Diabete di tipo 2 e cancro: aumenta il rischio per i tumori legati all’obesità

Easd 2026
Pubblicato il: 29 Settembre 2026|

Il controllo del diabete tipo 2 si conferma un tema di prevenzione oncologica. È quanto emerge da uno studio condotto sull’intera popolazione adulta della Danimarca presentato al congresso annuale della Società europea per lo studio del diabete (Easd), in corso a Milano.

Dall’analisi, in cui sono stati  presi in considerazione i dati sanitari nazionali per un periodo di 27 anni, la correlazione (già nota) è stata confermata in maniera incontrovertibile.

L’incidenza di tumori nelle persone con diabete di tipo 2 è risultata più elevata rispetto al contesto generale. Con un differenziale che risulta essere aumentato nel tempo: si è infatti passati dal 9 al 12 per cento negli uomini e dal 15 al 22 per cento tra le donne, tra il 2010 e il 2022.

Diabete e cancro: che cosa sappiamo?

Il rapporto tra diabete tipo 2 e tumori non è nuovo. Diverse evidenze epidemiologiche hanno documentato una maggiore frequenza di alcune neoplasie nelle persone con diabete, mentre il cancro (come documentato sempre in Danimarca, in uno studio pubblicato  su The Lancet Regional health europe nel 2024) è progressivamente diventato una delle principali cause di morte nelle popolazioni con diabete tipo 2 dei Paesi ad alto reddito.

Alla base dell’associazione sono stati ipotizzati diversi meccanismi biologici. L’esposizione prolungata a livelli elevati di glucosio e insulina, l’insulinoresistenza e lo stato infiammatorio cronico possono contribuire (attraverso meccanismi differenti) a creare condizioni favorevoli allo sviluppo tumorale. Il diabete tipo 2, inoltre, condivide con diversi tumori alcuni fattori di rischio, a partire dall’eccesso di peso e dalla sedentarietà.

Detto ciò, lo studio presentato all’Easd è di tipo osservazionale. Impossibile dunque provare la diretta responsabilità della malattia nell’aumento dei casi di cancro. A ciò occorre aggiungere che gli autori non hanno analizzato in modo specifico l’impatto di fattori come peso corporeo, fumo, consumo di alcol e attività fisica.

Cosa aggiunge lo studio?

Il valore dell’analisi danese sta però soprattutto nell’ampiezza della popolazione studiata e nella possibilità di osservare l’andamento dell’incidenza oncologica su un arco temporale molto lungo.

I ricercatori hanno utilizzato i registri sanitari nazionali per confrontare, tra il 1996 e il 2022, l’insorgenza di tumori associati all’obesità e di tumori non classificati come tali negli adulti con e senza diabete tipo 2.

Nel corso dei 27 anni di osservazione sono stati identificati oltre 75 mila primi tumori nelle persone con diabete tipo 2 e più di 635 mila nelle persone senza diabete.

Il dato più marcato riguarda le neoplasie associate all’obesità. Nel periodo 2010-2022 la loro incidenza è risultata del 45 per cento più elevata negli uomini con diabete tipo 2 e del trenta per cento più alta nelle donne, rispetto alle persone senza diabete. Anche in questo caso il divario è aumentato rispetto al periodo 1996-2009, quando le differenze erano rispettivamente del 34 e del 23 per cento.

Tra le neoplasie più frequenti associate all’obesità sono emersi in particolare il tumore del colon-retto e quello della mammella nelle donne in post-menopausa.

Prevenzione oncologica e diabete: perché intervenire presto?

Il quadro, tuttavia, non è risultato uniforme per tutte le forme di cancro. Tra le neoplasie non classificate come associate all’obesità, per esempio, il tumore della prostata ha mostrato un’incidenza del 19 per cento inferiore negli uomini con diabete tipo 2 rispetto agli uomini senza diabete nel periodo 2010-2022.

Di segno opposto invece i dati riguardanti il tumore del polmone, anch’esso più frequente tra le persone affette da diabete di tipo 2.

I risultati portano l’attenzione su un aspetto più ampio della gestione del diabete tipo 2: la presa in carico non dovrebbe concentrarsi soltanto sulle complicanze tradizionalmente associate alla malattia, come quelle cardiovascolari e renali.

“I dati presentati sottolineano il crescente peso del cancro tra le persone con diabete di tipo 2 ed evidenziano la necessità, complice anche il miglioramento degli esiti per le complicanze cardiovascolari e renali, di dare priorità alla prevenzione e alla diagnosi precoce del cancro come parte integrante della cura a lungo termine del diabete”, ha affermato Tinne Laurberg, diabetologa dell’ospedale universitario di Aarhus, che ha guidato la ricerca.

“Questo è particolarmente importante per i tumori comuni correlati all’obesità, come il cancro del colon-retto e il cancro al seno in postmenopausa, per i quali esistono già programmi di screening in molti Paesi. Dobbiamo garantire che le persone con diabete di tipo 2 ne possano beneficiare appieno, incoraggiando una maggiore partecipazione”.

Semaglutide e tumore del pancreas: i dati dei registri scandinavi

A completare il quadro sul rapporto tra diabete, trattamenti e rischio oncologico anche un secondo studio presentato all’Easd (richiesto dalle autorità regolatorie e supportato da Novo), dedicato alla sicurezza di semaglutide rispetto al tumore del pancreas. L’analisi (condotta sui registri sanitari nazionali di Danimarca, Svezia e Norvegia) non ha rilevato un aumento del rischio di carcinoma pancreatico nelle persone con diabete tipo 2 trattate con semaglutide rispetto a pazienti che assumevano altri farmaci antidiabetici non incretinici.

I ricercatori hanno confrontato i nuovi utilizzatori di semaglutide con pazienti trattati con sulfaniluree, inibitori Sglt-2 o insulina. Nel periodo di follow-up si sono verificati 131 casi di tumore del pancreas nel gruppo semaglutide e 123 nel gruppo di confronto.

L’analisi aggregata dei tre Paesi – in aggiunta alle analisi sulla dose cumulativa e sulla durata del trattamento – non ha evidenziato un incremento statisticamente significativo del rischio.

Quanto riscontrato è coerente con altre evidenze disponibili. Tra queste, appena pubblicata su Pancreatology una revisione di studi condotta dagli specialisti della divisione di endoscopia biliopancreatica ed ecoendoscopia dell’Irccs ospedale San Raffaele di Milano. Per quanto osservazionali, concludono gli autori, “i dati suggeriscono una possibile associazione inversa“, da confermare comunque “con ulteriori studi di alta qualità”.

Tag: diabete di tipo 2 / malattie cardiovascolari / malattie renali / novo nordisk / semaglutide / tumore del pancreas /

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