Oncologia: ok alle cure territoriali, a patto di una corretta integrazione con gli specialisti ospedalieri

cure oncologiche
Pubblicato il: 19 Maggio 2023|

La deospedalizzazione e quindi la cura sul territorio potrebbero migliorare la qualità di vita dei pazienti oncologici. Un pensiero comune tra gli specialisti e che incontra anche il gradimento dei pazienti: a patto però di un’adeguata integrazione tra i servizi, che rassicuri i malati (e le loro famiglie) soprattutto nella gestione di eventuali complicanze.

Questo quanto emerge da una survey condotta su oltre 1.400 malati di cancro dal Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (Cipomo), i cui risultati sono stati diffusi durante il congresso nazionale in corso a La Spezia.

Una survey su quasi 1.500 pazienti per indagare il gradimento delle cure territoriali

L’indagine ha coinvolto 1.443 pazienti con un’età media di 64 anni, ai quali sono state rivolte 11 domande relative a una serie di aspetti: quali attività a loro parere potessero essere svolte fuori dall’ospedale e dove, da chi avrebbero voluto essere seguiti, quale sensazione determini l’essere seguiti vicino casa, quale sia il disagio maggiore quando si va in terapia, il tempo massimo o la distanza tollerabile per sottoporsi alle cure e quali opportunità derivino dalla telemedicina (oltre che dall’uso della posta elettronica) nel passaggio all’assistenza territoriale.

A parità di sicurezza ed efficacia delle cure, quasi un quinto degli intervistati ha dichiarato di essere pronto a effettuare la chemioterapia orale e alcune terapie parenterali fuori dall’ospedale. Più alti i dati riguardanti il follow up (26,68 per cento) e l’effettuazione di alcuni esami di base (32,16 per cento), un’opportunità per ridurre anche la spesa out-of-pocket sostenuta dai pazienti oncologici.

Dalle risposte dei pazienti è emerso che le cure sul territorio possono apportare dunque dei benefici. Ma a condizione di poter mantenere uno stretto rapporto con l’oncologo ospedaliero e con la collaborazione del medico di medicina generale.

Cure territoriali: d’accordo 1 paziente oncologico su 3

Non soltanto riscontri positivi, però. Se per quasi 1 paziente su 3 la possibilità di essere seguiti fuori dall’ospedale viene considerata “un’opportunità per sentirsi più liberi, a proprio agio e meno malato”, una quota superiore di persone coinvolte nella survey percepisce questa ipotesi con il timore di “non essere curato al meglio” (30 per cento), di “non poter più essere visitato in ospedale” (12 per cento) o di “essere abbandonato” (5,27 per cento).

Motivi per i quali, per effettuare le visite di controllo dopo le terapie, quasi 6 pazienti su 10 vorrebbero essere seguiti da un oncologo in ospedale, da un medico di famiglia (5,47 per cento) o da entrambe le figure (35,4 per cento). Meno di 1 paziente su 10, infine, opterebbe per un oncologo del territorio.

“Il decreto ministeriale 77 ha aperto le porte alla deospedalizzazione per i malati cronici e ha definito le strutture territoriali dove verranno erogate una serie di prestazioni che saranno gestite da medici di base o da personale infermieristico”, spiega Sandro Barni, già direttore dell’oncologia dell’Asst Bergamo Ovest (ospedale di Treviglio) e primo autore della ricerca.

“Per quanto riguarda l’oncologia, però, non sono ancora state stabilite le tipologie di prestazioni e le modalità di coinvolgimento dell’oncologo. Nessuno ha mai chiesto cosa ne pensano i pazienti. Per questo abbiamo lanciato questa survey, che ha evidenziato alcuni problemi di cui occorre tenere conto nell’attuazione pratica del DM77”.

Ma l’ospedale rimane ancora il punto di riferimento

L’ospedale rimane dunque ancora il centro di riferimento, preferito da oltre 1 paziente su 3 (37,54 per cento). Ma la quota di pazienti che opterebbero per una struttura sanitaria a pochi chilometri dal proprio domicilio (36,31 per cento), se non proprio per quest’ultimo (21,83 per cento), è comunque crescente.

E merita un approfondimento, potendo far leva anche sull’avvento della telemedicina (ipotesi gradita a oltre il 44 per cento dei pazienti).

“La preferenza espressa dai pazienti per la prosecuzione delle visite di controllo con l’Oncologo in Ospedale ci ha inizialmente sorpresi – confermano i presidenti del congresso Carlo Aschele (direttore del dipartimento oncologico Asl 5 Liguria di La Spezia) e Monica Giordano (direttore della struttura complessa di oncologia dell’ospedale Sant’Anna di Como) –. Ma a una lettura più attenta appare invece comprensibile in quanto riflette la forza delle relazioni di cura che si creano tra medico e paziente in oncologia: più strette rispetto a quanto avviene in altre malattie croniche e da salvaguardare”.

Tag: assistenza ospedaliera / assistenza territoriale / Cipomo / cure oncologiche / dm77 /

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