate. A dirlo è il Centro nazionale sangue, che analizza e diffonde i nuovi dati in vista della Giornata mondiale del donatore di sangue (14 giugno).

I numeri e le preoccupazioni

Nel 2021 i donatori di sangue e plasma in Italia sono stati 1.653.268. Il dato, in realtà, è in ripresa rispetto all’anno precedente, ma ancora inferiore al periodo pre-Covid: -1,8% a confronto con il 2019. “In sostanza – commenta il Cns – viene confermata una lieve tendenza al ribasso che dura ormai da circa dieci anni. Rispetto al 2012 infatti la popolazione dei donatori è diminuita di circa il 5% e se, nei cinque anni pre-Covid, il dato era stato sostanzialmente stabile, il diffondersi della pandemia di Sars-CoV-2 ha colpito duramente il sistema trasfusionale. Purtroppo neanche i numeri del 2022 fanno ben sperare. Dopo i primi due mesi dell’anno in cui si è segnato un brusco calo della raccolta, ascrivibile con ogni probabilità all’ondata di casi di variante Omicron, e dopo un marzo sostanzialmente stabile, i dati di aprile hanno mostrato, in particolare per la raccolta di plasma, un nuovo calo che con ogni probabilità porterà a un inizio anticipato delle carenze di sangue che ogni anno si registrano in estate, quando le alte temperature e le vacanze, spingono la popolazione italiana a donare di meno”.

Sangue vs plasma

Ad aumentare le difficoltà diversi fattori: i contagi e i contatti sospetti con positivi che hanno costretto i donatori a rispettare periodi di quarantena, ma anche il personale sanitario solitamente preposto alle donazioni che è stato invece destinato ai reparti Covid o impiegato nella campagna vaccinale. Nonostante tutto, l’autosufficienza per quel che riguarda la raccolta di globuli rossi è stata comunque raggiunta e garantita. “Diverso il discorso per quel che riguarda il plasma. Anche quest’anno infatti, per soddisfare il fabbisogno nazionale di medicinali plasmaderivati, si è stati costretti a ricorrere al mercato internazionale. Un mercato segnato dal rincaro dei prezzi a causa delle difficoltà riscontrate nella raccolta anche negli Stati Uniti, principale attore in tale ambito”.

I donatori

Un altro dato evidenziato dal Cns è il progressivo invecchiamento della popolazione dei donatori: “Chiaro sintomo del problema – spiega il Centro – è il numero dei cosiddetti nuovi donatori, ovvero le persone che nel corso del 2021 hanno donato il sangue per la prima volta o lo hanno fatto dopo oltre due anni dall’ultima donazione, che sono stati 267.949. Sempre in aumento rispetto al 2020, ma in netto calo se si calcola l’andamento degli ultimi dieci anni (-9,6% dal 2012 al 2021, -6,3% dal 2019 al 2021)”.

Nell’ultimo decennio la fascia giovane dai 18 ai 45 anni è passata da 1.089.510 donatori del 2012 (63% del totale) a 866.112 (52%) del 2021. Dato ancora più allarmante, sempre per questa fascia di età, quello relativo ai nuovi donatori del 2021 che fotografa un decremento del 24% nel decennio. L’invecchiamento della popolazione si riflette pienamente nei dati relativi ai donatori con più di 46 anni, passati da 650.202 a 787.156 nel periodo 2012-2021.

Non basterà la solidarietà tra Regioni

“Dopo due anni e mezzo di pandemia il conto da pagare è ancora salato – commenta il direttore del Cns, Vincenzo De Angelis – Bisogna ringraziare i donatori che con la loro generosità garantiscono il funzionamento di un sistema basato sui criteri di una donazione sicura, volontaria, anonima, periodica e non remunerata. Il Covid-19 però, anche con le sue varianti meno aggressive, ha inciso enormemente in questi primi mesi dell’anno e i suoi effetti aggraveranno le consuete carenze che si registrano ogni estate. È quindi probabile che, a meno di un imprevedibile cambio di tendenza, nei mesi di luglio e agosto andremo incontro a delle difficoltà che non si risolveranno, come spesso accade, grazie alla disponibilità di quelle regioni che hanno scorte eccedenti rispetto alla domanda di sangue e “compensano” le regioni in affanno. Non sarà quindi una sorpresa se il sangue disponibile servirà a garantire le terapie salvavita a pazienti affetti da malattie rare, come i talassemici, mentre gli interventi chirurgici non urgenti dovranno essere rimandati”.

Le associazioni

Le associazioni di donatori rinnovano il loro impegno e il loro appello: “L’andamento degli ultimi mesi ci pone di fronte a numerose sfide che possiamo e dobbiamo affrontare assieme”, commenta Gianpietro Briola, presidente nazionale di Avis e coordinatore pro-tempore del Civis (Coordinamento interassociativo dei volontari italiani del sangue, che oltre ad Avis riunisce Croce Rossa, Fidas e Fratres). “Tra questi, il raggiungimento dei livelli pre-pandemia e l’incremento dell’indice di donazione individuale, fermo all’1,6%. Basta poco – ricorda Briola – per compiere questo gesto di generosità almeno due volte l’anno, possibilmente alternando sangue e plasma così da incrementare la frequenza delle proprie donazioni e rispondere meglio alle esigenze del Ssn. Se ai cittadini chiediamo questa manifestazione di responsabilità, dall’altro lato è essenziale che tutti gli attori del sistema operino in modo coeso e coordinato per rispondere meglio alle esigenze dei donatori stessi, penso per esempio all’ampliamento degli orari di apertura, a una diffusione più capillare dei centri di raccolta e alla necessità di reperire il necessario personale sanitario che continua, purtroppo, a mancare. La pandemia – sottolinea il presidente di Avis – ha rappresentato una grandissima sfida per le Associazioni e federazioni di donatori e ha reso necessario rimodulare le nostre attività nell’ottica di un’assoluta tutela della sicurezza e della salute dei donatori e dei riceventi. Le manifestazioni di solidarietà sono state immense e hanno consentito di contenere notevolmente la flessione, riuscendo addirittura a registrare nel 2021 una lieve crescita sia di donatori, sia di donazioni. Un dato da non sottovalutare se paragonato soprattutto ai Paesi che prevedono forme di retribuzione o rimborso dei donatori come gli Stati Uniti, dove il calo è stato ben più marcato, toccando addirittura punte del -20%. Tutto ciò dimostra l’importanza di tutelare, così come sostenuto dalla stessa Organizzazione mondiale della sanità, la donazione volontaria, anonima, periodica, responsabile e gratuita. Questi – conclude Briola – sono i valori che da sempre contraddistinguono il modello italiano, riconosciuto e stimato a livello internazionale, ed è in questa direzione che vogliamo e dobbiamo operare per il bene dei nostri pazienti”.

Tag: AVIS / centro nazionale sangue / civis / plasmaderivati / Sangue /

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